Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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L'ex capitano

Amarezza De Rossi
"A noi resta il plastico alla Juve l'impianto" (la Repubblica ed. Roma, 28 Febbraio 2021)


di Daniele De Rossi*


Qui parliamo della nostra città. Non dell'Italia. In un'altra città d'Italia, che è Torino, la Juve ci ha messo pochissimo a fare lo stadio. Vuoi perché c'erano presupposti diversi, vuoi perché la famiglia Agnelli è molto influente a Torino, molto potente, e dunque ha avuto qualche porta aperta in più. Fatto sta che loro adesso hanno uno stadio che li aiuta, e tanto. Sia la domenica, nei novanta minuti, perché comunque si crea una bella atmosfera, sia come introiti, come guadagni; non faccio l'economista ma abbiamo letto e riletto mille volte quanto possa aiutare avere uno stadio per una società di calcio. Questo, per Roma è un grande peccato. Io ho fatto due presentazioni dello stadio nuovo a Roma. Una volta con i Sensi, una volta con Pallotta. Abbiamo presenziato in un padiglione bellissimo, hanno tirato via un velo molto scenico dal plastico, ed erano tutti lì ad applaudire. Ricordo che pensavo che fosse fatta in tutti e due i casi. E invece alla fine siamo rimasti con il plastico, che adesso sarà chiuso in qualche sgabuzzino. Ed è un peccato che non siamo mai riusciti a fare un passo in avanti da questo punto di vista. Immagino che ci siano state mille problmeatiche, mille ostacoli, probabilmente. Ma è un peccato per la città, e anche per il paese: magari lo stadio lo fa la Roma poi dopo un anno lo fa la Lazio, poi siccome lo hanno fatto la Roma e la Lazio, allora lo fanno anche il Milan e poi l'Inter, e il Napoli. Magari avrebbe potuto essere la miccia per accendere qualcosa, il passo che segna un cambio di marcia per il calcio italiano. (...)Olimpiadi e Stadio della Roma sono stati due episodi che hanno tolto qualcosa all'Italia. E a Roma. Perché sicuramente avere una manifestazione come le Olimpiadi in una città come Roma sarebbe stato motivo di grande orgoglio e gioia per tutti quanti. Come lo sarebbe stato avere uno stadio di proprietà per una squadra come la Roma. Io non so perché hanno detto di no, non so i numeri, i costi, i fondi. Faccio fatica a giudicare. Però sono certo che tutti a Roma avrebbero avuto piacere a vederle le olimpiadi, da vicino e che sia stata un'occasione persa.
*Il testo è la trascrizione letterale dell'intervento fatto dall'ex capitano della Roma alla presentazione dell'VIII edizione del Corso di Team Manager alla Luiss

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Semplice, vicino e accessibile la Roma pensa al Gazometro (la Repubblica ed. Roma, 28 febbraio 2021)

