La grana - Si riparte da zero: il nodo di chi deve segliere l'area
Roma-Campidoglio, comincia una nuova partita per l'impianto (Corriere dello Sport, 2 Marzo 2021)
Intanto Parnasi sta preparando una causa milionaria a Friedkin
di Guido D'Ubaldo
La questione dello stadio di Tor di Valle finisce in tribunale. L'incontro di venerdì in Campidoglio, per individuare nuove aree per la realizzazione del nuovo impianto, si prepara in un clima di freddezza, dopo la decisione di abbandonare il progetto voluto da Pallotta nove anni fa. C'è tensione nel gruppo Parnasi, che prepara una causa milionaria a Friedkin. E' partita la lettera di Eurnova (con in copia la Cpi di Vitek, che ancora non può firmare, perchè non ha ultimato l'acquisizione dei terreni, ma sottoscrive l'imminente l'azione legale di Parnasi) sulla decisione della Roma di rinunciare al progetto dello stadio di Tor di Valle. La lettera ha come obiettivo chiarire che l'impegno e il coinvolgimento della Roma sul progetto era palese, sancito negli accordi e nei fatti. Una lettera con la quale si intendono tutelare le risorse pubbliche e private finora investite.
BRUTTA STORIA FINITA MALE. La risposta formale di Eurnova, la società di Parnasi che con Pallotta era proponente del progetto, è stata molto dura: «Ferma la riserva di agire nei confronti della A.S. Roma per gli enormi danni che sta provocando alla scrivente società, con la presente si chiede formalmente a Roma Capitale di considerare del tutto inefficace la richiesta di A.S. Roma di considerare non più vincolanti gli obblighi a suo tempo dalla stessa assunti». Poche righe che, in sintesi, chiariscono che l'impegno e il coinvolgimento della Roma sul progetto era palese. Nella lettera le ragioni della Roma di rinuncia al progetto sono state definite «tutte assolutamente pretestuose e palesemente contrarie a buona fede». Eurnova ha sottolineato anche «L'assurdità e la gravità delle richieste della A.S. Roma sul piano giuridico e l'assoluta irretrattabilità degli impegni assunti». Gli impegni assunti dalla Roma, secondo Eurnova, sul piano pubblicistico sono irrevocabili. Sul piano privatistico la richiesta di considerare non più vincolanti e/o inefficaci e/o non più attuali gli impegni assunti non si basa su alcuna norma di legge. A maggior ragione, si chiede a Roma Capitale di non dar corso alla temeraria richiesta della A.S. Roma di adottare tutte le misure necessarie ed opportune per estinguere definitivamente il procedimento relativo al progetto, poiché A.S. Roma non è il soggetto proponente e non è suo compito valutare quale sia l'interesse pubblico».
L'ONERE DELLA SCELTA. Si prospetta una causa da centinaia di milioni, ma la Roma è pronta a difendersi in ogni sede. Intanto il dirigente scelto da Friedkin per seguire il dossier stadio, Stefano Scalera, sta studiando nuove soluzioni, per realizzare il nuovo impianto in una zona non troppo lontana dal centro (Ostiense andrebbe benissimo), con una capienza ridotta a 40.000 spettatori e senza costi per le infrastrutture. L'onere della scelta spetta alla Roma che deve proporla al Comune. In campagna elettorale la Raggi si impegnerà a trovare una soluzione, ma sarà difficile trovare un punto d'intesa.
L'intervento - Duro l'ex assessore
Caudo: «Stadio una figuraccia internazionale» (Corriere dello Sport, 2 Marzo 2021)
Roma - Giovanni Caudo, presidente del III municipio di Roma Capitale, già assessore all'urbanistica con il sindaco Ignazio Marino, è intervenuto sulla questione stadio della Roma nel programma "Gli inascoltabili" su Nsl Radio: «Lo stadio non ci sarà perché sono cambiate le condizioni a causa del Covid. Poi dal 2017 l'amministrazione Raggi non ha compiuto un atto, non ha completato il lavoro. Qualsiasi investitore avrebbe deciso di lasciar perdere. Oltretutto il progetto modificato non era più di pubblico interesse ma una "romanella" di stadio. La Roma poteva essere più accorta nell'accettare quella specie di accordo, che poi non è stato mai siglato formalmente. Era basato su una promessa».
«Io penso che la Roma e la Lazio abbiano diritto a questa operazione. Spero si possa ricominciare. Serve davvero un segnale importante da dare al mondo, perché Roma in questa vicenda ha fatto una figuraccia internazionale. A Milano, molte cose che sta facendo in questo momento Sala sono state decise da Albertini e dalla Moratti. C'è continuità amministrativa. A Roma invece ricominciamo sempre da capo».
Caudo sembra però scettico sulla possibilità di trovare un'altra area: «Per la Champions League ci sono standard non banali. Sarebbe bello un impianto di questo tipo in un contesto urbano, ma non puoi mettere in conto di arrivarci in macchina. Certo, si può pensare ad uno stadio più cittadino, tipo il Flaminio, ma a quel punto bisogna ridimensionare le prospettive sul tipo di impianto che si vuole fare, perché si rischia di mettere sottosopra un intero quartiere. Come accade adesso all'Olimpico con macchine parcheggiate al centro della strada sul Lungotevere, una cosa incivile».
La questione sarà affrontata forse dal prossimo sindaco. «C'è bisogno di un dibattito aperto con tutti i candidati. Speriamo che ci siano i migliori, persone di alto prestigio», ha concluso Caudo.