Citazione di: Laziale abruzzese il 22 Nov 2025, 17:03
Bene! Anche discriminazione territoriale...
Piano piano l'indole esce fuori ed una persona si palesa per quello che è: stai a fà un figurone...
Ps: Sante Marie si scrive con la "S" maiuscola, e Tagliacozzo con la "T" maiuscola: nomi di città! Lo insegnano in terza elementare..
Citazione di: Laziale abruzzese il 22 Nov 2025, 11:43
Apposto non si scrive tutto attaccato, si scrive "a posto"..
Vedo che la scuola ti è stata utile
Citazione di: Laziale abruzzese il 22 Nov 2025, 13:15
Ognuno si attacca a cosa più gli piace.
A me piacciono queste cazzate. Queste, non ste, scritto per giunta senza l'apostrofo
Citazione di: Laziale abruzzese il 22 Nov 2025, 19:53
Razzismo!
Si chiama razzismo, anche se poi, visto che riguarda l'Italia, la parola viene derubricata a "discriminazione territoriale"...
Ma dare del pecoraro ad uno che ha i nonni abruzzesi non è molto diverso che dare dello zingaro di merda a Vlahovic da parte dei tuoi amichetti viola...
Visto il livello a cui sei arrivato, per me finisci qui, funzione IGNORA già attivata: farsi fare la morale da uno che insulta le mie origini è una cosa che da una parte fa sbellicare dal ridere, dall'altra disgusta e repelle.
Chi legge questo Forum avrà capito qual è la tua indole e quale sarà il tuo grado di attendibilità da oggi in poi quando parlerai di razzismo e antifascismo..
Ps: non hai mai avuto una casetta a Sante Marie, queste idiozie raccontale ai tuoi sodali ai quali fai da avvocato difensore (presumo a costo zero tra l'altro)
L'abuso dei puntini di sospensione è una piaga stilistica che denota, più che una profondità meditativa, una disperata incapacità di concludere un pensiero con lucidità e decisione.
Questi tre puntini (a volte due, a volte quattro), adorati dall'aspirante professore di tastiera, sembrano il loro unico strumento per mascherare uno scritto privo di contenuto e di coraggio espressivo.
Con fare presuntuoso, li spargono a casaccio, come se si trattasse di formule magiche capaci di conferire alla loro prosa una patina di erudizione, quando in realtà non sono altro che un vezzo puerile degno di chi vorrebbe apparire più colto di quanto sia in effetti.
Questa pedanteria posticcia trasforma ogni testo in un'interminabile sospensione, in un rito che pare più un tentativo di impadronirsi del tempo altrui con indecisioni continue e una fastidiosa reticenza, piuttosto che un vero esercizio di scrittura raffinata.
E intanto l'autore, nel suo vano sforzo di sembrare un professore che riprende i suoi interlocutori per difendere il fortino della correttezza linguistica, si culla nella convinzione illusoria che i suoi interminabili puntini siano sinonimo di sapienza e non di timidezza intellettuale.
Quel che rimane, tuttavia, è solo un fastidioso travestimento di rigore che, invece di elevare il discorso, lo mostra per quel che è davvero: un rantolo di parole incomplete, cariche di un vuoto che nessun puntino saprebbe mai occultare.