di Matteo Pinci


La mossa della Roma ha messo l'amministrazione Raggi con le spalle al muro. La scelta di ufficializzare la rinuncia a proseguire l'iter per lo stadio di Tor di Valle toglie alla sindaca uscente la possibilità di utilizzare l'impegno per il futuro stadio in campagna elettorale. Sposare qualsiasi proposta alternativa arriverà dalla Roma è l'unica strada che ha, oggi, per dovervi rinunciare. Ma venerdì, quando il presidente Dan Friedkin si presenterà insieme ai fedelissimi Fienga e Scalera al tavolo con il Campidoglio — l'appuntamento non è stato ufficializzato e potrebbe essere anticipato a mercoledì, se l'agenda lo permettesse — non arriverà con un portafoglio di aree da sottoporre ai suoi interlocutori. La Roma eviterà anche di incaricare società per l'individuazione di terreni disponibili o adatti. Da venerdì sera le telefonate tra la società di calcio e l'amministrazione sono state frequenti: sedersi al tavolo — anche se non basterà certo la prima riunione — sarà l'occasione per confrontarsi, mettendo sulla scrivania impressioni e conoscenze per realizzare una mappatura delle zone più adatte. Una cosa è certa: requisito fondamentale è che la destinazione d'uso dell'area preveda la realizzazione di impianti sportivi. In modo che non sia necessario modificare il piano regolatore, con enorme risparmio di tempo e soprattutto di iter burocratici. Altro criterio irrinunciabile: che la zona sia servita e non necessiti di interventi infrastrutturali che farebbero impennare i costi. L'idea è di uno stadio semplice e con costi ragionevoli. Visto l'"identikit", restano quindi soltanto due soluzioni, più una. La più affascinante porta all'area del Gazometro: terreni di proprietà di Eni, a ridosso di due fermate della metro, pienamente inseriti nel tessuto urbano e ammiccanti alla storia del club, visto che l'area dà le spalle a Testaccio, dove sorgeva il primo stadio della Roma. Sarebbe sufficiente per un impianto da 40-45 mila spettatori: ovviamente il più alto dei gazometri è vincolato, ma realizzare un impianto su quei terreni permetterebbe di riqualificare un'area degradata nel cuore della città: elemento spendibile con qualsiasi amministrazione, visto che nessuna decisione di Raggi sarebbe vincolante per chi dovesse ereditarne la carica. Ma attenzione, perché non è passato inosservato il riferimento della società a voler dialogare per il futuro anche con "le Università di Roma". Un evidente riferimento a Tor Vergata e ai terreni di Caltagirone, con cui gli uomini di Friedkin hanno avuto più di un appuntamento nei mesi scorsi. Lì sorge la vela di Calatrava, monumento all'incompiuto eredità dei Mondiali di Nuoto del 2009. Caltagirone sarebbe stato il grande sconfitto dello stadio a Tor di Valle: la rinuncia a seguire quella strada lo ricolloca con forza nella partita. Subito dietro, però, resta la suggestione che più piace ai tifosi: il rudere del Flaminio. Uno stadio storico, al centro di Roma. Ma che presenta molte controindicazioni, dalla necropoli scoperta nel sottosuolo, ai vincoli paesaggistici che impedirebbero una copertura. Però alla gente piace, tanto che ieri un gruppo di tifosi s'è presentata lì, sul posto, per esporre striscioni contro l'ex presidente Pallotta. Per i complottisti, anche nella tifoseria, che da anni lo accusavano di voler realizzare uno stadio suo e non della Roma, quel passaggio del comunicato in cui la Roma liquidava se stessa a «mera utilizzatrice » di Tor di Valle, ha avuto il sapore di una vendetta. Quella che cerca anche Eurnova, la società di Parnasi proponente del progetto abbandonato dai Friedkin. Che, per questo, è pronta a far causa alla Roma. Ma il proposito non preoccupa particolarmente Trigoria, non fosse altro perché il terreno non è più nella disponibilità del proponente, che quindi non potrebbe neanche firmare la convenzione urbanistica.

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Sette anni buttati e il sapore amaro di un inganno (la Repubblica ed. Roma, 28 Febbraio 2021)

