Il Prima ed il Dopo - provo a spiegarvi il mio senso di essere Laziale

Aperto da Palo, 08 Mar 2022, 14:55

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Palo

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Citazione di: Palo il 08 Mar 2022, 14:55
...
C'è sempre un prima ed un dopo.
Avanti Cristo e dopo Cristo, prima che io nascessi e dopo la mia nascita, prima dell'evento x e dopo l'evento x.
Nonno è nato prima della nascita della Lazio. Dopo ne è diventato un atleta.
Papà è nato prima della sciagurata nascita dei cuginetti. Dopo, da Laziale, ha cominciato a litigacce.
Io sono nato dopo che Piola smettesse di giocare e dopo che quegli altri portassero la serie B a Roma. Prima c'era solo un Silvio nella vita di mio padre ed una buona scusa per pijalli p'er culo.

Prima, per me la Lazio, il calcio, erano degli atti di fede assoluta. Perché tifare Lazio e non Inter (che vinceva tutto), Milan, Juve o roma, quest'ultima tifata da tanti, tanti altri, in città? Il motivo era solo uno e, con una frase ripresa recentemente, si sintetizza in "di padre in figlio". Ma i miei anni sessanta furono anni di sofferenza e di umiliazioni, di battaglie, spesso perse, e di trionfi de no'antri. Tra il '61 ed il '71 accumulai 5 anni in serie B. Citando a Memoria, non credo di essere MAI stato, in quegli anni, nella "colonna di sinistra". Se guardavi la classifica delle avversarie spesso era per raggiungerne una con l'obiettivo della salvezza.

Poi arriviamo al 1972.
Prima di campionato all'Olimpico contro l'Inter, ormai la famiglia si era trasferita a vivere a Pescara e partimmo in treno per quella partita: zero a zero.
Obiettivo "non perdere": raggiunto.
Obiettivo "non essere preso per il culo dal fratello interista della fidanzatina": raggiunto.
Poi...
vittoria a Firenze,
pareggio con la Juve,
vittoria con il Lanerossi a Vicenza...

13 partite consecutive SENZA SCONFITTE (!!!!).
Addirittura un derby vinto, il Cagliari di Giggirriva battuto...
Cosa stava succedendo??!!

Scattò un clic nel mio essere Laziale. Ok, l'atto di fede, l'accettazione assoluta del dogma "Lazio è bello", ma ora c'era anche da tirare fuori il petto per mostrare orgogliosamente un'aquila, che se non era ancora vincente, almeno sembrava essere NON sempre perdente.

Tutto il resto è successo nell'inerzia dei miei sentimenti. Lo scudetto, la Lazio di Vinicio, il disastro del calcio scommesse 1, quello anche peggiore del calcioscommesse 2, il sogno di Chinaglia presidente, Fiorini, Poli, Fascetti.
Poi i Calleri (che mai hanno avuto il giusto riconoscimento dei loro meriti), l'effimero ma fondamentale passaggio per Bocchi e poi Cragnotti, le vittorie, la gloria. Poi ancora, la grande paura, e ora Lotito, che vedo come una comfort zone della mia maturità.

Gli anni tra il 59 ed il 72 hanno forgiato a martellate la mia fede. La Lazio di Lenzini, Maestrelli, Chinaglia, Wilson è stata la GRANDE EMOZIONE BIANCAZZURRA, quella indimenticabile, inebriante, quella che ha creato la tossico-dipendenza da brividi Laziali.

Pulici
Facco
Martini
Wilson
Oddi
Nanni
Garlaschelli
Re Cecconi
Chinaglia
Frustalupi
Manservisi

Per me, quindi, c'è un prima del 1972 ed un dopo quella stagione.

La mia prima stagione nella colonna di sinistra. Qualcosa che ti cambia. Qualcosa che non sarà mai eguagliato, come spesso accade alle "prime volte".


.Christina.

