PAGELLE LAZIO 2025: AN HISTORY OF LOVE AND VIOLENCE.
PARTE 1
Provedel: 6,5
Portiere bravo e affidabile che porta punti quando è in forma, ma ne fa perdere altrettanti quando non è in forma.
La media ponderata mi porta a considerarlo un buon titolare, ma secondo me dal prossimo anno ci vorrebbe un upgrade per evitare situazioni tipo Marchetti. E forse l'abbiamo (avevamo?) già in casa
Mandas:7
Sempre pronto quando è stato chiamato in causa, mai una polemica nonostante una gestione del ruolo troppo Provedelcentrica. Non penso che sia Jascin ma neanche Carnesecchi, però rappresenta un asset importante sia perché da sconosciuto ha rivelato qualità importanti, sia perché economicamente è una plusvalenza con l'assegno circolare attaccato. Se se ne dovesse andare adesso o a Giugno con una valutazione "di compromesso" sarebbe davvero un peccato.
Marusic 7:
Un pilastro. Veterano con una delle medie voto forse più costanti, anche se non tra le più alte. Ci ha sempre messo muscoli e faccia cambiando mille ruoli e usando entrambi i piedi. Non un fenomeno, ovviamente, ma è forse quel livello di gregario che si avvicina a quelli che pur senza splendere particolarmente hanno reso grandi alcune super Lazio del passato. Credo comunque che sarebbe pericoloso e ingiusto continuare a insistere su di lui anche l'anno prossimo: all the good things must come to an end. Dovrebbe essere così anche nella S.S. Tempo Indeterminato, ma temo che lo capiranno sempre troppo tardi.
Romagnoli 7.5:
Il mezzo voto in più è per le cattiverie che gli sono state vomitate addosso: scarso, cacciato dal Milan anche da capitano, vuole solo i soldi, etc.
Giocatore solido e tatticamente intelligente, si adatta a tutti gli allenatori senza mai perdere la titolarità. Non so come finirà la storia del rinnovo, ma continuo a pensare che sia una bella storia di Lazialità, che mi auguro termini comunque con la fascia di capitano al braccio. Quando non ci sarà più, ce ne accorgeremo.
Gila 7:
mezzo voto in meno per non aver rinnovato. Ok Lotito e le sue carenze, ok la carriera, ok i primi tempi tenuto eccessivamente in naftalina. Però se la riconoscenza fosse un valore, vista la crescita esponenziale e la titolarità ormai assodata, forse una soluzione di mezzo si sarebbe potuta trovare, sia per far monetizzare alla società che ti ha plasmato e lanciato una quota decorosa, sia per ringraziare tutti della vetrina concessa. Ma il calcio funziona diversamente, Supermario è bravo e giustamente proverà a conquistare palcoscenici più importanti. Mariuccio, ricorda sempre che qui da noi i ritorni con il capo cosparso di cenere sono sempre ben accetti; qualora andasse male, sta casa aspiett a te.
Pellegrini 6,5:
in crescita, dopo un inizio difficile. Il famoso terzino sinistro che invocavamo da anni arriva a Gennaio e si rivela pure Laziale della prima ora. Inevitabile che l'hype tra noi tifosi fosse altissimo. Poi ci siamo accorti che è un discreto giocatore, con una buona tecnica ma abbastanza fragile sia di fisico che di testa. Alcune ingenuità, tipo la questione Pulisic contro il milan, gli rimarranno appiccicate indelebilmente, così come anche il pasticciaccio delle liste e della lite con Baroni che forse non conosceremo mai nei dettagli, ma per il resto è il primo terzino sinistro di piede sinistro di livello accettabile visto arrivare a Formello dopo anni di tentativi malriusciti. E, paradosso dei paradossi, anche dopo l'arrivo del predestinato Tavares, finito nella polvere prima del tempo, alla fine comunque sul piedistallo c'è rimasto Pellegrini Luca da Cinecittà. Anche questo vorrà pur significare qualcosa.
