gli agricoltori, un minimo il settore lo conosco per esperienza diretta, hanno le stesse ragioni di tutti i piccoli capitali.
Che però, attenzione, so gli stessi che protestavano durante il COVID perché avrebbero fatto ammalare tutti piuttosto che mettere a rischio il loro margine di guadagno.
Sono gli stessi che sbavano contro gli aumenti di salario minimo perché la grande multinazionale può permetterseli mentre loro vanno sotto.
Sono gli stessi che tifano contro il reddito di cittadinanza, perché gli toglie gli schiavi.
Le PMI sono i contesti in cui si registrano le condizioni di lavoro PEGGIORI.
Ecco, in questa roba qui, base elettorale decisiva delle destre, ci sono anche i contadini.
Non i braccianti eh, ma i piccoli proprietari terrieri. Che campano di PAC e di incentivi europei più generalmente intesi (l'agricoltura locale è stata messa fuori mercato dalla GDO da un pezzo, se non piccole eccezioni che campano di monoculture costose o gruppi di acquisto solidale) e quindi se vedono a rischio quelli, vedono la proletarizzazione alle porte. Il dover andare, loro stessi, a lavorare sotto padrone.
Sono movimenti che scelgono la reazione per necessità, mica per cattiveria, a meno che non si trovino trasportati da movimenti progressivi più ampi.
Poi sono anche fondamentali (perché la manutenzione del territorio serve e senza di loro hai un problema enorme di gestione di tanti problemi, dai roghi alla fauna selvatica), ma di base questo è: una vandea reazionaria che cerca di difendere coi denti il loro microinteresse corporativo.