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Che bel post 🥰🥰🥰🥰  :since :since :since :since

Io sono nata l'anno prima dello scudetto, una gioia che vivo attraverso i video fatti da mio padre e di cui io ho scarsa memoria, anche se naturalmente ero in mezzo ai caroselli con tutta la famiglia. 
Prima ero della Lazio perché lo era papà, mi portava allo stadio , mi divertivo ma non capivo molto.  Poi ho cominciato a capire le regole del gioco del calcio e ad appassionarmi un po' di più. Quando è arrivato Klose ho capito che non ero della Lazio "per fare felice papà". L'ho capito quando al derby ha segnato quel gol all'ultimo minuto, e io stavo lì,  lì ho capito che alla Lazio volevo proprio bene  :since e quanto sono orgogliosa di tifare Lazio, tanto che me la sono tatuata

tallondachille

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Il nostro Giorgione

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Citazione di: Palo il 08 Mar 2022, 14:59
C'è sempre un prima ed un dopo.
Avanti Cristo e dopo Cristo, prima che io nascessi e dopo la mia nascita, prima dell'evento x e dopo l'evento x.
Nonno è nato prima della nascita della Lazio. Dopo ne è diventato un atleta.
Papà è nato prima della sciagurata nascita dei cuginetti. Dopo, da Laziale, ha cominciato a litigacce.
Io sono nato dopo che Piola smettesse di giocare e dopo che quegli altri portassero la serie B a Roma. Prima c'era solo un Silvio nella vita di mio padre ed una buona scusa per pijalli p'er culo.

Prima, per me la Lazio, il calcio, erano degli atti di fede assoluta. Perché tifare Lazio e non Inter (che vinceva tutto), Milan, Juve o roma, quest'ultima tifata da tanti, tanti altri, in città? Il motivo era solo uno e, con una frase ripresa recentemente, si sintetizza in "di padre in figlio". Ma i miei anni sessanta furono anni di sofferenza e di umiliazioni, di battaglie, spesso perse, e di trionfi de no'antri. Tra il '61 ed il '71 accumulai 5 anni in serie B. Citando a Memoria, non credo di essere MAI stato, in quegli anni, nella "colonna di sinistra". Se guardavi la classifica delle avversarie spesso era per raggiungerne una con l'obiettivo della salvezza.

Poi arriviamo al 1972.
Prima di campionato all'Olimpico contro l'Inter, ormai la famiglia si era trasferita a vivere a Pescara e partimmo in treno per quella partita: zero a zero.
Obiettivo "non perdere": raggiunto.
Obiettivo "non essere preso per il culo dal fratello interista della fidanzatina": raggiunto.
Poi...
vittoria a Firenze,
pareggio con la Juve,
vittoria con il Lanerossi a Vicenza...

13 partite consecutive SENZA SCONFITTE (!!!!).
Addirittura un derby vinto, il Cagliari di Giggirriva battuto...
Cosa stava succedendo??!!

Scattò un clic nel mio essere Laziale. Ok, l'atto di fede, l'accettazione assoluta del dogma "Lazio è bello", ma ora c'era anche da tirare fuori il petto per mostrare orgogliosamente un'aquila, che se non era ancora vincente, almeno sembrava essere NON sempre perdente.

Tutto il resto è successo nell'inerzia dei miei sentimenti. Lo scudetto, la Lazio di Vinicio, il disastro del calcio scommesse 1, quello anche peggiore del calcioscommesse 2, il sogno di Chinaglia presidente, Fiorini, Poli, Fascetti.
Poi i Calleri (che mai hanno avuto il giusto riconoscimento dei loro meriti), l'effimero ma fondamentale passaggio per Bocchi e poi Cragnotti, le vittorie, la gloria. Poi ancora, la grande paura, e ora Lotito, che vedo come una comfort zone della mia maturità.

Gli anni tra il 59 ed il 72 hanno forgiato a martellate la mia fede. La Lazio di Lenzini, Maestrelli, Chinaglia, Wilson è stata la GRANDE EMOZIONE BIANCAZZURRA, quella indimenticabile, inebriante, quella che ha creato la tossico-dipendenza da brividi Laziali.

