Riporto una lettera aperta di Filippo piperno, giornalista che non conoscevo ma che mi è piaciuta molto, va al vero nocciolo delmprobl3ma senza sentimentalismi ne odio.
"La vicenda che riguarda Claudio Lotito e una parte significativa della tifoseria laziale non è soltanto una contestazione a un presidente, né l'ennesima protesta legata ai risultati, al mercato o alla gestione tecnica di una squadra. È qualcosa di più profondo: un conflitto sulla natura stessa del calcio e sul rapporto tra proprietà, società e comunità dei tifosi.
ll caso Lazio dimostra il limite di una lettura esclusivamente aziendale del fenomeno calcistico. Il tifoso non è un consumatore ordinario. Non sceglie la propria squadra come sceglie un servizio digitale, un abbonamento televisivo o un marchio commerciale.
La relazione con un club si fonda su appartenenza, memoria, trasmissione familiare, identificazione territoriale e riconoscimento simbolico. È una fedeltà che precede il risultato e sopravvive a sconfitte, errori, delusioni e stagioni mediocri.
Lo dimostra, meglio di qualsiasi teoria, il comportamento della tifoseria laziale in quest'ultima stagione. Un consumatore insoddisfatto smette di pagare o chiede il rimborso; il tifoso laziale ha fatto l'esatto contrario.
Ha sottoscritto l'abbonamento nonostante il mercato bloccato, e poi ha scelto di non usarlo: si è privato di una semifinale di Coppa Italia e di un derby — le partite per cui un tifoso vive — pur di non legittimare con la propria presenza una gestione che non riconosce più.
È un gesto economicamente irrazionale e simbolicamente perfetto: il sacrificio come forma di protesta. Nessuna categoria del marketing è in grado di descriverlo."