Prima romanisti, poi professionisti.

Aperto da Kredskin, 18 Dic 2013, 01:46

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Maremma Laziale

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Forse non basterà nemmeno il Pil del Regno Unito.

S.S. Termopiliano

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Intanto Sconcerti elogia la campagna acquisti delle merde parlando di "reazione grandiosa" e del fatto che hanno chiuso Abraham in pochissimo tempo.

Laziostyle87

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Citazione di: S.S. Termopiliano il 18 Ago 2021, 09:13
Intanto Sconcerti elogia la campagna acquisti delle merde parlando di "reazione grandiosa" e del fatto che hanno chiuso Abraham in pochissimo tempo.
Vabbè la campagna acuisti la hanno fatta questo non si può negare.

Laziolubov

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Per radio parlano della giornata: la conduttrice dice che il Var è stato protagonista, il conduttore risponde sì, ha evitato tanti errori, per esempio (e io penso eccaallà) nel caso della roma (ma va?) gli erano stati annullati due gol che invece erano regolari.
Poi continuano parlando di altre partite e la conduttrice fa, per cambiare argomento sul pubblico di nuovo allo stadio: allora, Ciuti (o Sciuti, boh) romanista... imbarazzo e 4/5 secondi di silenzio che in radio sono un'eternità...lui: da bambino lei: sì sì certo da bambino...
vigliacchi cacasotto neanche il coraggio di dire quello che sono hanno, perché sperano che i loro "commenti" prevedibilissimi siano in qualche modo considerati onesti...

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S.S. Termopiliano

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Non me ne volere ma non sono riuscito a capire 'sta cosa. Cioè Ciuti/Sciuti dice cosa? Mi sa che manca un pezzetto  :)

Quintino

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Poco fa un certo, mi pare, Spurgatori che dice che Hitler non è morto a Berlino, ospite del prepartita di Empoli-Rioma femminile, interrogato su quale squadra tifasse ha risposto che tifa per l'unica squadra esistente a Roma: a riomma.
Io so' contento, che ve devo di'.

TestaccioLaziale

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Citazione di: Quintino il 28 Ago 2021, 17:37
Poco fa un certo, mi pare, Spurgatori che dice che Hitler non è morto a Berlino, ospite del prepartita di Empoli-Rioma femminile, interrogato su quale squadra tifasse ha risposto che tifa per l'unica squadra esistente a Roma: a riomma.
Io so' contento, che ve devo di'.

:o

Maremma Laziale

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Più che altro bisogna capire se è certa l'esistenza de 'sto tale spurgatori

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Quintino

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Purgatori, me so' sbagliato. Mi piaceva di più Spurgatori.
Esiste, esiste: https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Purgatori

king

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" A vedere la sua Roma, fino a Salerno, è arrivata anche la principessa del Qatar Hessa Al Thani, anche cugina del proprietario del Paris Saint-Germain, Nasser Al Khelaifi. Un viaggio non da poco, ma per amore dei colori giallorossi si fa questo e altro. Oppure no, perché lei, nella marina di Arechi, è ormeggiata con i suoi tre yacht e la sua famiglia da un po' di giorni. Una coincidenza non da poco se si considera il fatto che il fondo qatariota era interessato alla Salernitana già prima del trust. Le voci corrono, ma in città smentiscono: nessuna richiesta è giunta direttamente a Claudio Lotito e al suo socio. "
https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/salernitana_roma_principessa_qatar_hessa_al_thani-6163954.html

certo tutti sti' emiri romanisti
:asrm :since

StylishKid

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E' TORNATO!!!

LIRICO E FEROCE.

Giancarlo Dotto per il Corriere dello Sport

Giovedì sera, stadio Olimpico. Trebisonda, ma poco importa. Scamiciato. Sudato. Esagitato. In una parola, felice. La sensazione? Più di una sensazione. Josè Mourinho ha ritrovato casa, senza bisogno di tornare a casa.