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Per me, quindi, c'è un prima del 1972 ed un dopo quella stagione.

La mia prima stagione nella colonna di sinistra. Qualcosa che ti cambia. Qualcosa che non sarà mai eguagliato, come spesso accade alle "prime volte".

❤️❤️❤️❤️🦅🦅🦅🦅🦅🦅🦅🦅

gerdmuller

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Citazione di: Palo il 08 Mar 2022, 14:59
C'è sempre un prima ed un dopo.
Avanti Cristo e dopo Cristo, prima che io nascessi e dopo la mia nascita, prima dell'evento x e dopo l'evento x.
Nonno è nato prima della nascita della Lazio. Dopo ne è diventato un atleta.
Papà è nato prima della sciagurata nascita dei cuginetti. Dopo, da Laziale, ha cominciato a litigacce.
Io sono nato dopo che Piola smettesse di giocare e dopo che quegli altri portassero la serie B a Roma. Prima c'era solo un Silvio nella vita di mio padre ed una buona scusa per pijalli p'er culo.

Prima, per me la Lazio, il calcio, erano degli atti di fede assoluta. Perché tifare Lazio e non Inter (che vinceva tutto), Milan, Juve o roma, quest'ultima tifata da tanti, tanti altri, in città? Il motivo era solo uno e, con una frase ripresa recentemente, si sintetizza in "di padre in figlio". Ma i miei anni sessanta furono anni di sofferenza e di umiliazioni, di battaglie, spesso perse, e di trionfi de no'antri. Tra il '61 ed il '71 accumulai 5 anni in serie B. Citando a Memoria, non credo di essere MAI stato, in quegli anni, nella "colonna di sinistra". Se guardavi la classifica delle avversarie spesso era per raggiungerne una con l'obiettivo della salvezza.

Poi arriviamo al 1972.
Prima di campionato all'Olimpico contro l'Inter, ormai la famiglia si era trasferita a vivere a Pescara e partimmo in treno per quella partita: zero a zero.
Obiettivo "non perdere": raggiunto.
Obiettivo "non essere preso per il culo dal fratello interista della fidanzatina": raggiunto.
Poi...
vittoria a Firenze,
pareggio con la Juve,
vittoria con il Lanerossi a Vicenza...

13 partite consecutive SENZA SCONFITTE (!!!!).
Addirittura un derby vinto, il Cagliari di Giggirriva battuto...
Cosa stava succedendo??!!

Scattò un clic nel mio essere Laziale. Ok, l'atto di fede, l'accettazione assoluta del dogma "Lazio è bello", ma ora c'era anche da tirare fuori il petto per mostrare orgogliosamente un'aquila, che se non era ancora vincente, almeno sembrava essere NON sempre perdente.

Tutto il resto è successo nell'inerzia dei miei sentimenti. Lo scudetto, la Lazio di Vinicio, il disastro del calcio scommesse 1, quello anche peggiore del calcioscommesse 2, il sogno di Chinaglia presidente, Fiorini, Poli, Fascetti.
Poi i Calleri (che mai hanno avuto il giusto riconoscimento dei loro meriti), l'effimero ma fondamentale passaggio per Bocchi e poi Cragnotti, le vittorie, la gloria. Poi ancora, la grande paura, e ora Lotito, che vedo come una comfort zone della mia maturità.

Gli anni tra il 59 ed il 72 hanno forgiato a martellate la mia fede. La Lazio di Lenzini, Maestrelli, Chinaglia, Wilson è stata la GRANDE EMOZIONE BIANCAZZURRA, quella indimenticabile, inebriante, quella che ha creato la tossico-dipendenza da brividi Laziali.

Pulici
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Martini
Wilson
Oddi
Nanni
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Per me, quindi, c'è un prima del 1972 ed un dopo quella stagione.

