Cragnotti presidente di calcio (tralascio la sua attività di imprenditore, ma ce ne sarebbero da dire di cose, anche non edificanti) è stato influente quanto Berlusconi. Va visto nel contesto in cui operava, che è quello in cui il calcio ha cambiato pelle, passando dall'essere il giochino di qualche riccone a una macchina da soldi importante. Sergio ha vinto a dispetto di un sistema che ha provato a frenarlo in ogni modo, ha fatto saltare schemi ultradecennali che dopo la fine di quell'era si sono ricostituiti e diventano ostacoli insormontabili per club di medio livello come il nostro o anche di maggior blasone.
Ha surfato sull'onda dei diritti tv, ha quotato la società in borsa per primo, ma soprattutto ha vinto con i soldi di Moratti e co., facendo operazioni di mercato spregiudicate che hanno messo in piedi un dream team. La Lazio con una maglia strisciata avrebbe vinto tre scudetti e forse avrebbe fatto meglio in Europa. Credo che la strategia di Cragnotti, ancorché riconosciuta come vincente perché è un dato di fatto incontrovertibile, documentato dalla sala dei trofei, sia indigesta al suo successore, che si riconduce semmai a Lenzini, che però tirava fuori il portafogli e pagava.
Non tanto e non solo per il lascito oneroso dei debiti cresciuti a dismisura per il commissariamento di Capitalia, quanto per l'impossibilità di eguagliare quei risultati raggiunti demolendo le gerarchie del calcio europeo. E siccome Cragnotti era uno che commerciava in aziende, niente mi toglie dalla testa, nella mia idolatria, che avrebbe piazzato la Lazio alla grande, se non ci fosse stato il default Cirio, magari puntellandola con un bond prima di cederla.
Attenzione: non dico che fosse una mammoletta, anzi. Ha fatto cose pesanti, il suo curriculum parla per lui. Ma non le ha fatte come presidente della Lazio.
Fine OT, pronto a uno spinoff sul tema.
Ah, aggiungo: se Cragnotti fosse stato presidente dell'Inter o del Milan la vicenda sarebbe finita molto diversamente.