Il ragazzo ha messo i capelli bianchi, ne ha viste di cotte e di crude, ha avuto pagine e stravinto titoli che nemmeno una star del cinema o un monarca. Ha esplorato e conquistato mondi super chic, ma sempre con l'occhio daltonico del ragazzo che è partito un giorno da Setubal, il porto di centomila anime che ha l'odore del fiume e la luce del mare, per scrivere la sua bella e un po' maniaca storia e tornare un giorno a Setubal. Non ne ha avuto bisogno. È arrivato a Roma. Nella città giusta, al momento giusto, l'odore del fiume e la luce del mare, ma molto di più. Una passione sotto la cenere da attizzare. Come dire, il massimo per il suo genio fuochista.


L'altra sensazione? Molto più che una sensazione. Josè e i tifosi della Roma sono strafatti l'uno per gli altri. Una specie di mezza mela per niente platonica, per quanto è fisica. L'abbraccio che non ha bisogno di abbracciare. Il miracolo. La moltiplicazione dei tifosi. In attesa che siano pani, pesci e trofei. Erano trentamila, ma sembravano novantamila. Dopo aver invaso le loro teste al solo apparire, ancora prima al solo annuncio del nome, sta entrando nella carne e nel sangue della tribù romanista, essendo lui stesso carne e sangue da violare. Josè ha bisogno di farsi amare e rispettare, ma a una sola condizione: essere lui il primo a farlo. Che siano i suoi giocatori o i suoi tifosi.


Il Mourinho che arriva a Roma non è lo stesso che arrivò a Milano tredici anni prima. Quello era un uomo avido di nemici, di scalpi e di trofei. Un capitano di ventura. Il suo era un pragmatismo guerriero. Era un uomo dall'occhio truce, in bilico tra il nero e il blu. Il condottiero di una banda ai suoi piedi. Quello di Roma sta tra il bianco e il rosso della fiamma. Il profeta illuminato di una comunità smarrita che aspettava solo di tornare a bruciare viva. Il suo è diventato un pragmatismo lirico. Sentimentale. Saranno gli anni, sarà la vita che scorre, sarà il bisogno di tornare a casa.


Nel 2010 venne all'Olimpico da nemico, finale di coppa Italia,  minacciando e sbraitando che non voleva giocarla la partita per via dell'inno di ++++++++ sparato a palla prima dell'inizio. Giovedì sera ha preteso che lo stesso inno fosse sparato a palla e cantato dalla gente alla presenza dei giocatori. Pragmatico e lirico. Feroce e sentimentale. Nessun allenatore prima di lui, romano, italiano, straniero, aveva toccato questa corda semplice e irresistibile che sta alla base della storia arcaica del calcio. La fusione tra quanto sta sopra adorante e quanto sta sotto adorata.


Nel momento in cui il feroce e lirico Josè pretende questo, l'inno cantato che pervade timpani e sensi, è anche un gigantesco vaffanculo al calcio degli agenti parassitari e dei calciatori mercenari, senza un'anima che non sia un pezzo di stoffa cangiante. Lui, Josè, mercenario con un'anima forte, che diventa tutto là dove sta. Mai stato così tutto, dopo nemmeno due mesi, come oggi a Roma, forse nemmeno ai tempi del Porto. L'ha pensata e l'ha tradotta subito in un fatto questa cosa dell'inno cantato. Siamo o poco ci manca all'energia tribale della danza Maori che fa vibrare i tuoi e fa tremare terre, stadi e nemici.


Due mesi nemmeno e l'impronta di Josè è più riconoscibile di quella di un Gigantosauro. Di nuovo, il pragmatismo insieme lirico e feroce. Mourinho è tra i pochissimi che se lo possono permettere (Guardiola, Bielsa, Klopp, forse Conte, Gasperini in Italia, ma solo nell'Atalanta): dichiarare senza perifrasi i suoi favoriti a corte. Lui non conosce la logica dei contentini. Dice questi sono i miei 12, 13, forse 14 titolari. Gli altri sono fuori, ma non sono esclusi. Possono rientrare in qualunque momento purché dimostrino di non soffrire l'esclusione, di non avere un ego fragile disposto a lasciarsi ferire.



