Lazio Style Radio non è particolarmente interessante a livello contenutistico. Anzi, l'enfasi snodata sui colori dei fratini, la goliardia tra i conduttori che parlano in codice dei fatti loro, rimandano alla gestione societaria: approssimazione e tensione irrisolta verso la qualità che poi si traduce in un prodotto sostanzialmente scadente.
Vale per tutta la Lazio, anche nella comunicazione visiva: raffazzonata, largamente debitrice dei trend che intercetta però con mesi di ritardo.
Siamo periferia in tutto.
Ma ha un suo ruolo, la radiolina di regime.
Da lì si propagano i temi della Reazione, nascono i topoi che dovrebbero fare da contraltare alla "narrazione".
Ogni conduttore e ospite fisso ha la sua argomentazione principe, sbrodolata con il proprio stilema.
Abbiamo Parisi con la sua ossessione per la "narrazione negativa intorno alla Lazio", ad esempio.
Nell'ottica del buon Simone il cuore dela questione non è l'imposibiltia della Lazio di operare sul mercato, il depauperamento della rosa, la corsa al risparmio sugli ingaggi: assolutamente no, il problema è che, come Jessica Rabbit, ci disegnano così.
Il simpatico Cesarini, apostrofato da un ottuagenario habitué con ricorrenti "a cesarì a cesarì" e dalla onnipresente Iacobini con l'allungamento dell'ultima "i" (Cesariniiiii - immagino con mano intorno ala bocca per amplificazione), delizia il pubblico con continue allusioni alla poca flessibilità di Sarri, la mancata valorizzazione della rosa, per poi addentrarsi una raffinata (efferata) diagnosi "è normale stare così se manchi l'Europa per due anni di fila".
La dotta disamina cesariniana ha un ulteriore fiore all'occhiello, una sorta di "mal comune mezzo gaudio": è il calcio italiano ad essere in crisi, tutti devono vendere prima di comprare. Poi ovviamente la realtà irrompe sghignazzante e vediamo i colpi di Milan, Juve, Roma, Inter, Fiorentina...
Il povero Ditta cerca di portare lo stipendio a casa cercando con eloquio involuto, tra un aggettivo preposto e un florilegio di avverbi, di non fare la figura dell'idiota.
Il fil rouge è la colpevolizzazione del tifoso.
Iacobini si premura di ripetere che la Lazio non si lascia sola, Cesarini di dirci che già è complicato, poi senza l'apporto del tifosi... tutti indistintamente cercano di ricordarci che siamo stati peggio e che siamo stati 11 anni in B.
Lotito Style Radio