Lazzari 5.5:
Io non ce l'ho con Manuel, che dopo anni e anni di Lazio si meriterebbe pure (come altri veterani) una sufficienza d'ufficio per il servizio svolto con fedeltà e professionalità. Però quando lo vedo correre come una gazzella sulla fascia, proprio mentre la musica di "momenti di gloria" aumenta il volume negli speaker delle mie speranze, ma poi fermarsi al momento del cross, girarsi a due all'ora e crossare (male) col piede debole addosso all'avversario, io non riesco più a far finta che non sia successo. Anche perché questo giorno della marmotta ormai si ripete costantemente ogni volta che entra. Nel 352 inzaghiano era imprescindibile, e nel primo anno di Sarri sembrava che la trasformazione in terzino puro fosse una formalità. L'involuzione successiva, ahimè, ha un po' cancellato tutto quel percorso, anche se adesso che sembra una vecchia gloria che entra negli ultimi minuti per far valere le qualità che furono forse si sta guadagnando una base di redenzione. Corri, Manuel, così anche io penserò che la scadenza del tuo contratto ventennale possa arrivare addirittura qualche giorno prima. Sia chiaro che quando arriverà, in ogni caso, solo applausi e ringraziamenti per il tuo contributo.
Patric 6:
Il simbolo di una parte della Lazio di Lotito: arriva da sconosciuto, gioca male, manda affanculo i tifosi, fa il pazzo, poi decide di diventare un cinquantenne e si mette con costanza e dedizione ad allenarsi sotto gli occhi attenti di Sarri e diventa Piqué. Almeno per qualche mese/anno. Il brutto anatroccolo che diventa Cigno, e da terzino con i piedi fucilati e le mèches bionde si trasforma in un centrale con la pettinatura di un Marine in attesa di andare in missione. Ha scalato diverse gerarchie e solo gli infortuni gli hanno bloccato una crescita che sembrava inarrestabile. Quando gli hanno rinnovato il contratto non ci potevano credere neanche in società, eppure il Gabarròn è passato dall'essere un meme divertente a un centrale difensivo che abbiamo rimpianto ogni singola volta in cui non è stato in campo. Una lezione importante da ricordare: per ogni situazione criticabile, malgestita e priva di futuro emozionante, ricordiamoci sempre che c'è il rovescio della medaglia che ha lo sguardo sorridente e una maglia n. 6 sulle spalle.
Provstgaard 7:
Gennaio non è più un mese troppo amaro per noi Laziali da quando il suo sorriso, la sua chioma bionda da telefilm americano degli anni '80 e quel video di lui che sceglie la Lazio come squadra da rappresentare a scuola sono piombati nelle nostre vite. Certo è acerbo, avrà bisogno ancora di tempo e di fiducia, ma quello che abbiamo potuto intravedere in questi mesi lascia ben sperare, anzi, memori della cura-Gila forse anche avere delle certezze in più sul suo futuro. Quando svetta di testa e affronta gli avversari con lo sguardo un po' sorridente e un po' assassino di un vichingo danese, mi viene da pensare che anche se qualche pezzo grosso lì dietro se ne andrà, ci sarà sempre Oliver con la sua maglia della Lazio anni '90 che sistemerà la questione.
Tavares: 7
Sì, anche se la favola di Nuno è durata realisticamente solo 4-5 mesi in totale, il voto non potrà mai essere una sufficienza stiracchiata o un 5. Personaggio uscito da un albo fuori collana classica della DC, un supereroe con poteri molto poco comprensibili e visibili ma che ha l'aura dell'alieno piombato sulla Terra per cambiare le sorti del mondo e finisce invece vittima di se stesso. Un terzino sinistro a sinistra che fa mille assist in tre mesi, poi venitemi a parlare di Klose e Cissè che segnano entrambi al loro esordio a Milano: nel nostro recente passato la visione di quel treno inarrestabile su quella fascia dove abbiamo pure provato ad adattare Provedel nella speranza di trovare qualcuno che facesse dignitosamente le veci di un terzino sinistro, ha rappresentato il sogno concreto di poter vivere una storia diversa. Ma poi, naturalmente, la realtà ha prevalso sul sogno, che è un po' il nostro marchio di fabbrica, e quindi adesso, dopo poco più di un anno, siamo qui a sperare che l'alieno torni sul suo pianeta, magari lasciando giù un po' di soldi, che su quella fascia maledetta toccherà provare davvero a mandare qualche altro segnale nello spazio.