Viste così, le scelte di Mourinho sono un test più per gli esclusi che per gli inclusi. La legge di Josè è quella dell'amore tiranno, ma non reggerebbe una settimana se non ci fosse dietro sapere e carisma. Zaniolo che torna alla vita e dice: "Basta girarsi, guardare la panchina, vedere lui e ci sentiamo tutti più forti".  Mourinho che dice: "Loro crescono e io cresco insieme a loro". Si chiama doping di parola. E Josè in questo è infallibile. Non ne sbaglia una.

robylele

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Giancarlo Dotto

Trebisonda, ma poco importa.
Josè Mourinho ha ritrovato casa, senza bisogno di tornare a casa.

Il ragazzo ha stravinto titoli che nemmeno una star del cinema o un monarca
Ha esplorato e conquistato mondi super chic

Setubal
che ha l'odore del fiume e la luce del mare
Roma. Nella città giusta, al momento giusto, l'odore del fiume e la luce del mare, ma molto di più.


Josè e i tifosi della Roma sono strafatti l'uno per gli altri
Una specie di mezza mela per niente platonica, per quanto è fisica
abbraccio che non ha bisogno di abbracciare
il miracolo
La moltiplicazione dei tifosi

In attesa che siano pani, pesci e trofei.
Erano trentamila, ma sembravano novantamila.
sta entrando nella carne e nel sangue della tribù romanista

era un uomo avido di nemici, di scalpi e di trofei
Quello di Roma sta tra il bianco e il rosso della fiamma
Il suo è diventato un pragmatismo lirico. Sentimentale.

Pragmatico e lirico. Feroce e sentimentale.
Nessun allenatore prima di lui, romano, italiano, straniero, aveva toccato questa corda semplice e irresistibile che sta alla base della storia arcaica del calcio

l'inno cantato che pervade timpani e sensi, è anche un gigantesco vaffanculo al calcio degli agenti parassitari e dei calciatori mercenari
Lui, Josè, mercenario con un'anima forte
poco ci manca all'energia tribale della danza Maori che fa vibrare i tuoi e fa tremare terre, stadi e nemici.

Lui non conosce la logica dei contentini. Dice questi sono i miei 12, 13, forse 14 titolari. Gli altri sono fuori, ma non sono esclusi.

Zaniolo che torna alla vita e dice: "Basta girarsi, guardare la panchina, vedere lui e ci sentiamo tutti più forti".
Mourinho che dice: "Loro crescono e io cresco insieme a loro".
Si chiama doping di parola.

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GoodbyeStranger

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Citazione di: StylishKid il 30 Ago 2021, 12:07
E' TORNATO!!!

LIRICO E FEROCE.

Giancarlo Dotto per il Corriere dello Sport

Giovedì sera, stadio Olimpico. Trebisonda, ma poco importa. Scamiciato. Sudato. Esagitato. In una parola, felice. La sensazione? Più di una sensazione. Josè Mourinho ha ritrovato casa, senza bisogno di tornare a casa.


Il ragazzo ha messo i capelli bianchi, ne ha viste di cotte e di crude, ha avuto pagine e stravinto titoli che nemmeno una star del cinema o un monarca. Ha esplorato e conquistato mondi super chic, ma sempre con l'occhio daltonico del ragazzo che è partito un giorno da Setubal, il porto di centomila anime che ha l'odore del fiume e la luce del mare, per scrivere la sua bella e un po' maniaca storia e tornare un giorno a Setubal. Non ne ha avuto bisogno. È arrivato a Roma. Nella città giusta, al momento giusto, l'odore del fiume e la luce del mare, ma molto di più. Una passione sotto la cenere da attizzare. Come dire, il massimo per il suo genio fuochista.


L'altra sensazione? Molto più che una sensazione. Josè e i tifosi della Roma sono strafatti l'uno per gli altri. Una specie di mezza mela per niente platonica, per quanto è fisica. L'abbraccio che non ha bisogno di abbracciare. Il miracolo. La moltiplicazione dei tifosi. In attesa che siano pani, pesci e trofei. Erano trentamila, ma sembravano novantamila. Dopo aver invaso le loro teste al solo apparire, ancora prima al solo annuncio del nome, sta entrando nella carne e nel sangue della tribù romanista, essendo lui stesso carne e sangue da violare. Josè ha bisogno di farsi amare e rispettare, ma a una sola condizione: essere lui il primo a farlo. Che siano i suoi giocatori o i suoi tifosi.


