Siamo d'accordo che è stato più bello giocare la Champions.
Ovvio che l'EL sia un pochino più stimolante (e infatti si è visto con che stimolo l'abbiamo giocata).
Giustissimo che la Conference sia un contentino, e che rappresenti il nostro fallimento nell'Europa che conta.
Siamo d'accordo su questi punti.
Ma quindi, voi che la schifate, che cosa fareste ora nel concreto?
Giochereste per perdere?
Tiferete contro?
Esulterete se verremo eliminati?
Già siamo nell'Europa di terza fascia, sai che bel ritorno di immagine se ci facciamo pure cacciare ai primi turni.
Dico io, che vantaggio trarremmo nel non onorare una competizione sì, non esaltante, ma che abbiamo comunque occasione di giocare e magari vincere?
Meglio giocare per perdere?
Io è qui che non vi seguo, mi manca proprio il punto.
Per questo dico che è una questione di paura. Paura di fare una figuraccia, paura del giudizio altrui, paura di un ridimensionamento mentale da parte dei nostri. Come a fuggire da una responsabilità per timore di uscirne scossi, quando invece è questa l'occasione per costruire dal basso una mentalità vincente.
La squadra deve imparare a impegnarsi, ritrovare l'umiltà, capire che anche l'EL non è scontata e non piove dal cielo, e che quando ti qualifichi conviene poi anche che la giochi.
Da questo duro colpo dobbiamo apprendere che cosa significa competere in Europa, sudarsi sempre la partita sul campo, senza illusioni che debba essere la nostra fama a precederci.
Perciò auspico che la Lazio si prenda le sue responsabilità e dia il massimo dove può, in una competizione abbordabile, contro squadre alla sua portata. Perché in fondo ci sentiamo di essere chissà chi, ma ai fatti non siamo un cazzo di nessuno.