ah ok, non siamo d'accordo, è chiaro.
mi piacerebbe un esempio contrario rispetto a quello che ho detto, qualcosa che lo smentisca.
ti faccio un ulteriore esempio.
anni fa fece scalpore un libro di gianpaolo pansa, il sangue dei vinti.
perché fece scalpore?
erano fatti risaputi presso tutti gli storici e addirittura presso i meri appassionati di storia.
fatti che nulla possono cambiare, spero concorderemo, sul merito della storia, su chi abbia scelto la parte giusta.
eppure per un po' di tempo ne parlarono tutti, perché questi fatti non erano oggetto di divulgazione presso il grande pubblico.
perché questi fatti scalfiscono l'idea dei buoni contro i cattivi, partigiani buoni contro fascisti cattivi.
c'è il pericolo che il pubblico più semplice, meno istruito, sia indotto a fare valutazioni errate ("so' tutti uguali" e baggianate similari)
una narrazione semplice, unidirezionale, tiene insieme una comunità molto più saldamente di una puntuale analisi della realtà, sfaccettata e contraddittoria.
nel caso non mi fossi ulteriormente spiegato: è ovvio che i partigiani stessero dalla parte giusta, è ovvio (per me) che furono eroici, ed è altrettanto ovvio che alcuni commisero degli errori, anche scusabili, dal mio punto di vista.
guarda cosa sta succedendo negli usa.
il mito della frontiera, del destino manifesto, land of opportunities...
sono tutti miti positivi, delle storie(lle) che hanno forgiato la nazione.
adesso che sono messi in discussione, che la complessità viene a galla, che alcuni rivendicano il fatto che mentre erano incatenati avevano tanta land da lavorare ma nessuna opportunity da sfruttare, gli usa entrano in crisi.
sì, devo dire che rivendico la mia posizione fino a quando non mi porterai esempi contrari: le élite inventano storie e queste storie sono le più semplici possibili, buoni contro cattivi, bene contro male.