di Carlo Bonini


Nella battuta con cui l'ex capitano della Roma Daniele De Rossi ha chiosato il de profundis allo stadio di Tor di Valle – «siamo rimasti con il plastico» – c'è una sintesi felice e fulminante dello spirito ancestrale di questa città e della sua maledizione. Che la sua sindaca, Virginia Raggi, continua, in un mix di ostinazione e ottundimento, a ignorare. Dimostrando, ammesso ce ne sia ancora bisogno, quanto sia aliena e inadeguata alla prova cui, sciaguratamente, è stata chiamata nel 2016. In quel «siamo rimasti con il plastico» è facile cogliere un sottotesto. Condivisibile. Che, nella lingua antica dell'urbe – lo diciamo anche a beneficio di un orecchiante come il genovese Beppe Grillo o del campano Luigi Di Majo, che della sindaca si propongono come sostenitori di un secondo mandato - si traduce in un "C'hai cojonati". Si. Roma, i romani, i romanisti, sono stati "cojonati", presi per i fondelli. E non perché non fosse legittimo ritenere (e decidere di conseguenza) che il progetto di James Pallotta di maxi cubature in un'ansa golenale del Tevere, su terreni che il proponente (Parnasi) neppure possedeva, fosse il più sbagliato. Ma perché avere il coraggio di dirlo in un tempo necessario a non gettare via 7 anni (consentendo magari di individuare cinque anni fa un'area diversa che ora, con scarso senso del pudore, si dice "pronti" a "valutare") avrebbe nobilitato il primato della politica, la sua capacità di progetto, e non ricordato, per l'ennesima volta, a chiunque voglia investire anche solo un euro in questa città, che è meglio girare al largo. Che hic sunt leones. Che, a Roma, il rapporto tra pubblico e privato è un suk. Dove il sindaco e la sua giunta assumono decisioni con la stessa resilienza e metodo degli Aruspici. Con l'aggravante che il volo degli uccelli è oggi sostituito dalla volatilità dei sondaggi di opinione o con gli imperscrutabili equilibri interni di un Movimento che si disse rivoluzionario e ora non sia sa bene cosa sia. Ora, "cojonare" una città – e Roma, poi, che in materia è assai ferrata da duemila anni, che su questo ha costruito una sua cinica saggezza e capacità di sopportazione, ed è dunque svelta nell'annusare i "sola" – non è mai una buona idea. E Virginia Raggi, se solo vogliamo restare nel perimetro delle infrastrutture e dell'indotto sportivo, lo ha fatto con il "no" alle Olimpiadi, con l'abbandono di centri come il Pala Tiziano, lo stadio Flaminio. Per non parlare dei cinque milioni stanziati dal governo e non utilizzati per il palazzetto dello sport a Corviale. E non è una buona idea, perché la trasandatezza di questa città, la sua indolenza, spesso confuse a torto per tabe antropologica, sono, né più e né meno, che la traccia del modo antico con cui Roma si difende dalle sue sciagure, elabora il lutto di chi non la prende sul serio prendendosi troppo sul serio. Per questo, se oggi non sappiamo se Roma avrà mai un nuovo stadio, sappiamo però che Roma non dimenticherà questi cinque anni di Virginia Raggi. E le saprà sopravvivere.

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Il presidente Friedkin punta a inaugurare l'impianto green da 40mila posti nel 2025. Allo studio 18 aree: tra queste Tor Vergata, Ostiense e Togliatti, già dotate di servizi

Stadio di proprietà, all'inglese. Nuovo progetto entro l'anno (Corriere della Sera ed. Roma, 28 Febbraio 2021)