La mia prima stagione nella colonna di sinistra. Qualcosa che ti cambia. Qualcosa che non sarà mai eguagliato, come spesso accade alle "prime volte".
Oh Palo, mio Capitano!
Quella Lazio, il 1974 sono il mio setto interventricolare.
La separazione tra il cuore destro e sinistro.

massirosa73

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Il topic più bello dedicato alla Lazio degli ultimi tempi. Che bello  respirare un po  di Lazialita
Grazie a Palo ed anche a christina

Adler Nest

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Il mio prima e dopo è la figurina panini di Giorgio Chinaglia della stagione 1972-73.
Mi innamorai di quei colori in maniera indelebile: avevo 8 anni.
Nessuna radice.
In una cittadina del profondo nord-est sinistra Piave.
Tifosi Laziali: 1; io.
E sono le lacrime all'ultima giornata di quell'anno e l'orgoglio di sentirsi diverso e l'anno seguente la pazza gioia da non poter condividere con alcuno.
E gli anni duri, difficili, vissuti con spavalda consapevolezza di andare controcorrente.
Come quel numero 4 , come quel gesto di Long John a Valcareggi, con il petto in fuori di Bruno Giordano.
La mia prima partita all'Olimpico un Lazio Taranto 2-1: strano che mi ricordo il marcatore Pugliese (De Vitis) e tutta la partita a guardare la curva piena incitare la squadra.
La fuga da casa per andare a Napoli....
La multa che presi per un carosello solitario in auto per la promozione in A.
Immagini che passano davanti agli occhi come fotogrammi già raccontati
Una tessera degli Eagles'Supporters che ho tenuto nel portafoglio fino a quando si è sbriciolata.
Ma il ricordo più bello è stato portare mio figlio a casa dall'ospedale appena nato e mettergli su una maglia della Lazio che per lui era grande come una coperta e quando mio figlio che giocava nei pulcini del Parma, in una partita contro il Modena, segnando, si tolse la maglia e sotto aveva una maglietta bianca e una scritta con il pennarello :" io sono della Lazio": fino a quel momento mi aveva tenuto nascosto il suo tifo concentrandosi sul Parma.
Di padre in figlio.
La prima e la seconda
generazione.
Laziali erranti in giro per l'Italia.

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Goceano

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Mio nonno da Campotosto, abruzzese DOC di montagna è emigrato qui a Ciampino e mi ha trasmesso la passione per la Lazio, unico rimpianto è il fatto che è morto troppo presto e non ci siamo potuti vedere la Lazio insieme, io avevo 10 anni, ma nonostante questo il mio ringraziamento sarà eterno..grazie NONNO!   :LVU:

.Christina.

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Citazione di: Adler Nest il 08 Mar 2022, 20:46
Il mio prima e dopo è la figurina panini di Giorgio Chinaglia della stagione 1972-73.
Mi innamorai di quei colori in maniera indelebile: avevo 8 anni.
Nessuna radice.
In una cittadina del profondo nord-est sinistra Piave.
Tifosi Laziali: 1; io.
E sono le lacrime all'ultima giornata di quell'anno e l'orgoglio di sentirsi diverso e l'anno seguente la pazza gioia da non poter condividere con alcuno.
E gli anni duri, difficili, vissuti con spavalda consapevolezza di andare controcorrente.
Come quel numero 4 , come quel gesto di Long John a Valcareggi, con il petto in fuori di Bruno Giordano.
La mia prima partita all'Olimpico un Lazio Taranto 2-1: strano che mi ricordo il marcatore Pugliese (De Vitis) e tutta la partita a guardare la curva piena incitare la squadra.
La fuga da casa per andare a Napoli....
La multa che presi per un carosello solitario in auto per la promozione in A.
Immagini che passano davanti agli occhi come fotogrammi già raccontati
Una tessera degli Eagles'Supporters che ho tenuto nel portafoglio fino a quando si è sbriciolata.
Ma il ricordo più bello è stato portare mio figlio a casa dall'ospedale appena nato e mettergli su una maglia della Lazio che per lui era grande come una coperta e quando mio figlio che giocava nei pulcini del Parma, in una partita contro il Modena, segnando, si tolse la maglia e sotto aveva una maglietta bianca e una scritta con il pennarello :" io sono della Lazio": fino a quel momento mi aveva tenuto nascosto il suo tifo concentrandosi sul Parma.
Di padre in figlio.
La prima e la seconda
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Laziali erranti in giro per l'Italia.

