Ci sono vari misteri inestricabili nella vita di un uomo.
Il terzo mistero di Fatima, Emilio Fede, il rigorepaaroma, e chippiunehapiunemetta.
Quello che però a me proprio non torna, sono i calciatori argentini.
Mi spiego.
Da bambino guardavo gli highlights del campionato argentino ed ero affascinato dal San Lorenzo de Almagro ed in particolare dal numero 10, mi pare, tale Biaggio (un incrocio tra un fantasista buddista ed un motociclista antipatico).
Il problema in questione non è Biaggio.
Ma proprio il calcio argentino.
Rivedendo adesso alcune immagini, mi rendo conto che la particolarità del calcio argentino è che si giochi con la calamita.
Messa nel pallone in primis e addosso ai calciatori in secundis.
Sostanzialmente una squadra media argentina corre inopinatamente verso la palla, tutta e tutta insieme.
Un pò come la New Pie o la Muppet di Holly e Benjii. Solo i telecronisti sono variabili.
Quello che non mi spiego è come, invece, giocatori che di base nel loro campionato hanno le stesse conoscenze tattiche della Seredova per la filologia romanza, arrivino in Italia e si adattino perfettamente ad un campionato come il nostro che è in confronto al loro, esasperatamente tattico.