Modello inglese con quarantamila spettatori, stadio green, di proprietà (e non in affitto dal costruttore, come sarebbe stato a Tor di Valle), che comporti un esborso massimo di 400 milioni e, soprattutto, porti a tempi celeri per la realizzazione. Progetto e studio di fattibilità pronti entro il 2021, poi due anni per l'iter burocratico e altri due per la realizzazione, in modo da inaugurare già a settembre 2025. Dopo l'addio alla trasformazione dell'ex ippodromo, la Roma studia un altro tipo progetto, più in linea col mondo post- Covid. Adesso si punta a costruire solo lo stadio, addirittura ripensato a capienza ridotta rispetto ai 55 mila posti di Tor di Valle, quindi senza le cubature da destinare a uffici e centri commerciali che avrebbero portato a un dedalo di compensazioni pubbliche. E a collocarlo in uno spicchio di città che sia, sotto il profilo delle infrastrutture, già pronto ad ospitarlo. Una zona collegata, non più un intero quartiere da fondare ex novo. Meglio se già nel perimetro del Piano regolatore per evitare varianti «pericolose » sotto i profili urbanistico e politico. E mentre la polemica infuria e le opposizioni accusano la giunta Raggi - «ennesimo fallimento», dice il Pd, «sindaca peggio di Nerone», aggiunge FI, «figuraccia planetaria », secondo la Lega, «M5S a rimorchio di interessi privati», per Si - i temi del nuovo corso sono già virtualmente sul tavolo. Tanto che la Roma, un attimo dopo aver scaricato Tor di Valle, ha chiesto e ottenuto al Campidoglio un incontro la prossima settimana per cominciare a gettare le basi del nuovo progetto. Si comincia dalla valutazione delle aree disponibili che, secondo uno studio del Comune, sono 18 anche se non tutte riescono a tenere insieme i requisiti espressi dal club. Tra le papabili c'è Tor Vergata, zona che entro qualche anno potrebbe essere collegata anche dalla metro A se il governo dirà sì al progetto della Regione relativo ai fondi del Recovery plan. Nella nota con cui la Roma abbandona il progetto di Tor di Valle c'è proprio un riferimento alle «università della città» che a molti è parso diretto proprio all'ateneo. Poi un'area in zona Ostiense, non lontana dal Gazometro, quindi collegamenti assicurati e già rodati. Così come per uno spazio sulla Palmiro Togliatti: Gra a un passo e servizi garantiti. Impossibile invece la soluzione Flaminio per una questione di vincoli insuperabili. Quindi Fiumicino, ma per fare lì lo stadio bisogna trattare col Comune guidato da Esterino Montino che, comunque, si è già detto disponibile. E, in ogni caso, quest'ultimo è un piano B. Il tutto mentre si accende il dibattito sull'operazione nuovo stadio. L'allenatore giallorosso Paulo Fonseca, alla vigilia della conferenza stampa pre Roma- Milan, si è limitato a dire che «il presidente ha una grande voglia di fare lo stadio per la città e i tifosi». Ha invece usato l'ironia Daniele De Rossi, intervenuto durante un corso da team manager tenuto alla Luiss: «Ho partecipato a due presentazioni, una con i Sensi e una con Pallotta e tutte le volte ci ho sperato: invece è rimasto solo il plastico nello sgabuzzino. È un peccato per Roma, costruire lo stadio sarebbe stata una miccia per il calcio italiano. Il no alle Olimpiadi e allo stadio tolgono qualcosa all'Italia e alla Roma, senza dubbio». L'ex patron giallorosso, James Pallotta, da ventiquattro ore twitta a ripetizione e, postando una foto che ritraeva un gruppo di tifosi esporre uno striscione «no al nuovo stadio», ha commentato: «Alcune persone saranno felici oggi. Sono tristissimo per Roma e per la Roma. Pochi cretini (voi sapete a chi mi riferisco) hanno rovinato un gran progetto per tutti. Sono deluso».
Andrea Arzilli
Gianluca Piacentini

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Ma rossella non lo presento nel 2008?


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L'INTERVISTA MORASSUT
«Ora modernizzare Flaminio e Olimpico» (Corriere della Sera ed. Roma, 28 Febbraio 2021)

L'ex assessore(Pd): Tor di Valle era destinato a fallire. Lì si può realizzare un velodromo per i futuri Giochi


«L'ipertrofia del progetto contiene in sé la premessa del suo fallimento». Dopo la retromarcia del club giallorosso sullo stadio a Tor di Valle, il dem Roberto Morassut, ex assessore all'Urbanistica nella prima giunta Veltroni, rilancia la sua proposta di rigenerazione urbana: «La soluzione può essere nel recupero e nella modernizzazione del Flaminio e dell'Olimpico, due beni pubblici non obsoleti, mentre per l'atletica penso al campus di Tor Vergata».

Quale futuro immagina per Tor di Valle?
«Nel piano regolatore ha già una destinazione urbanistica come parco a tema: si potrebbero realizzare un velodromo utile per le gare olimpiche, recuperando anche la tribuna di Lafuente, e un'area tematica sulla bicicletta in collegamento con la pista ciclabile di Tor di Quinto».

Come valuta la rinuncia al progetto dello stadio?
«Purtroppo tutte le amministrazioni che si sono succedute negli ultimi dieci anni si sono avventurate in questa vicenda, ma era chiaro che fosse di difficile praticabilità e con costi enormi. È uno dei capitoli del vuoto drammatico nel quale è sprofondata Roma a causa della subalternità a feticci quali il consenso delle curve e un atteggiamento debole nei confronti di certi poteri finanziari. La dichiarazione di pubblico interesse fa rabbrividire».

