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Una lettura sul fenomeno Como
Il Como è la sorpresa, ma attenzione a usare il termine miracolo. Siamo di fronte a un'operazione ambiziosa sorretta da grandi iniezioni di capitali.
La vera domanda quindi è: perché gli Hartono continuano a investire in forte perdita in un club che non è in grado al momento di ripagare gli investimenti?
Seguitemi che proviamo a dare una risposta.
Gli Hartono hanno comprato il Como in Serie D ad aprile 2019 per circa 220 mila euro attraverso la società londinese Sent Entertainment Ltd, parte del loro gruppo Djarum.
Da allora il flusso di denaro non si è fermato: solo tra il 2023 e il 2025 ci sono stati 21 aumenti di capitale per un totale di 328 milioni di euro. Non prestiti, ma soldi messi direttamente dalla proprietà.
Il bilancio 2023/24 è già pubblico e fotografa la sproporzione: 9,8 milioni di ricavi contro 57,5 milioni di costi, per una perdita secca di –47,8 milioni, coperta interamente dagli Hartono.
Il bilancio 2024/25 si è chiuso il 30 giugno scorso ma non è ancora pubblico. Le stime parlano di circa 40 milioni di entrate, spinte dai 30 milioni di diritti tv della Serie A, a fronte di costi che supererebbero i 60 milioni. Il passivo dovrebbe quindi attestarsi intorno ai –20 milioni, anche stavolta a carico della proprietà.
Sul fronte sportivo gli investimenti sono da grande club. Nella stagione 2024/25 il Como aveva speso oltre 100 milioni per giocatori come Caqueret (15 milioni), Douvikas (14), Diao (12).
E l'estate 2025 conferma il trend: il club ha già toccato quota 104 milioni di spesa, con un saldo negativo vicino ai –90 milioni.
Per capirci: un mercato quasi oneroso come quello del Napoli ma senza aver ricavato plusvalenze come quelle di Kvara e Osimhen.
Tutto questo mentre lo stadio ha oggi una capienza di 12.039 posti (era 10.759 fino alla Serie B, poi ampliato per i requisiti minimi della Serie A) e meno di 7.000 abbonati. Numeri troppo piccoli per sostenere spese del genere.
Chi sono allora gli Hartono e perché hanno bisogno di una vetrina europea?
Sono gli uomini più ricchi d'Indonesia, con un impero che parte dal tabacco (Djarum) e si estende a banche (Bank Central Asia), elettronica (Polytron), immobiliare, e-commerce (Blibli) e media/streaming (Mola TV).
Il Como serve agli Hartono per entrare in Europa con un marchio riconoscibile e costruire relazioni globali.
Il progetto non si limita al calcio. Il Como è diventato la piattaforma per costruire un brand territoriale mondiale, che unisce calcio, lago, turismo e lifestyle. In Asia il club viene promosso come simbolo di eleganza e qualità di vita, legato all'immaginario del Lago di Como, a sua volta in stretta connessione con il brand Milano.
Moda, viaggi, academy e merchandising entrano a far parte di un ecosistema che va oltre la Serie A: il calcio è la vetrina, ma il business vero è trasformare "Como" in un marchio internazionale.
Il cuore sta nello stadio Sinigaglia: il piano già depositato prevede 15.200 posti, nuovi sky box e hospitality, un hotel integrato, ristoranti e bar, un food market, museo e aree espositive, palestra e centro benessere, spazi salute e farmacia, oltre a un energy center e un nuovo autosilo da 400 posti per spostare il traffico fuori dal waterfront.
Ad oggi non ci sono tracce di edilizia residenziale nel progetto, ma non è escluso che in futuro, nell'ambito di una rigenerazione urbana più ampia, possa entrare anche il mattone.
E i paletti delle regole?
In Serie A non esiste un tetto numerico alle perdite: la condizione è che la proprietà le copra puntualmente e che siano rispettati gli indici di liquidità e i pagamenti di stipendi e tasse.
In Europa, invece, i limiti sono chiari: massimo 60 milioni di perdite in tre anni, che possono salire a 90 milioni solo se coperti integralmente dai soci. Oltre quella soglia scattano multe e restrizioni fino all'esclusione dalle coppe.
Per ora, quindi, il Como può crescere senza ostacoli finché gli Hartono hanno la forza di ripianare. Ma se questa crescita li porterà ad approdare in Europa, allora scatteranno i vincoli UEFA: sarà lì che il progetto dovrà dimostrare di saper generare ricavi veri oltre ai capitali della proprietà.
È pallone, ma con ogni evidenza il Como è soprattutto una business card, un biglietto da visita, per il gruppo che detiene la proprietà del club.
È pallone, ma va ben oltre il pallone.
EOT