http://parmafans.forumcommunity.net/?t=15998142La tifoseria Crociata vorrebbe la testa del responsabile dell'area tecnica
B COME BERTA
Il presidente Ghirardi potrebbe adottare una soluzione di ridimensionamento
B come Berta, Andrea Berta, il responsabile dell'area tecnica del Parma Calcio, condotto per mano nel 'club' di piazzale Risorgimento, come suo uomo fidato, direttamente dal Carpenedolo (serie C2), dal presidente Tommaso Ghirardi. Il popolo dei tifosi Crociati ne chiede la testa, come domanda quella del direttore sportivo Gabriele Zamagna, considerando entrambi, essendo gli operatori di calciomercato, tra i principali colpevoli della fallimentare stagione 2007/2008, appena culminata con la retrocessione nella serie cadetta. La supplica dagli ambienti della tifoseria é prolungata e martellante. Chissà se Ghirardi, il quale, per onestà, va detto, molte scelte tecniche le ha effettuate in prima persona, ascoltando e recependo, si mormora, i consigli interessati del potente procuratore Tullio Tinti, darà seguito alle preghiere implorate dalla piazza. L'impressione é che, almeno quanto ad Andrea Berta, il suo capo non verrà completamente tagliato, ma, con ogni probabilità, soltanto ridimensionato, con una manovra molto di apparenza, per accontentare, in qualche modo, la tifoseria, piuttosto che di sostanza. Per una serie di ragioni che non risiedono tutte, e non solo, nel legame personale intercorrente con Ghirardi, ma nelle sue qualità professionali, molto considerate e apprezzate, non certo in quelle caratteriali, altrettanto conosciute e, purtroppo, da noi tastate e saggiate. Andrea Berta, fino all'anno scorso, era una specie di Doriano Tosi, il sorbolese oggi direttore sportivo del Modena, il quale ha ricoperto per breve tempo il medesimo ruolo al Parma, persona di fiducia del patron dell'Immergas e della squadra canarina, sempre di Sorbolo, Danilo Amadei. Berta di Tosi, antecedentemente all'ormeggio nel calcio che conta, ne ha ricalcato, bene o male, le orme. Otto ore di lavoro in banca (Tosi lavorava all'Immergas) e il resto della giornata, fino a notte inoltrata, a seguire giocatori sui campi e in videocassetta. Prima di approdare al Carpenedolo, Andrea Berta si faceva in quattro, con ottimi risultati, al servizio di una squadra avversaria di quella pilotata da Tommaso Ghirardi, il quale lo chiamò alla propria corte, perchè si era stancato di averlo come antagonista, oltretutto vincente. Insomma, quando ai rivali si sottraggono i punti forti. Pure con i rossoneri del paese della Bassa Bresciana Berta non steccò. I risultati furono ugualmente importanti, tanto che, grazie agli uomini da lui selezionati, il Carpenedolo sfiorò la storica promozione in serie C1, dopo aver conseguito quella in C2. Da qui nasce l'incommensurabile stima professionale di Ghirardi nei suoi confronti, al punto da premiarlo e portarselo negli uffici che si aprono nel ventre della Tribuna Petitot dello stadio 'Ennio Tardini' di Parma non appena acquistò il sodalizio Crociato. Dapprima come collaboratore esterno, essendo entrato a campionato in corso, e, poi, investendolo della responsabilità dell'area tecnica. Un'ammirazione che spinse il presidente del Parma Calcio a chiedere addirittura agli organi federali deputati una deroga per la partecipazione di Berta all'ultima edizione del corso di Coverciano per diventare direttore sportivo. Sì, perchè ogni società ha diritto, se vuole, a far partecipare un proprio tesserato, assunto come dipendente, a questi specifici studi. Andrea Berta non poteva, essendo stato inquadrato, nella stagione 2006/2007, per alcuni mesi, semplicemente come collaboratore. Così, come era giusto che fosse, quella facoltà fu fatta valere a favore di Alessandro Melli. Ora, volendo, l'ex bancario bresciano, venendo da un anno intero come dipendente con un incarico dirigenziale, potrà partecipare alla nuova edizione del corso e, se sarà promosso, fregiarsi del diploma da 'diesse'. Il problema, però, é che nel Ducato di Parma, con quella mansione, ma anche con altre, la gente non lo gradirebbe proprio. E' facile immaginare che per Ghirardi questa sia una seccatura non di poco conto. Promuoverlo come direttore sportivo o confermarlo al timone dell'area tecnica vorrebbe dire partire con il piede sbagliato nel percorso di riconquista della serie A e, soprattutto, di recupero della credibilità nella tifoseria. Al tempo stesso il presidente non intende privarsi di un personaggio che ritiene, oltre che suo devoto, competente e gran lavoratore, tra l'altro, a differenza di altri esperti che esercitano nel calcio professionistico, con un ingaggio onesto, non esagerato. In fin dei conti quelli che vengono considerati, negli ambienti societari, i migliori acquisti della stagione (Morrone, Mariga e Antonelli) sono farina del sacco di Andrea Berta e del suo lavoro certosino, costituito da ore spese in viaggi per l'Italia e per il mondo, da video osservati ed esaminati mille volte, di un archivio, si narra, colmo di schede di interessanti prospetti. Alla fine dell'opera, non ci meraviglieremmo se continuasse a sgobbare per il Parma Calcio soltanto nei meandri del calciomercato, habitat in cui sa far fruttare i suoi talenti, privato di una carica dirigenziale, lontano dalle luci della ribalta, dalla squadra, dal Centro Sportivo di Collecchio, perfino dalle tribune dello stadio 'Tardini'. In modo che non provochi danni, come é capitato in questi dodici mesi, nei rapporti interpersonali con i tifosi, con i giocatori, con gli arbitri, con gli esponenti delle istituzioni calcistiche. I suoi grossi limiti, essendo impulsivo, sono caratteriali. Appena si muove nell'ambito relazionale, rischia di compromettere quei delicati e importanti equilibri, fondati su legami, conoscenze e rispetto delle persone, della loro storia e delle loro funzioni, importanti in ogni settore, vitali nel mondo del pallone, fondato su emozioni e sensibilità, principalmente in una piazza come Parma. La sensazione è che il buon Tommaso Ghirardi, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, mirerà a questa determinazione per la patata bollente dalle sembianze di Andrea Berta che si trova, da alcune settimane, soprattutto dopo la retrocessione, a sballottare da una mano all'altra.