Il M5S, però, ha sempre rivendicato la propria discontinuità con il passato.
«Beh, volevano sovvertire tutto ma, a parte i continui avvicendamenti in squadra e i cambi di posizione, cosa resta? Io comunque distinguo tra Raggi e il Movimento, perché noto che si sta sviluppando una dialettica interna...».

Ritiene che rinunciare alla candidatura alle Olimpiadi sia stato un errore?
«Le Olimpiadi avrebbero potuto avere una regia pubblica, invece lo stadio era un progetto privato: il sovvertimento di tutto quello che Raggi voleva rappresentare».

Il prossimo appuntamento per riportare Roma al centro dell'interesse internazionale potrebbe essere l'Expo 2030, crede sia la scelta giusta?
«Sui grandi eventi non bisogna avere un atteggiamento pregiudiziale, ma servono una regia seria e proposte condivise con la città».

Le sfide decisive per il futuro della Capitale?
«La sostenibilità, considerato che i due terzi del territorio sono vincolati a verde, ma anche la salvaguardia del territorio a rischio idrogeologico e l'autosufficienza nella gestione del ciclo dei rifiuti».
Maria Egizia Fiaschetti

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DOPOL'ADDIO ALLO STADIO DELLA ROMA
Le enormi ripercussioni sulla città. E ora i tifosi si chiedono dove dovrebbe sorgere il centro sportivo

Addio alle opere per la città. E ora la Roma rischia di pagare (Il Tempo, 28 Febbraio 2021)

La società calcistica avrebbe costruito infrastrutture per 80 milioni di euro

FERNANDO MAGLIARO


Il mesto epilogo del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle - la As Roma ha annunciato nel tardo pomeriggio di venerdì la rinuncia al progetto ritenuto ormai insostenibile - avrà enormi ripercussioni sulla città e sulla società sportiva.

DOVE IL NUOVO STADIO? La prima domanda dei tifosi è: dove si farà lo Stadio? E quando? L'idea dei Friedkin è quella di volere solo lo Stadio. Niente «distretto dell'intrattenimento » com'era la versione Pallotta. E quindi di provare a identificare col Comune - il senso dell'incontro delle prossima settimana con la Raggi è tutto qui - aree su cui lavorare che siano all'interno del Piano regolatore. E che siano già il più attrezzate possibile per le infrastrutture di mobilità. Insomma, la Roma non vuole svenarsi per costruire ponti, ristrutturare stazioni, acquistare treni. E, se possibile, vuole evitare la questione «variante urbanistica». Il che significa, nell'ottica della società, dimezzare i tempi: niente voto in Consiglio comunale sulla variante, niente cubature aggiuntive, niente investimenti sulle infrastrutture se non quelli minimi. Il problema è che aree simili non è che ce ne siano a mazzi: sicuramente non lo sono né Tor Vergata né Tor di Valle. Girano le voci sull'area degli ex mercati generali al Gazometro e sull'ex SDO di Pietralata/Tiburtina. Ma è tutto molto lontano. Di sicuro c'è solo che fra le aree non c'è il Flaminio: i Friedkin, dopo aver analizzato la situazione, l'hanno scartata per la palese impraticabilità dei troppi vincoli e troppe deroghe da ottenere. I Friedkin poi dovranno quasi certamente vedersela in tribunale con Luca Parnasi che, a quanto trapela, è intenzionato a chiedere conto alla Roma della marcia indietro. Non è da escludersi che anche l'immobiliarista ceco Radovan Vitek, in trattativa con Parnasi per l'acquisto delle aree e del progetto, possa unirsi alla causa contro la società giallorossa.

