Anzitutto certo che il nazionalismo può avere un'accezione progressiva così come reazionaria. Non si tratta di "ci piace più" o "ci piace meno" in base al tifo.
E se non si distingue ciò che l'uno e ciò che è l'altro alla ricerca di un presunto criterio oggettivo assoluto non si stanno adottando categorie utili a capire, sti sta creando un mostro (un po' come nel caso della tolleranza, della libertà ecc).
Il che, attenzione, non significa che non ci può essere un'oggettività: un crimine di guerra resta tale sotto ogni bandiera.
Ma, attenzione, la legittimità (che è quel che chiedi tu) non è una categoria scientifica, ma politica.
Fare della legittimità una categoria scientifica, che è quello che vuole fare il liberalismo (es teoria della giustizia di Rawls) è la più grande cazzata che l'essere umano abbia pensato. Più cazzata dei mini-cd.
se un sentimento nazionale porta eguaglianza sociale e welfare o ricchezza privata per pochi ma in grande quantità non sono due scenari che si prestano ad una disamina oggettiva.
Per me il primo è un nazionalismo augurabile da sostenere, il secondo speriamo muoia male tra atroci sofferenze.
I valori di riferimento, dunque la politica, stabiliscono il legittimo.
A me pare lapalissiano, ma capisco che nella società in cui c'è il culto assoluto dell'oggettività ci sia questa empasse e venga visto quasi come un qualcosa che corrompe i discorsi "aaah non sei oggettivo".
L'esercito popolare della Repubblica spagnola era appunto un esercito popolare, l'esempio è scorretto.
Idem i vietcong, non erano mica esercito regolare, erano un gruppo paramilitare. Di vaste dimensioni, ma non erano un esercito regolare, come quello del Vietnam del Nord (che li addestrava, certamente). L'esercito del Vietnam del Sud combatteva con i francesi e con gli americani poi. Subendo più perdite di tutti, se non erro.
L'esercito dell'URSS era un esercito regolare, per me certo che cambia se stai combattendo il nazismo. Ma infatti per me cercare di dire che Putin è il nazismo è sintomo di una seria turba mentale da curare medicalmente. Nel caso Putin fosse il nazismo ci sarebbe solo da sconfiggerlo (e per questo si prova a fare passare questa follia).
Dopodiché certo che vale anche per l'esercito dell'URSS per me, in molti altri casi dove intervennero erano solo un esercito di soldati.
Sottolineo per me: in una scala di valori in cui l'URSS non è uno stato propriamente inteso, ma è l'espressione popolare dei soviet il discorso cambia, perché cambia il quadro dei valori.
Funziona così, è la politica.
Sennò era matematica.
PS. L'autodeterminazione in astratto è un altro concetto del menga. Lo dissi molte pagine fa: a che livello vale? Perché quella nazionale sarebbe legittima e quella regionale no? E perché quella regionale sarebbe legittima e la libera città di stocazzo non può autogovernarsi?
L'autodeterminazione, in termini astratti, fu un concetto del menga tirato fuori a fine Grande guerra per fare quel che fa ancora oggi: fottere altri.
Citazione di: Lativm88 il 12 Apr 2022, 21:27
Pur concordando sul non paragone tra soldati e partigiani, non mi trovo del tutto d'accordo sul fatto che partigiani italiani ed ex militari che combattevano per la Liberazione fossero figure opposte
Un po' per i numerosissimi militari che si sono ritrovati inquadrati nelle formazioni partigiane, un po' perché le formazioni partigiane erano di svariati colori politici e di visioni dell'Italia post bellica.
Il fatto che i militari del disfatto esercito, una volta deciso di riprendere a combattere, si trovassero tra i partigiani o nell'esercito "regolare" era anche dovuto alla mera casualità sul dove si trovassero fisicamente al momento dell'armistizio/ripresa delle ostilità contro i tedeschi.
Ma non dice che fossero figure opposte, l'opposizione la pone tra il partigiano e il soldato, o meglio l'assoldato. I soldati di cui parli tu erano partigiani. In tal senso forse non hai colto il significato di quel "disertori".
Non a caso a me, ben prima di questo post, avevi risposto un qualcosa di analogo. Ma invece quei soldati erano disertori rispetto a quella guerra tra stati, combattevano un'altra battaglia a quel punto, a prescindere dal loro credo politico.
Non sono invece convinto che dipendesse solo da dove si trovassero. Magari dall'esperienza di guerra vissuta si, ma comunque c'era un proprio schieramento. Mio nonno coi partigiani non avrebbe mai combattuto a prescindere dal fronte. Ad un certo punto ci fu una scelta, non per tutti ma per molti. Non è che chi scelse la resistenza scelse la lotta di classe, ma scelse compiutamente un'ideale di futuro per cui lottare, nelle sue molteplici possibili forme.