Citazione di: Eroche..siusta il Ieri alle 14:26Io invece credo che il suo intento sia resistere per sistemare tutto per bene a Reggio e per farlo ha bisogno di tempo, deve sistemare sé stesso ed il figlio, le sue amiche aziende il suo seggio, sono tutte cose che richiedono tempo e forse la Lazio ha intrapreso un piano inclinato più rapido di quello che lui aveva previsto. Non aveva previsto una contestazione così aspra, non aveva previsto le desertificazione degli abbonamenti e nemmeno le forti pressioni che sta ricevendo.
La vicenda polymarket è mancanza di programmazione per me, è mettere na pezza per gli introiti ma gli è andata male.
La Lazio è muta da tempo, non replica alle voci che girano come faceva sino a pochi mesi fa, Fabiani è muto alle conferenze di presentazione, Calveri è a Reggio e cura gli interessi della Reggina.
Per me, oltre agli appalti deve vedere che possibilità ci sono per lo stadio, ma non il Flaminio bensì il Granillo e relativo centro sportivo, quello che non riuscirà a fare col Flaminio riuscirà a farlo col Granillo.
E' vecchio, la Reggina e quello che rappresenta la Calabria saranno la sua casa di riposo e come tutti i vecchi, di cui i figli non si vogliono o possono occupare, oppongono resistenza all'idea pur sapendo dentro di loro che un altro capitolo della loro vita si è chiuso e se ne deve aprire un altro.
Tutte considerazioni logiche e condivisibili, ma insisto: di logico e condivisibile in quello che sta facendo Lotito da qualche anno non c'è praticamente nulla.
Oltretutto mi chiedo come l'affaire Reggina, infinitamente più semplice rispetto alla Salernitana per motivi politici ed economici, possa giustificare un lassismo così evidente per la Lazio che invece rischia di perdere valore ogni giorno di più sotto tutti i punti di vista.
Una scelta logica e condivisibile, visto che è un egocentrico narcisista ma non è stupido, sarebbe stata quella di porsi scenari diversi già dal dopo Inzaghi, ipotizzando sia quello migliore che quello peggiore. E nel secondo caso ideare un'exit strategy capace di massimizzare l'incasso.
La contestazione è forte da sempre, che si sia assopita per motivi contingenti (accordi, connivenze, squadra che va bene, etc.) non significava che non potesse diventare come adesso. L'anno scorso la prima campanella è suonata, con la storia del mercato bloccato, e nisba. A metà stagione ha visto che il pubblico si allontanava, prefigurando un'emorragia di incassi per la campagna abbonamenti, e nisba.
C'era la "bomba" Sarri, forse mai esplosa del tutto ma senza sicura in mezzo al salone, e nisba. C'è una squadra con mille giocatori a scadenza, altri scontenti e altri ancora sul piede di partenza non da ieri, con l'aggravante di un mercato futuro impossibile per limiti dell'indice e scarsa liquidità, nisba anche lì.
L'unica cosa sulla quale potrei fare un ragionamento è il Flaminio, ma anche lì l'iter è lunghissimo e privo di certezze: di certo non è la mossa che potrà portare soldi freschi in cassa subito e non ha neanche quell'appeal che potrebbe cambiare in tema di sponsorizzazioni. A proposito, gli sponsor: dopo anni di mezzi fallimenti e il nulla totale scegli l'amico del tuo nuovo responsabile della comunicazione, con già una storia "chiacchierata", per farti portare un brand che dal giorno 1 tutti dicevano che era fortemente a rischio per la natura della sua attività e per la regolamentazione italiana.
In sostanza: se dovessi guardare tutto questo e decidere quale possa essere la lettura nascosta, non opterei per un percorso lento ma inesorabile di preparazione alla vendita. Sceglierei piuttosto la visione coerente rispetto al personaggio di un tentativo disperato di rimanere a galla senza fare troppi conti e rimandando le decisioni solo al momento in cui ci sarà un muro invalicabile che costringerà a prendere un'altra strada.
Ripenso alla Salernitana, venduta per due spicci proprio per questo accanimento di fronte a un ostacolo enorme come quello delle NOIF e della regolamentazione sportiva italiana, e non credo che abbia fatto tesoro di quell'esperienza. Anzi, alla Lazio corriamo anche il forte rischio che siccome l'obbligo di vendere non sarà determinato da regole specifiche, l'evento che potrebbe farlo crollare è un punto di non ritorno o economico o sportivo.
E sinceramente, visto che ci siamo già passati, preferirei evitarlo. Ma, ahimè, dipende da lui, che di logico e condivisibile non fa mai nulla quando si tratta delle sue proprietà.