ROMA, CITTÀ IN DECOMPOSIZIONE C'è poi tutta la ripercussione su Roma. La credibilità internazionale della Capitale non è mai stata così bassa: qui non si può investire. La città è in decomposizione, preda di veti incrociati e di una burocrazia comunale ridotta ad una melassa vischiosa che l'hanno uccisa. Il Sole24Ore pochi giorni fa ha certificato come nel 2020, anno di piena pandemia, a Roma si sono registrati investimenti stranieri per 900 milioni. A Milano sono 3 miliardi e 900 milioni. A dimostrazione della vita di Milano e della morte di Roma. Poi ci sono le ripercussioni pratiche: svanisce un progetto che valeva 800 milioni circa e che avrebbecreatoda12 a 15 mila posti di lavoro. Di questi 800 milioni, poco più di 80 era il valore delle infrastrutture di interesse pubblico che la Roma avrebbe pagato. Fra queste opere, le principali erano la messa in sicurezza idraulica del Fosso del Valeriano e dell'Acqua Acetosa; l'unificazione della via del Mare con la via Ostiense da Marconi al Raccordo; la nuova stazione di Tor di Valle sulla ferrovia Roma-Lido. Tutte opere attese da un trentennio e che rimarranno ancora nel cassetto. Beffa ulteriore: ora sarà il Comune a dover pagare con i soldi dei romani cose che prima avrebbe pagato la Roma. Nove milioni dovranno essere destinati a finanziare i binari ad Acilia e il potenziamento della rete di alimentazione della Roma-Lido di Ostia. Poi ci sono i costi per la viabilità accessoria del Ponte dei Congressi che la Roma avrebbe«coperto»coni24milioni circa destinati a unificare il tracciato della via del Mare/ Ostiense e che ora invece dovrà pagare il Campidoglio.

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Me sò letto tutto e tutto d'un fiato....
C'è materiale per scandalizzarsi ed indignarsi da qualunque parte lo si guardi questo scempio....

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LE REAZIONI DEL MONDO POLITICO E SPORTIVO
L'ex capitano De Rossi: «È rimasto solo il plastico nello sgabuzzino. È un peccato per Roma, sarebbe stata una miccia per il calcio italiano»

Tutti contro la Raggi: «Il suo ennesimo fallimento» (Il Tempo, 28 Febbraio 2021)


Un unico leit-motiv: la responsabilità dell'addio della Roma al progetto Stadio di Tor di Valle è responsabilità del sindaco Virginia Raggi e dei 5Stelle. Scorrendo il fiume di dichiarazioni che si sono susseguite da venerdì sera, poco dopo l'annuncio della Roma, a tutta la giornata di ieri, la figura della Raggi e le sue decisioni sono al centro della querelle politica. C'è anche il mondo dello sport e della Roma che prende posizione. L'allenatore dei giallorossi, Paulo Fonseca: «Posso dire che il presidente ha voglia di costruire uno stadio per i tifosi». L'ex presidente James Pallotta pubblica una foto dei «no allo stadio», commentando: «Almeno alcune persone saranno felici oggi». Giancarlo De Sisti: «Per la crescita di un club c'è il bisogno di avere lo stadio e ricominciare da capo certamente allunga i tempi». E, soprattutto, l'ex capitano, Daniele De Rossi: «Il no alle Olimpiadi e allo stadio tolgono qualcosa all'Italia e alla Roma, senza dubbio. Ho partecipato a due presentazioni, una con i Sensi e una con Pallotta e tutte le volte ci ho sperato. Invece è rimasto solo il plastico nello sgabuzzino. È un peccato per Roma, perché costruire lo stadio sarebbe stata una miccia per il calcio italiano». Veniamo alla politica che usa toni molto meno diplomatici. Mondo diviso in favorevoli al progetto e contrari. Ma, entrambi e in modo diverso, identificano nei grillini la causa di tutti i guai. L'ex assessore all'Urbanistica, Paolo Berdini: «Con Luca Bergamo( ex vicesindaco, ndr) avevamo una posizione contro. Per nove mesi ha portato avanti la parte nella commedia di essere contro lo stadio, poi a gennaio fa incontri per lo stadio con la Roma. È stato vergognoso». Il Codacons parla di «vittoria della città e fallimento Raggi ». Per Stefano Fassina (sinistra italiana) «l'amministrazione politica della città è stata a rimorchio degli interessi privati». Da sinistra, il consigliere ex Pd del VI Municipio Dario Nanni commenta: «Con i 5Stelle 5 anni di propaganda e niente fatti». Per Giulio Pelonzi: «Se non fosse stato bloccato il progetto Caudo lo stadio sarebbe già stato in costruzione. È l'ennesimo fallimento dell'amministrazione Raggi». Dal centrodestra, Maurizio Gasparri (Forza Italia) attacca: «La rinuncia segna un ulteriore fallimento dell'amministrazione Raggi, la peggiore presenza nella città di Roma dai tempi di Nerone ai giorni nostri». Francesco Figliomeni (Fratelli d'Italia), stigmatizza la distanza fra i toni trionfalistici della Raggi e la realtà: «Un'amministrazione inconsistente che ha fatto naufragare, con i suoi ritardi le sue contorsioni e la sua arroganza, ogni iniziativa e ogni progetto di rilancio della Capitale. Dopo il no alla candidatura alle Olimpiadi, un altro nulla di fatto per questa vicenda che avrebbe avuto un impatto positivo, sia come opportunità di lavoro che come infrastrutture, per gli sportivi e per i romani».
F.M.MAG.