Rovella 7.5:
il direttore d'orchestra può mostrare le sua qualità anche se l'organico che dirige è di medio livello. E il buon Nicolò, pur avendo il nome del più grande violinista solista della storia, ama molto invece il lavoro d'insieme, quello che non fa emergere i solisti ma privilegia il risultato corale. Quando si è preso il podio non l'ha più lasciato, ma purtroppo la sua fragilità fisica lo continua a rendere un'incompiuta, come la sinfonia di Schubert che delle volte sembra far viaggiare meravigliosamente sugli spartiti quando detta il gioco da regista. La scelta "mi opero/non mi opero" mista a un po' troppa enfasi Lazialieggiante, che abbiamo ovviamente gradito ma che è sembrata un po' esagerata rispetto alla gestione del suo problema fisico, ha inevitabilmente fatto scendere il voto. Ma va da sé che per la nostra orchestra, che latita in alcune sezioni fondamentali, avere un direttore come lui è imprescindibile. Torna presto, maestro!
Guendouzi 7:
La dimostrazione pratica che puoi avere una mente molto fragile ma un corpo fortemente integro. E Mateo è così: naif, folle, scellerato, ma in campo se crede nel progetto (e con Sarri ci crede un po' più che con Baroni e Tudor) diventa più affidabile di un orologio svizzero. Non avrà qualità particolari, non sarà una mezzala che fa invidia al mondo intero, ma nella nostra economia è un titolare di cui non si può fare a meno. Il problema, appunto, resta quella testa troppo pazza per essere nascosta da una cascata di boccoli. Oggi non me ne priverei mai, ma se dovesse essere sacrificabile per un arrivo migliore o per sistemare i conti, forse lo metterei sul mercato senza troppi rimpianti. Perché se in campo dai tutto per me puoi restare a vita, ma se la testa rischia anche solo parzialmente poi di limitare quell'apporto, allora ciao. Finché dura fa verdura, speriamo che quella del buon Guendo venga coltivata meglio almeno finché sarà dalle nostre parti.
Cataldi 7:
E che gli vuoi dire a Danilo. Cacciato sostanzialmente per un'intervista, ripreso per disperazione, tirato per la sua maglia della Lazio (che non ha mai tolto realmente) una volta dalla società, una volta dai tifosi. E lui ha sempre risposto con quella sfrontatezza tipica del ragazzetto romano cresciuto a pane e calcio, con valori forti e un carattere paziente con famiglia e amici quanto irascibile verso i nemici. La traduzione è campo è stata quella di sempre: mezzala o regista, titolare o riserva, capitano o reietto, Danilo c'è, è vivo e lotta insieme a noi. Quando sei Laziale, certe cose le capisci spontaneamente, e dopo un po' di tempo te ne freghi se fanno bene o male. Perché in mezzo al campo, a tirare legnate e a correre sempre un km in più dei tuoi compagni, tanto ci devi stare te.
Vecino 6:
Il suo debito per quel gol maledetto nello spareggio maledetto per la champions' di svariati anni fa l'ha ampiamente saldato. Ha segnato gol pesanti, ha stretto i denti, si è sacrificato in più ruoli. Ci ha riportato nell'Europa che conta con quello scaldabagno di Nanniana memoria a Napoli, e probabilmente, complici l'età e il fisico non più competitivi per il calcio, ha reputato chiuso il suo lavoro qua. Ma siccome nella S.S. Tempo Indeterminato il tempo è un cerchio piatto (cit.), lui si è ritrovato ancora qui a dover tirare carrette sempre più complicate e più pesanti. Inizio a pensare che la malattia "immaginaria" che l'ha tenuto lontano dal campo per svariati mesi in realtà l'abbia passata da uno psicologo, nel tentativo disperato di capire se quel gol che ci ha segnato in quella triste serata del 2017 fosse stata una condanna per la Lazio che aveva battuto o per la Lazio che l'ha acquistato. Credo che sia lui che noi, a Giugno, speriamo con la stessa malinconica serenità di poterci finalmente salutare certificando che i conti sono stati saldati e che possiamo andare avanti con le nostre vite.
