La Lazio sta morendo.
Piano piano, di giorno in giorno, un'umiliazione dopo l'altra.
Ma vedo anche in questo topic tante rane di Chomsky, oramai bollite.
Ogni singolo giorno c'è un insulto verso i tifosi.
Ogni singolo giorno ci viene ribadito che la Lazio non conta nulla, non deve contare nulla, il sogno responsabile è quello di vivere un altro giorno, vedere un'altra alba. Niente é volto in positivo, l'obiettivo è NON.
Non morire, non fallire.
Solo questo.
E noi dovremmo applaudire in estatica contemplazione di cotanta progettualità, infinita intelligenza e astuto agire.
Siamo prigionieri di un uomo che usa la Lazio per arricchire se stesso. Magnager e prenditore al contempo.
Non siamo in un connubio virtuoso: lui si arricchisce e la Lazio è sempre più povera e derelitta, zimbello d'Italia.
Siamo talmente inutili che riceviamo solidarietà anche dai romanisti: troppo triste la nostra fine, deriderci sarebbe come sghignazzare davanti alla morte della madre di Bambi: troppa insensibilità anche per Hannibal Lecter.
Io davvero non so come facciate a non vergognarvi quando lo sentite parlare. Questo sproloquio volgare, la presunzione ostentata, le falsità reiterate, tutto fa sfondo all'incapacità gestionale che ci ha portato ad un fatturato oramai prossimo a quello dell'Udinese.
Una morte annunciata mentre alcuni di voi dibattono sull'importanza della partita contro l'Atalanta.
Mi è capitato di sentire il giornalista Stefano Agresti.
Lui è compendio fedele del pensiero di chi entra: la Lazio non conta niente, non è mai contata niente: di cosa si lamentano i tifosi?
Chi va allo stadio dà ragione ad Agresti, ha semplicemente introiettato questo disprezzo per la Lazio.
Durante la presentazione dello stadio Lotito ha voluto ostentare quanto gli facciano schifo i tifosi della Lazio, quanto li consideri meno che vermi.
E la dimostrazione è la presenza al suo fianco del leggendario Assobomber, celebre tombeur de femme sui Social, dove con fascino dongiovannesco e savoir-faire à la Casanova si procaccia prede per la sua insaziabile fame di avventure.
Una lectio magistralis su "la Lazio è mia, ne faccio quello che voglio, anche darla a mio figlio che è questo qui, lo vedete, non sa fare una O con un bicchiere ma io la lascio a lui perché comando io".
E poi mi tocca leggere "entro perché sono un uomo libero".