😍😍😍 :since :since :since :since

biancocelestedentro

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Grazie a Palo e Adler Nest e a tutti gli altri per le belle storie di lazialità che avete raccontato. Nel campionato 72-73 sono diventato laziale anche io, l'anno prossimo sono 50 anni. Per i 40 nel 2013 ci aprii pure un topic, nel quale raccontavo di una foto di giornale, parente un po' della figurina, nella quale si vedeva Re Cecconi in un contrasto aereo con un milanista, che mi aveva acceso la fantasia. Ecco, per me c'è un prima e un dopo quella foto, che poi con una certa approssimazione coincide con un grande cambiamento nella vita della mia famiglia, un prima e un dopo di quelli importanti.
Un altro punto di passaggio tra un prima e un dopo fu quando prendemmo la testa del campionato nel 1999, campionato che poi ci avrebbero rapinato. Il lunedì, mentre mangiavo, ascoltavo distrattamente il servizio del telegiornale sulla giornata di campionato. Si nominava la capolista. A un tratto mi resi conto: la capolista era la Lazio! Eravamo diventati i primi della classe, dopo gli amarissimi anni 80, dopo gli anni 90, decisamente migliori ma nei quali sembravamo non salire più di un certo livello, dopo tante speranze più o meno tutte naufragate. In quella parola, capolista, ci vedevo il riconoscimento della nostra consacrazione a grande squadra.
E poi altri prima e dopo: prima e dopo il campionato del -9, prima e dopo Beppe Signori, prima e dopo Cragnotti, prima e dopo Ciro Immobile...

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Palo

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Grazie a chiunque voglia contribuire a respirare aria pura.
Citazione di: Adler Nest il 08 Mar 2022, 20:46
In una cittadina del profondo nord-est sinistra Piave.
Tifosi Laziali: 1; io.
La madre della fidanzatina del cui fratello faccio cenno nella mia "spiegazione", era di Nervesa, destra Piave. Ed a Treviso ho lavorato per circa 25 anni.

COLDILANA61

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Prendo spunto dal bellissimo post di Palo . Per me non esiste un prima ed un dopo , esiste un susseguirsi di eventi in cui la mia storia e quella della Lazio hanno un filo strano , che si intreccia e si allontana come gli amori della vita.

Padre Aquilano arrivato a Roma il 10/6/1940 (  :( ) a 14 anni . Il suo essere LAZIALE di altri tempi , mai fino in fondo antiromanista , uno sfotto' sempre leggero , una passione trasferita ma non pregnante come quella di Palo . La sua passione trasferitagli da una famiglia romana famosa a quei tempi ed in auge fino alla fine degli anni 70 . Un padre che non c'era quasi mai e quando c'era non aveva tempo per lo stadio . Poi , sono andato a vedere la data , perche' mi ricordavo la partita .

Prima data :
Domenica 16 giugno 1968 : Lazio-Foggia mi porto' una ragazzina di 11 anni . Due bimbetti , un biglietto , a piedi da Ple Clodio . Ho ricordo nitido dell'ingresso in curva sud . Un sole accecante , un cielo limpido , come solo Roma ti puo' regalare , un berretto di quelli di tela leggera con la visiera di plastica con sopra scritti a penna i nomi dei giocatori .
Li capisco di essere Laziale ed il legame con quella bambina diventa ancora piu' stretto .
Sorella , amica , quando serve mamma e compagna di stadio quelle poche volte che riesce a portarmi.