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Bonini che parte da una "citazione" di Daniele De Rossi - quel Daniele De Rossi - per sviluppare un'accorata e dolente elegia sui temi antichi del rapporto tra etica e politica dà l'esatto misura dell'ipocrisia di questi imbrattacarte da culo. Che farebbero solo schifo, se non fossero anche pericolosi. Mi sono rovinato la lettura della rassegna stampa.

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AS ROMA IDEA OSTIENSE, VISTA GAZOMETRO, O TOR VERGATA. IL CLUB: "SARÀ IL 1° IMPIANTO A PROVA DI COVID"

Addio Tor di Valle. "Ma lo stadio si farà" (Il Fatto Quotidiano, 28 Febbraio 2021)

»Vincenzo Bisbiglia


Lo stadio dell'As Roma si farà. Non a Tor di Valle, ma "si farà". E sarà "verde", "Covid sostenibile" e "popolare ". Dopo la notizia choc sull'addio al discusso progetto avviato nel 2012 dall 'ex presidente James Pallotta con il costruttore Luca Parnasi, il club giallorosso è ora impegnato a tamponare la delusione dei tifosi. La società ha chiesto al Campidoglio un confronto su un nuovo progetto. La riunione dovrebbe tenersi già in settimana e il Comune guidato da Virginia Raggi è disponibile a valutare subito altre aree. Come spiegato dal Fatto il 7 dicembre, la nuova proprietà guidata da Dan Friedkin da tempo stava riflettendo sull'attualità di un progetto complesso, costoso e che non teneva conto – per ovvi motivi – della nuova realtà post-Covid. L'obiettivo era prendere un periodo di riflessione per ridisegnare l'impianto, con non più di 40mila posti ben distanziati (contro i 54mila iniziali), uscite diffuse, impianti di aerazione ad hoc e termo-scanner agli ingressi. Allora l'addio a Tor di Valle appariva l'estrema ratio. Così non è stato. Nel comunicato dell'As Roma si "conferma l'intenzione di rafforzare il dialogo con l'amministrazione di Roma Capitale, la Regione e tutte le istituzioni preposte", comprese "le università di Roma e le istituzioni sportive". Obiettivo, "realizzare uno stadio verde, sostenibile e integrato con il territo rio". Le parole chiave per scremare l'elenco delle 18 aree valutate all 'inizio dello scorso decennio, sono "università" e "territorio". Il tutto sarà corredato con il riacquisto degli impianti di Trigoria, che risolverà la necessità di realizzare il "quartier generale" previsto nel progetto di Tor di Valle. Il piano B più suggestivo è quello del quartiere Ostiense, in un fazzoletto di terra alle spalle del Gazometro, "Colosseo industriale" della Capitale. Una specie di Highbury romanista nel cuore popolare della città, in un quadrante a maggioranza giallorossa, a due passi dalle fermate della Metro B di Piramide e Garbatella e dall'ateneo di Roma Tre. L'altro, forse più concreto, è quello di Tor Vergata, nei terreni di proprietà dell'Università. Altra area popolare, meno urbanizzata e ben collegata, ma vincolata alla Vianini Lavori del costruttore Francesco Gaetano Caltagirone, tifoso giallorosso. Impercorribile qualsiasi possibilità di abbattere e ricostruire sia lo stadio Flaminio, sia lo stadio Olimpico. Toto-area a parte, al momento lo stadio dell'As Roma si può annoverare come l'ennesimo fallimento infrastrutturale nella storia recente della Capitale. Il primissimo progetto viene presentato nel 2012, ma la