Non sono mai stato un grande fan del negozio al centro. Prima che fosse inaugurato non ero convinto. Poi, cosa fatta capo ha.
Ma non è possibile tenerlo in quella maniera.
NON È POSSIBILE.
Cristo santo, non è una questione di avere una laurea in marketing. Basta la seconda media. Anche la prima. Ci sono passato il 23 dicembre, antivigilia di natale. Chissà se qualcuno ha spiegato a chi gestisce il Lazio Store che in genere, il 23 dicembre, la gente che frequenta quei pizzi c'ha la carta di credito in bocca e spende perché è il giorno in cui spendi e spende anche perché, magari, deve fare l'ultimo regalo.
Cristo santo, non è possibile tenerlo in quel modo.
Quattro felpette in croce, con due taglie sole, S o XXXL. Quindi praticamente, si esclude almeno il 75% del resto della popolazione. Muri completamente vuoti, anche un po' sporchi di polvere. Io dico, sempre cristo Gesù bambino, ma non hanno mai visto un negozio di una qualsiasi altra squadra, anche di pallavolo, di tamburello, di bocce subacquee ? Una foto in bianco e nero, chésso una musica in sottofondo di qualche canzone laziale, un paio di foto di Delle Bashiru, o anche di Basic, mi sarei accontentato. Anche una fotocopia del passaporto scaduto di un allievo regionale.
Un paio di scappati di casa con i gomiti sul tavolo a cui chiedo se ci sono altre taglie. Manco m'ha guardato, "No, le taglie sono quelle che sono appese". Manco un retrobottega dove ci puo' essere qualcosa in più. Nulla cosmico. Smetto di invocare il santissimo (per chi crede) non si sa mai che si offende per domani sera. Ma te le tirano fuori con le pinze. Uno dei due scappati lo vedo trafficare con i biglietti. Allora, nella disperata ricerca di giustificare questo oceano di sciatteria, mi dico che forse è occupato a stampare ossessivamente biglietti per domani.
STOCAZZO.
Ci torno il 26, sempre le stesse due felpette in croce. Sta in un posto cruciale quindi ci sta che, nel mentre sto a Roma, ci passi un paio di volte. Mi dico, dai su, mi compro un biglietto per domani.
Entro, faccio la fila, arriva il mio turno. E lo scappato di casa mi dice "No, guardi che non facciamo i biglietti normali, facciamo solo quelli per i bambini e gli handicappati". Io trasecolo.
"Sa, a causa del Covid". Giuro, da quel preciso istante mi chiedo quale sia la cazzo di ragione legata al covid percui, nel negozio della Lazio, si possa fare solo biglietti per bambini o persone con handicap e non per il resto dell'umanità. Non l'ho trovata. La ragione intendo.
Ormai col Covid si giustifica tutto. Anche che in un negozio di una squadra di calcio professionistica, se io entro, non solo posso solo comprarmi o una tenuta da gioco intera a una piotta e mezzo oppure una felpa S o una felpa XXXXL (che poi magari a me me sta pure, larga, ma me starebbe), ma manco posso prendere il biglietto per la partita successiva. A meno che non affitti un ragazzino o qualcuno in sedia a rotelle (massimo rispetto ovviamente). Maddai. Eppure tutto vero.
Poi ho chiesto "si, ma allora dove posso comprarli i biglietti ?". A un punto Viva ticket, mi risponde, ce ne sono 3 qui intorno, ma nessuno vende calcio. Quindi, gli rispondo io, non li posso comprare. Che cazzo me lo dici a fare che ci sono 3 punti Viva ticket qui intorno ? Non credo abbia afferrato la mia obiezione. Forse sarà stato un effetto del Covid. Vai a sapé.
Beh, se torna a casa, va su internet e li compra li. Cosa che ho fatto. Grande consiglio.
Ma prima o poi ci torno, anche perché devo raccogliere le braccia che sono cascate sprofondate nel sottosuolo.
NUN SE PO'. NUN SE PO'.
L'unica ipotesi che mi sono dato è che il negozio di Via della propaganda sia gestito da Santarini, Scarnecchia e Odoacre Chierico insieme. Una specie di holding romanista. Non c'è un'altra spiegazione.
Anche se secondo me la gestirebbero meglio.
Poi, va detto, il 24 mattina, sempre alla ricerca di una felpa per mio nipote che non rientra nella categoria S o XXXXL, sono andato al Lazio Store di Via Prenestina, nota zona di grande richiamo turistico dove è molto facile che un José, un Jaques, un John, un Joakim, un Gunther, insomma un qualsiasi turista straniero si trovi a passare di li e compri qualcosa della Lazio. Ovviamente, grande scelta, grande disponibilità e grande lazialità. Ma a Via Prenestina porca di quella miseria. A Via Prenestina.
LIMORTACCIVOSTRA
ps. Il biglietto l'ho preso su viva ticket. Perché io non mi chiamo Gunther.