IL SIGNOR MOURINHO (o L'INFELICITA')
Signor Mourinho, forse a quest'ora
il pianto trasfigura il tuo bel volto iberico.
Tu, così speciale, feroce ed anche lirico,
tu, trascinator di un popolo che ora
furente ti sfancula -con enfasi sonora-
in quel paese osceno che, per pudor, non dico.
Hai perso la tua guerra, subendo pure scorno
nel derby che equivale a un Giudizio Universale.
Provasti ciò che prova l'attor di scene porno
quando l'uccel padulo da tergo -ahimè- lo assale.
Ahi! Che dolor pungente, eterno, senza ritorno!
Dolor come di piaga su cui è cosparso il sale.
Sfuggita la Vittoria, svanì con lei Speranza.
Vagabondavi afflitto dai tuoi pensieri grevi,
e negli spogliatoi perdesti ogni jattanza:
avevi sguardo attonito, e più non sorridevi
nel mentre che i laziali, dalla vicina stanza
un po' ti perculavano con canti e motti brevi.
Allora ripensasti a molti autunni addietro
quand'eri vincitore, al sommo dell'ascesa,
con l'Inter di Moratti che non badava a spesa.
Ed oggi invece vegeti, pervaso d'umor tetro,
in mezzo ai cocci rotti, taglienti come vetro,
di squadra fatta a pezzi, distrutta, vilipesa.
E in questa crudelissima giornata settembrina
la valle di Trigoria, dove il Demonio ha casa,
ti appare somigliante a squallida latrina
che l'acqua delle fogne inonda e infine intasa.
Sul Centro Bernardini, presagio di rovina,
volteggian tre avvoltoi (ed anche un Condor pasa...).
Centro sportivo buio, depresso e inabitato!
Con le bacheche vuote, impolverate e smorte...
T'assale il tanfo antico di quelle stanze morte
e l'acre esalazione d'un bonsai dimenticato.
Un luogo che è epicentro di zella e malasorte,
presagio apocalittico di un mondo desolato.
Ecco -pensavi affranto- questa qui è trigoria,
un circo felliniano di guitti difettosi.
Tu vi giungesti in Vespa, araldo di Vittoria,
accolto dagli osanna degli isterici tifosi.
Or sei rimasto a piedi, relitto della Storia
(e forse afflitto pure da un principio di nevrosi).
Hai fatto un testamento che adesso qui divulgo,
parole alquanto amare e dal tremendo suono:
"Io voglio ricordare a questo ingrato volgo
che un tempo fui Speciale, un Re assiso in trono.
Poi scelsi l'aesse roma, ed ora me ne dolgo,
perché chi abbraccia il Male non merita perdono".
"Mi sento sotto un treno, e solo mi consòlo
fumandomi sostanze che poi mi sento sciallo.
Le agiografie di Dotto, i gossip di Zagnolo:
mi nausea ogni ricordo di ciò ch'è rosso e giallo.
Non voglio più tormenti, adesso voglio solo
salire sulla Vespa e tornare in Portogallo".