Oggi stiamo tutti coi forconi in mano, e sarebbe assurdo il contrario. Però sappiamo anche come funziona: appena ricomincia il calcio giocato, inevitabilmente una parte della protesta rischia di sfilacciarsi.
Io, sinceramente, speravo che queste settimane portassero alla spallata decisiva. Mi aspettavo quantomeno una manifestazione d'interesse concreta e pubblica, qualcosa che togliesse a Lotito l'ultimo alibi.
Perché va bene raccontare di contatti, lettere d'intenti, trattative più o meno avanzate, offerte rifiutate e così via. Ma a un certo punto la gente vuole vedere qualcosa di tangibile. E, francamente, è pure comprensibile.
Io sono convinto che esistano più gruppi interessati alla Lazio: parliamo di un asset che, al netto di tutto, resta appetibile. Però ormai non basta più sentirlo dire. I tifosi vogliono una prova, un fatto, un segnale pubblico.
Anche perché sarebbe interessante vedere come reagirebbe Lotito davanti a un'offerta messa nero su bianco e sotto gli occhi di tutti. Puoi rifiutare nel chiuso di una stanza prima 450 milioni, poi 600. Ma quando l'offerta diventa pubblica, a quel punto una spiegazione la devi dare.
Non solo ai tifosi, ma anche agli azionisti. Perché dentro la Lazio non ci sono soltanto i soldi di Lotito. Ci stanno pure i nostri. E il motivo per cui un'offerta viene respinta non può restare una questione privata.