versione ufficiale si palesa il 26 marzo 2014 in Campidoglio, con Ignazio Marino sindaco. L'amministrazione Pd dà il via libera al progetto con le famose torri disegnate dall'archistar Daniel Libeskind ma pretende che la Roma si accolli i costi delle opere pubbliche. Si parte con la conferenza dei servizi in Regione, ma a novembre 2015 Marino viene sfiduciato e a giugno 2016 viene sostituito da Virginia Raggi. La sindaca deve mediare fra chi, nel M5S, vuole che il progetto vada avanti così com'èe chi ne chiede la revoca. A fine 2016 arriva il nuovo accordo con la società: calano cubatura e opere pubbliche. L'iter deve ricominciare, per dare esito positivo un anno dopo con 44 "criticità". Il 13 giugno 2018 esplode l'inchiesta sulle presunte tangenti di Parnasi in favore di politici e funzionari pubblici. Quello, di fatto, è il momento in cui il progetto si arena.

Maremma Laziale

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Lo stadio "Covid sostenibile" mi mancava...

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Citazione di: Maremma Laziale il 28 Feb 2021, 10:08
Lo stadio "Covid sostenibile" mi mancava...
Dovrebbero farlo con il recupero e lo smaltimento rifiuti integrato, diventerebbero ricchi

GoodbyeStranger

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Citazione di: Maremma Laziale il 28 Feb 2021, 10:08
Lo stadio "Covid sostenibile" mi mancava...

Si con i sedili separati dal plexiglass e ci arrivi direttamente dal parcheggio della macchina elettrica seduto con un tubo.


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Citazione di: Maremma Laziale il 28 Feb 2021, 10:08
Lo stadio "Covid sostenibile" mi mancava...
Mia nonna era solita dire: "Quante me tocca sentinne prima de morì!"

lazionaltrastoria

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«Dopo la notizia choc»... sì, non ci dormo la notte
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Goceano

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Dopo tutte le porcate che sono uscite fuori è anche giusto secondo me che non si fa, per me eh.

NiHaoLazio

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'impianto a prova di covid".

ma porcotuttoporco!!
ma come caxxo se fa a scrive ste stronxate?
solamente dei [...] sottosviluppati se le possono bere.

...ah gia'....

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COLDILANA61

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Citazione di: NiHaoLazio il 28 Feb 2021, 14:25
'impianto a prova di covid".

ma porcotuttoporco!!
ma come caxxo se fa a scrive ste stronxate?
solamente dei [...] sottosviluppati se le possono bere.

...ah gia'....

Pensate se "genialmente" chiedessero per entrare il passaporto del vaccino .

Ah già .

Il vaccino non serve .

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Invece la giornalista de La Repubblica Marina de Ghantuz Cubbe, tra le varie cose, ci ricorda che non verrà sistemato un fosso:
"Addio anche alla sistemazione del Fosso del Vallerano (affluente del Tevere)"
che era tra l'altro quello che determinava il pericolo idrogeologico alla zona ma dato che è una zona disabitata la fantomatica sistemazione del fosso viene a cadere. Saranno contente le ranocchie.

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