Citazione di: Ranxerox il 20 Mar 2011, 22:59
sono abbastanza d'accordo con questa analisi.
la cosa che secondo me manca spesso quando si guarda alle vicende di questo campionato è uno sguardo capace di contestualizzare anche quanto capitato negli ultimi 3.
la Lazio ha avuto 3 stagioni consecutive che non è azzardato definire di merd.a (a parte ovviamente le coppe).
Reja è arrivato sul finire dell'ultima, ed ha impostato un lavoro per gradi, sulla lunga distanza, dandosi, d'accordo con la società, traguardi intermedi di verifica, sottoforma di prolungamenti di contratto soltanto annuali.
il primo grado era quello di far uscire la squadra dall'emergenza contingente. la retrocessione evitata grazie a un ottimo finale di stagione ha contribuito al superamento del primo test di verifica, e al conseguente rinnovo di un anno.
il secondo grado era quello di consolidare l'autoconvinzione collettiva, l'autostima. l'intelaiatura, il gruppo base della squadra è qui da tutti i 3 anni in esame, e le suggestioni di un ambiente che, come brillantemente descrive cosmo, è incline al pessimismo e al disfattismo, fanno sentire il loro eco anche a Formello.
per riuscire in questo compito Reja ha evidentemente privilegiato il risultato rispetto al gioco.
attraverso i punti in classifica, Reja ha cercato di cementare le convinzioni di un collettivo troppo spesso negli ultimi anni oggetto dei fischi e delle critiche spietate che l'ambiente gli ha rivolto. come in una spirale che si autoalimenta, in questi anni i risultati negativi hanno innescato le critiche e l'eccesso di critiche ha pregiudicato i risultati.
Reja si è detto: come è cominciata non lo so, l'unica certezza è che se tolgo uno di questi ingredienti, la spirale dovrebbe fermarsi. per cui basta coi risultati negativi. e così è stato, fino a un certo punto.
il lavoro sul secondo grado in effetti ha dato esiti positivi anche oltre le aspettative. ma non è riuscito a disinnescare del tutto la spirale appena descritta. anche perché c'è un elemento particolare qui a roma che riesce a sfuggire a ogni logica ed è in grado di far vacillare un impianto improntato alla razionalità
(tolgo i risultati negativi e fermo la spirale) in qualsiasi momento. un elemento chiamato derby.
la sconfitta di due domeniche fa, che si aggiunge ad una collana già parecchio lunga e frustrante, è stata lo spartiacque definitivo, ciò che ha riportato tutto a una dimensione irrazionale.
il derby d'altronde è così: una partita che puoi studiare sotto 999 sfaccettature e in cui regolarmente diventa fatale la millesima.
il derby non è una partita da ragionieri, è questo che forse Reja ancora non ha capito.
la roma l'ha dimostrato col suo atteggiamento in ciascuna delle quattro partite vinte. o meglio nelle ultime 3. nel secondo tempo s'è messa là dietro e ha fatto né più né meno quello che avrebbe dovuto fare la Lazio: attendere. senza fare il benché minimo sforzo in più.
Reja l'ha studiata e ristudiata, sta partita, ne sono convintissimo. c'ha ragionato sopra, ha valutato tutti i pro e i contro, i suoi erano prontissimi a mettere in pratica i suoi suggerimenti in qualunque zona del campo a fronte di qualsiasi situazione, sempre tenendo in primo piano l'obiettivo principe del secondo grado e cioè il risultato.
sappiamo com'è andata, soprattutto quest'anno.
un metodo di lavoro con lo scopo di ottenere un risultato positivo, che con gli altri, quasi tutti gli altri, ha funzionato. con questo metodo abbiamo preso punti al Milan, all'Inter, al Napoli, all'Udinese, possibile che non funzioni contro la roma? possibile, anzi oserei dire matematico. anche se di matematico ovviamente non c'è nulla.
Reja non ha avuto il coraggio di guardare a questa partita da un'altra prospettiva, una prospettiva opposta a quella con cui ha affrontato brillantemente il resto del campionato. per questo ha perso e non sa neanche darsi una spiegazione convincente. nella conferenza stampa di ieri l'ho sentito ancora parlare di episodi negativi, dei 5 rigori contro in 4 partite... tutto vero, per carità. ma è una valutazione tipica da ragioniere quale lui è. prigioniero di questo ruolo suo malgrado, perché poi alla fine è così che sta ottenendo il successo nel secondo grado.
Rossi, al contrario di Reja è stato baciato da episodi favorevoli, durante i derby, ma aveva capito una cosa fondamentale: è una partita da affrontare senza calcoli, anche a costo di perderla, come pure successo durante la sua gestione.
una partita in cui devi mettere da parte il manuale delle istruzioni, per quanto funzionale possa essere, per scriverne un altro di sana pianta, in un'altra lingua, con regole assurde tipo 1+1 = 263, ben sapendo che non varrà per la prossima e che quindi dovrai buttarlo al cesso esattamente un secondo dopo il fischio finale.
il suo malumore è tutto qui: dovrebbe essere abituato alle critiche anche feroci, visto che da 30 anni fa questo lavoro. e invece non se ne capacita. perché in fondo in fondo, la verità è che ancora non ha capito che cacchio è accaduto durante i derby di quest'anno.
o forse l'ha capito benissimo: ha capito che avrebbe potuto vincere il derby e trasformare qui fischi in applausi soltanto mettendo da parte il suo metodo di successo.
la differenza tra fischi e applausi è soltanto questa, ne sono convinto. almeno per quello che riguarda la parte di tifoseria che non guarda con pregiudizio alla Lazio e al suo presidente, che è la stragrande maggioranza.