«Stadio, iter veloce» Raggi vede Friedkin: caccia a nuove aree (Il Messaggero)
IL PROGETTO
Su una cosa Virginia Raggi e Dan Friedkin, dopo il primo approccio in Campidoglio, saluto gomito-gomito e 40 minuti di chiacchierata, sono d'accordo: il nuovo progetto per il futuro stadio della Roma può viaggiare rapido nei gangli della burocrazia capitolina. Il piano per la nuova arena giallorossa non sarà, a differenza della versione monstre pallottiana, un'operazione più immobiliare che calcistica, con un piccolo impianto attorniato da palazzine di uffici, negozi, alberghi e ristoranti. Il manager californiano, che ha preso le redini del club giallorosso l'estate scorsa, ha chiara in mente la mission: sì al nuovo stadio, no ad uno stadio con un quartiere intorno. Questa prospettiva disegna bene l'identikit delle zone dove potrebbe sorgere l' impianto: si cerca un'area ben collegata, senza la necessità di ponti o quant'altro (al massimo il prolungamento di una fermata della metro o del treno), una variante urbanistica potrebbe non servire. Uno spicchio di città magari con una discreta densità «romanista». Ecco perché nel novero delle possibili aree - per ora sono solo rumors - è spuntata la zona dell'Ostiense, tra Testaccio e la Garbatella, vicino allo scheletro del vecchio Gazometro, dismesso da decenni.
TROPPI VINCOLI
In lizza ci sarebbero anche alcuni terreni sulla Togliatti, mentre più passa il tempo più perde quota la suggestione dello stadio Flaminio: troppi vincoli sull'impianto di Nervi. I Friedkin sarebbero anche stati disposti a valutare l'operazione, ma solo con la garanzia che le lungaggini burocratiche, tra una tutela e l'altra, non rendessero impossibile portare a dama il progetto. Garanzie che nessuno, nemmeno la Raggi, può fornire, anche perché il grosso dei paletti è di natura ministeriale, dipendono dalla Soprintendenza dei Beni culturali.
Alla sindaca, il presidente dell'As Roma, accompagnato a Palazzo Senatorio dall'ad Guido Fienga e dal manager Stefano Scalera, nuovo Head of government affairs della Roma, ha spiegato di voler realizzare «uno stadio verde, sostenibile ed integrato con il territorio». C'è la disponibilità ad investire su Roma. Entro un mese si rivedranno, Raggi e i vertici giallorossi, trapela dal Comune. Dove il senso dell'accelerazione impresso dagli americani, dopo anni di ristagni, inchieste e fallimenti per Tor di Valle, si è sentito forte e chiaro. Un capitolo stra-chiuso, il vecchio progetto. Del resto il Cda giallorosso con la lettera di venerdì scorso inviata a Roma Capitale ha chiesto di «estinguere la procedura», dopo avere «verificato che non sussistono più i presupposti per confermare l'interesse all'utilizzo dello stadio». E ieri un pool di legali dell'Avvocatura del Comune e della società giallorossa ha fatto il punto per capire, anche formalmente, come mettere la parola fine all'operazione (la Eurnova di Parnasi minaccia azioni legali, ma senza un partner sportivo non ha alcuna carta per andare avanti). Ora si guarda al futuro: stadio all'inglese, 45mila posti, un impianto modello al servizio della città. L'intenzione di Friedkin è di «rafforzare il dialogo con l'amministrazione di Roma Capitale, la Regione e tutte le istituzioni preposte, le università di Roma e le istituzioni sportive, per realizzare uno stadio verde, sostenibile ed integrato con il territorio, discutendo in modo costruttivo tutte le ipotesi». Raggi ha garantito «l'interesse alla realizzazione dello stadio della Roma». La caccia all'area è partita.
L. De Cic.