Citazione di: Warp il 10 Lug 2026, 14:58La nostra storia avrebbe potuto scriverla Monicelli una storia agrodolce piena di disgraziati, vittime, fijidenamign8a e approfittatori.
La colonna sonora la prenderei da io la conoscevo bene capolavoro del cinema italiano e dalla voce di uno dei nostri migliori cantautori criminalmente messo da parte dalla massa ignorante. Sergio Endrigo
Questa cosa che hai scritto è veramente stupenda!

Bel topic, io amo le conversazioni a tema ricordi.
Chiaramente la nostra è una vita sulle montagne russe, ben diversa da quella delle strisciate, e ognuno di noi, pur con le relative differenze, può richiamare, a fasi alterne, momenti belli e brutti.
I miei ricordi cominciano nel 1995, quando mi portarono per la prima volta allo stadio: Lazio-Inter 4-1. C'era Zeman, ma ho immagini confuse di quel pomeriggio, visto che avevo poco più di sei anni.
La Lazio stellare la ricordo molto bene. Non ero abbonato, ma seguivo, e se la delusione per il bruciante furto del 1999 se non altro mi ha fatto aprire gli occhi sulla cattiveria e la mediocrità del tifoso medio (perché vedere esultare come matti per un mese gli antilaziali e i romanisti, loro che non pensano mai alla Lazio, è stato eccessivo: ora capisco che era solo un segnale di incalcolabile frustrazione), ad oggi mi sono rimaste impresse soprattutto le gioie più grandi, su tutte la Supercoppa Europea e il 14 maggio del 2000, un giorno per me indimenticabile. Noto che faccio fatica, da qualche tempo, a riguardare quelle immagini. Se penso a quei giorni, mi viene da sorridere, ma non voglio vedere nulla: immagino di essere più malinconico del dovuto.
Con l'estate del 2001 tutto è cambiato. Si iniziava a parlare di crisi finanziaria e nel giro di due anni, come detto da qualcuno, il centrocampo più forte d'Europa è stato smontato per vedere con la nostra maglia alcuni buoni giocatori tipo Fiore, Giannichedda o Liverani, purtroppo non all'altezza dei fuoriclasse del recentissimo passato. La stagione 2001/2002 fu terribile. Zaccheroni, che è sempre stato un allenatore mediocre, non capì assolutamente nulla dell'ambiente, della città e perfino dei giocatori. C'era una confusione totale e pure una colonna come Zoff non riuscì a far fronte ai problemi di cambiamento a cui stavamo andando incontro. Quei 365 giorni da incubo, iniziati con le cessioni di Veron e Nedved, hanno raggiunto il culmine con l'addio di Nesta, forse il giorno più triste della mia vita da tifoso e sicuramente uno spartiacque personale, perché da allora qualcosa, in termini di disillusione, è cambiato dentro di me.
Una menzione particolare se la merita la stagione 2002/2003. Nesta era andato via, la cessione di Crespo fu brutta, la crisi finanziaria era sempre più nera, ma avevo quattordici anni, ero abbonato, e la Lazio di Mancini era spettacolare. Lui è stato l'allenatore migliore per quel momento: conosceva benissimo l'ambiente, aveva voglia di emergere e c'era un gran desiderio di cancellare la stagione passata. Mancini è riuscito a far fronte a una situazione tutt'altro che semplice e a mettere in campo una grande squadra (sebbene mi abbia un po' deluso il suo comportamento nel 2004). Arrivammo quarti ma mi divertii tantissimo al netto della sfiga enorme (ricordo una quantità esorbitante di legni). L'emblema di quella stagione fu Lazio-Porto: avremmo potuto superare il turno, ma appunto fu un'annata sfortunata, e allo stadio eravamo in 70.000 e abbiamo applaudito tantissimo alla fine, proprio perché quella squadra piaceva. E credo che quel periodo ci racconti bene la distanza col presente: c'erano problemi, disagi economici, calciatori non pagati per mesi, ma c'era una società che non respingeva i tifosi, anzi li chiamava a raccolta per superare gli ostacoli insieme. La campagna abbonamenti dell'anno successivo fu a prezzi popolari e con in regalo una maglietta: mi pare vennero staccate 42.000 tessere e durante un Lazio-Chievo tutti indossavamo quella maglietta, stupendo. Che abisso rispetto all'attuale gestione.
E a proposito, ecco che nel 2004 è arrivato il lurido Lotito. Tanta antipatia fin da subito per quel volgarissimo individuo, peraltro sempre troppo sospettosamente occupato, nella sua meschinità, a screditare lo straordinario passato. E troppe stagioni altalenanti, con sempre la sensazione che se si fosse osato di più avremmo fatto il salto di qualità definitivo. Tuttavia, e non potrebbe essere altrimenti, alcuni eventi li ricordo con grande gioia. La vittoria del 2009 mi ha riportato ai successi di qualche anno prima; la Coppa Italia del 2013 è Storia; e accanto ad altri trofei c'è stato Ciro, che davvero non è poco.
Adesso è il futuro il nostro tema più importante, perché speriamo sia all'insegna di una società con soldi, rispetto e rinnovate ambizioni.