Basic 7:
"Grazie Roma, forza Lazio, ehi, ma che cazzo voi?". Eccola la sintesi del buon Toma, nel famoso video meme in cui la fidanzata lo sbatte fuori di casa augurandogli il meglio nella capitale dopo gli anni significativi a Bordeaux. Dall'episodio della pistola ai Parioli al gol segnato alla Juve il racconto di Basic sembra più una complicata traduzione di un atto degli apostoli che la storia di un calciatore: comprato con l'eccitazione della speranza che Tare avesse azzeccato uno dei suoi colpi a effetto dopo anni di nulla, svalutato dall'intervista di Sarri che sosteneva che non conoscesse quel bischero, fermato da traverse e quasi-assist che fermavano l'esplosione della sua carriera sempre un cm. prima della detonazione, alla fine lo sfortunato allievo è dovuto calarsi con forza nel ruolo dell'epurato odiato da tutti per rinascere come titolare inamovibile. Evidentemente ci sono giocatori che hanno bisogno della disperazione dell'oblio per ritrovarsi, e il nostro errore forse è stato quello di pensare che coccolandolo l'avremmo recuperato. Allora soffri, Toma, e prenditi dileggi e insulti, perché se questo sarà carburante per la bella stagione che ti stai inaspettatamente ritagliando, chi siamo noi per fermarti?
Belahyane 6:
Uno dei miracoli di Gennaio dell'anno scorso, un acquisto che non fosse un carneade pescato da qualche lega moldava in prestito, bensì un promettente motorino di centrocampo che tra l'altro si mise in mostra proprio con il nostro ex Baroni, che a Verona ci mise in difficoltà proprio sfruttando le caratteristiche del piccolo Reda. E invece è stato ignorato un po' da tutti, tranne che dagli arbitri, che gli hanno sventolato più volte il cartellino rosso per ingenuità che neanche Pellegrini sotto Prozac avrebbe commesso. Da lì una inesorabile discesa, che probabilmente culminerà in una cessione, nonostante l'accordo finanziariamente creativo fatto da Lotito per comprarlo definitivamente sostanzialmente pagandolo coi soldi del monopoly. Chissà che invece non avremmo dovuto applicare anche lui la cura Basic; in ogni caso, la sensazione è che insulti o non insulti, la sua esperienza da noi semplicemente non fosse la sua destinazione ideale.
Dele-Bashiru 6:
Baroni ha creato un clima e una situazione, almeno nel girone d'andata, in cui tante cose sono sembrate qualcosa che non erano. Tavares era il miglior terzino d'Europa, Taty e Dia una coppia da Real Madrid, Tchaouna un calciatore professionista e Dele-Bashiru la versione più completa di SMS. Poi i nodi sono venuti al pettine, e Fisayo mi sembra che stia ancora cercando di districare i rasta con una molletta. Non è un trequartista, non è una mezzala, non è un regista, non va bene per il 3-5-2, non si adatta al 4-3-3. Poi, ogni tanto, sradica palloni e sforna assist, prima di riaddormentarsi. "Ce serve o nun ce serve", chiedeva Armando Feroci ai suoi elettori parlando del Tevere; il paragone è ovviamente improvvido, però diciamo che nella situazione in cui siamo, più che pensare a rendere il Tevere balneabile, forse dovremmo prima risolvere i problemi di parcheggio e di viabilità delle strade che lo circondano impazzite di traffico mentre lui invece scorre placidamente.