Il Mourinho che arriva a Roma non è lo stesso che arrivò a Milano tredici anni prima. Quello era un uomo avido di nemici, di scalpi e di trofei. Un capitano di ventura. Il suo era un pragmatismo guerriero. Era un uomo dall'occhio truce, in bilico tra il nero e il blu. Il condottiero di una banda ai suoi piedi. Quello di Roma sta tra il bianco e il rosso della fiamma. Il profeta illuminato di una comunità smarrita che aspettava solo di tornare a bruciare viva. Il suo è diventato un pragmatismo lirico. Sentimentale. Saranno gli anni, sarà la vita che scorre, sarà il bisogno di tornare a casa.


Nel 2010 venne all'Olimpico da nemico, finale di coppa Italia,  minacciando e sbraitando che non voleva giocarla la partita per via dell'inno di ++++++++ sparato a palla prima dell'inizio. Giovedì sera ha preteso che lo stesso inno fosse sparato a palla e cantato dalla gente alla presenza dei giocatori. Pragmatico e lirico. Feroce e sentimentale. Nessun allenatore prima di lui, romano, italiano, straniero, aveva toccato questa corda semplice e irresistibile che sta alla base della storia arcaica del calcio. La fusione tra quanto sta sopra adorante e quanto sta sotto adorata.


Nel momento in cui il feroce e lirico Josè pretende questo, l'inno cantato che pervade timpani e sensi, è anche un gigantesco vaffanculo al calcio degli agenti parassitari e dei calciatori mercenari, senza un'anima che non sia un pezzo di stoffa cangiante. Lui, Josè, mercenario con un'anima forte, che diventa tutto là dove sta. Mai stato così tutto, dopo nemmeno due mesi, come oggi a Roma, forse nemmeno ai tempi del Porto. L'ha pensata e l'ha tradotta subito in un fatto questa cosa dell'inno cantato. Siamo o poco ci manca all'energia tribale della danza Maori che fa vibrare i tuoi e fa tremare terre, stadi e nemici.


Due mesi nemmeno e l'impronta di Josè è più riconoscibile di quella di un Gigantosauro. Di nuovo, il pragmatismo insieme lirico e feroce. Mourinho è tra i pochissimi che se lo possono permettere (Guardiola, Bielsa, Klopp, forse Conte, Gasperini in Italia, ma solo nell'Atalanta): dichiarare senza perifrasi i suoi favoriti a corte. Lui non conosce la logica dei contentini. Dice questi sono i miei 12, 13, forse 14 titolari. Gli altri sono fuori, ma non sono esclusi. Possono rientrare in qualunque momento purché dimostrino di non soffrire l'esclusione, di non avere un ego fragile disposto a lasciarsi ferire.



Viste così, le scelte di Mourinho sono un test più per gli esclusi che per gli inclusi. La legge di Josè è quella dell'amore tiranno, ma non reggerebbe una settimana se non ci fosse dietro sapere e carisma. Zaniolo che torna alla vita e dice: "Basta girarsi, guardare la panchina, vedere lui e ci sentiamo tutti più forti".  Mourinho che dice: "Loro crescono e io cresco insieme a loro". Si chiama doping di parola. E Josè in questo è infallibile. Non ne sbaglia una.


Se qualcuno scrivesse una cosa simile su Sarri e la Lazio voi che sensazioni avreste?

Che ve stanno a perculá?

Ranxerox

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So' veramente un popolo di idioti... :=))

Quintino

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robylele

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Citazione di: GoodbyeStranger il 30 Ago 2021, 14:22
Se qualcuno scrivesse una cosa simile su Sarri e la Lazio voi che sensazioni avreste?

Che ve stanno a perculá?

Personalmente una via di mezzo.

lì per lì no, poi però dopo 20 secondi, massimo 25, penserei che mi stanno a prende per i fondelli.

StylishKid

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E' perché ve manca la liricità.

Dissi

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Il vaffanculo ai procuratori .... roba che sono praticamente la terza squadra di Mendes, questi hanno proprio la faccia come il culo

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Maremma Laziale

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Flaminio

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Ma il Turone d'oro che fine ha fatto?

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