Seconda data :

Qui il ricordo si mischia con quella di Palo :
Prima tessera della Lazio . Prima partita con l'inter . Un campionato incredibile . La prima media alla scuola che porta il mio nick con di fronte la sede della Lazio . 3 anni INDIMENTICABILI . Adesso allo Stadio ci sono gli amici d'infanzia , quella bambina viene poche volte , sta crescendo e la vita la porta , giustamente altrove .

Terza data :

11 maggio 1980 : ultima partita allo Stadio . Dopo l'estate , comincia un'altra vita . Roma comincia ad essere piu' lontana , quella bambina diventata donna e' un'altra persona . La Lazio diventa qualcosa di interiore , che pero' non mi scalda piu' . Il calcio non mi interessa piu' , NON seguo . Roma citta' mi infastidisce , la voglia di scappare definitivamente prende sempre piu' il sopravvento .

Quarta data :

21/6/1987 : da due mesi sono trasferito definitivamente e finalmente a Milano . Sono in ansia perche' capisco che quel giorno la Lazio rischia veramente di sparire . Io sono felice della mia nuova vita ma non posso esserlo completamente se quel pezzetto svanisce . Dove finirebbe quel ricordo di quel giorno di giugno di quasi vent'anni prima ? Quel giorno sparisco , mi stacco dal mondo , torno solo la mattina successiva , ed il risultato me lo dicono i colleghi milanesi .

Qui ricomincia la mia passione , sono in pace con il mondo , quella bambina mi ha lasciato andare nonostante adesso avesse bisogno di me .

Per me non sara' mai di padre in figlio .

Per me la Lazio sara' SEMPRE quella bambina .

Ciao Lucia .

Mi manchi .




 


 

Millenovecento74

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Non ho avuto parenti, genitori che mi hanno instradato. La Lazio me la sono scelta attraverso le foto in bianco e nero sui giornali e ascoltando la voce di Ciotti e Ameri alla radio... non avevo altro.
Il mio prima e dopo è stato quando aprivo il pacchetto delle figurine e ne sentivo l'odore. Quelle della Lazio odoravano di più.
Molto di più...

above us only sky

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Leggendo le meravigliose storie di lazialità raccontate da Palo, Adler, Christina e tutti gli altri non posso non emozionarmi. Perché qua il calcio c'entra relativamente, qua si tratta di un amore incondizionato, di un ideale che attraverso lo sport diventa uno stile di vita, alto e nobile ma senza distinzioni geografiche, etniche, sociali, di sesso, di religione, di politica.
Confesso che a me manca il prima, i miei ricordi cominciano con l'immagine di un bambino che sgambetta incerto nel cortile di casa e fa gol per la sua Lazio. Non so se dispiacermene

adiutrix

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Citazione di: COLDILANA61 il 09 Mar 2022, 00:18
Prendo spunto dal bellissimo post di Palo . Per me non esiste un prima ed un dopo , esiste un susseguirsi di eventi in cui la mia storia e quella della Lazio hanno un filo strano , che si intreccia e si allontana come gli amori della vita.

Padre Aquilano arrivato a Roma il 10/6/1940 (  :( ) a 14 anni . Il suo essere LAZIALE di altri tempi , mai fino in fondo antiromanista , uno sfotto' sempre leggero , una passione trasferita ma non pregnante come quella di Palo . La sua passione trasferitagli da una famiglia romana famosa a quei tempi ed in auge fino alla fine degli anni 70 . Un padre che non c'era quasi mai e quando c'era non aveva tempo per lo stadio . Poi , sono andato a vedere la data , perche' mi ricordavo la partita .

Prima data :
Domenica 16 giugno 1968 : Lazio-Foggia mi porto' una ragazzina di 11 anni . Due bimbetti , un biglietto , a piedi da Ple Clodio . Ho ricordo nitido dell'ingresso in curva sud . Un sole accecante , un cielo limpido , come solo Roma ti puo' regalare , un berretto di quelli di tela leggera con la visiera di plastica con sopra scritti a penna i nomi dei giocatori .
Li capisco di essere Laziale ed il legame con quella bambina diventa ancora piu' stretto .
Sorella , amica , quando serve mamma e compagna di stadio quelle poche volte che riesce a portarmi.

