Calcio, clan e affari
Le ombre albanesi sulla Lazio di Tare (la Repubblica)
Nell'inchiesta di Report stasera su RaiTre la vicenda che coinvolge il ds biancoceleste e l'acquisto del giocatore Muriqi per 17,5 milioni
di Daniele Autieri
Roma — Affari, conflitti di interesse, infiltrazioni del crimine organizzato. Un triangolo pericoloso che lambisce la Lazio del presidente Claudio Lotito e coinvolge lo storico direttore sportivo e bandiera della squadra della capitale, Igli Tare. Anomalie che emergono su due episodi specifici ricostruiti dall'inchiesta di Report "Splendori e miserie dei signori del calcio" che andrà in onda questa sera alle 21:15 su RaiTre. Il primo affonda nelle evidenze emerse da un'indagine della Procura di Bari e dalle rivelazioni del Gico della Guardia di Finanza che nel novembre 2018 arresta 22 persone legate ai potenti clan Capriati e Parisi. L'indagine porta alla luce un'alleanza tra mafia siciliana, 'ndrangheta e clan baresi per investire in una rete di sale scommesse, in Italia e all'estero. L'Albania è una delle terre di conquista per le cosche che si interessano all'acquisto della Top Bast, compagnia che ha 400 sale attive. La Top Bast è intestata a Ermal Barjami, un prestanome secondo gli uomini della Finanza. Nell'ordinanza sottoscritta dalla procura di Bari si legge che «di fatto, la società è dei fratelli Genti e Igli Tare, rispettivamente console albanese in Turchia e direttore sportivo della società sportiva Lazio». Secondo gli investigatori la circostanza risulta evidente da una serie di contatti intercorsi tra Genti Tare e gli emissari del clan. Tra gli allegati alle carte dell'inchiesta vengono riportate diverse email che contengono gli estremi di un possibile accordo, all'interno delle quali si dà conto di un incontro fissato per l'8 gennaio del 2015 proprio tra Genti Tare e il capo dell'organizzazione barese, Francesco Martiradonna. Alla fine la vendita non va in porto perché i clan non considerano conveniente a livello fiscale investire in Albania ed è anche per questo che i fratelli Tare non vengono indagati. Tuttavia, le scoperte della Finanza configurano un illecito sportivo perché un direttore di un club non può essere titolare di agenzie di scommesse. Ed è per questo che le carte dell'inchiesta vengono inviate alla Procura federale della Federcalcio. La Procura, allora diretta da Giuseppe Pecoraro poi sostituito da Giuseppe Chiné (oggi anche capo di gabinetto del ministro dell'Economia), conduce una serie di accertamenti sui soggetti coinvolti, ma non su Igli Tare. È lo stesso Tare che — oltre a dirsi estraneo alla vicenda e «vittima di un tentativo di discredito da parte di soggetti terzi» — conferma di non essere stato mai sentito dai magistrati sportivi. La vicenda della Top Bast permette di tirare il filo delle relazioni che dalla Turchia conducono prima in Albania, quindi in Italia. E riguardano l'acquisto dalla squadra turca del Fenerbahçe dell'attaccante kosovaro Vedat Muriqi, lo stesso attaccante che nel corso della stagione ha fatto disperare i tifosi della Lazio. La Lazio acquista Muriqi nel settembre scorso, un'operazione da 17,5 milioni di euro alla quale partecipano almeno quattro intermediari. Oltre all'agente e all'avvocato del calciatore, entrano nell'affare anche l'albanese Shkumbin Qormemeti, agente con pochissimi atleti ma in ottimi rapporti con Igli Tare, e i fratelli Gabriele e Valerio Giuffrida, due intermediari attivissimi nel business delle compravendite. La Lazio dichiara di aver pagato la commissione alla GG11 di Gabriele Giuffrida, la società per cui lavora anche il fratello Valerio e di cui è stato socio fino al 2017. Per una curiosa coincidenza, per circa due anni Valerio è stato anche sindaco supplente della Lazio Events, la cassaforte attraverso la quale Claudio Lotito controlla la Lazio. Un incarico lasciato prima dell'operazione Muriqi, ma che rivela lo stretto rapporto tra il commercialista e il club romano. Dalla società fanno sapere che Valerio Giuffrida non è mai passato dalla supplenza all'incarico effettivo.