Seconda data :

Qui il ricordo si mischia con quella di Palo :
Prima tessera della Lazio . Prima partita con l'inter . Un campionato incredibile . La prima media alla scuola che porta il mio nick con di fronte la sede della Lazio . 3 anni INDIMENTICABILI . Adesso allo Stadio ci sono gli amici d'infanzia , quella bambina viene poche volte , sta crescendo e la vita la porta , giustamente altrove .

Terza data :

11 maggio 1980 : ultima partita allo Stadio . Dopo l'estate , comincia un'altra vita . Roma comincia ad essere piu' lontana , quella bambina diventata donna e' un'altra persona . La Lazio diventa qualcosa di interiore , che pero' non mi scalda piu' . Il calcio non mi interessa piu' , NON seguo . Roma citta' mi infastidisce , la voglia di scappare definitivamente prende sempre piu' il sopravvento .

Quarta data :

21/6/1987 : da due mesi sono trasferito definitivamente e finalmente a Milano . Sono in ansia perche' capisco che quel giorno la Lazio rischia veramente di sparire . Io sono felice della mia nuova vita ma non posso esserlo completamente se quel pezzetto svanisce . Dove finirebbe quel ricordo di quel giorno di giugno di quasi vent'anni prima ? Quel giorno sparisco , mi stacco dal mondo , torno solo la mattina successiva , ed il risultato me lo dicono i colleghi milanesi .

Qui ricomincia la mia passione , sono in pace con il mondo , quella bambina mi ha lasciato andare nonostante adesso avesse bisogno di me .

Per me non sara' mai di padre in figlio .

Per me la Lazio sara' SEMPRE quella bambina .

Ciao Lucia .

Mi manchi .




 




Te vojo bene. E anche a Palo e Adler

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Citazione di: Palo il 09 Mar 2022, 00:07
Grazie a chiunque voglia contribuire a respirare aria pura. La madre della fidanzatina del cui fratello faccio cenno nella mia "spiegazione", era di Nervesa, destra Piave. Ed a Treviso ho lavorato per circa 25 anni.
Io di Conegliano.

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Laziale per caso, a differenza dei bellissimi racconti degli altri, il mio non è niente di particolare. Prima di Maestrelli non ero neanche tifoso, ero un bambino che seguiva il grande calcio in TV. Il calcio dal vivo lo seguivo al Campo Roma dove mio padre mi portava ogni Domenica mattina.
Poi arriva Maestrelli nel 72, mia madre che conosceva la famiglia inizia a tifare gradualmente Lazio per simpatia, e io bimbetto la seguo, contrastando mio padre più interessato ai colori del circo. Infatti per anni non mi porta allo stadio dicendo che non è un posto per bambini. A 12 anni visto che sto diventando alto come lui cede e riesco a vedere alla mia prima partita l'ultimo gol di Chinaglia all'Olimpico con la maglia della Lazio (lascio indovinare la partita agli storici). Da lí in poi la fede si solidifica passando per derby di Paparelli, calcioscommesse e anni bui sempre con la stessa incrollabile passione. Che con molta fatica ma senza mai insistere sono riuscito a passare alla figlia piccola, probabilmente un segno del destino per chi ricorda il topic "La grande sorella" di 20 anni fa. Moglie agnostica e figlia grande pure ma costretta a volte a seguire l'inda per via del ragazzo. Mi accontento di avere una famiglia merde-free, almeno.

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Belle storie, allora faccio un minimo di pubblicità a un grande laziale, e un grande amico, che é passato pure per questi pizzi e qualche anno fa ha scritto una storia bellissima sulla lazialità passata da padre in figlio.
https://www.amazon.it/vola-manuale-chi-tifa-Lazio-ebook/dp/B00NFXM5FC
purtroppo credo che sia disponibile solo la versione kindle.

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