E' morto Polentes

Aperto da genesis, 21 Apr 2011, 11:31

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Aregai

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dani2110

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Che periodaccio...R.I.P.

enrico94

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aironefor

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riposa in pace CAMPIONE

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radar

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polentes

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caspita...
quei baffoni hanno accompagnato la mia infanzia...
un pensiero affettuoso alla sua famiglia

Nanni

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Ciao Baffone, quanto t'ho voluto bene.

Cirrus Minor

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R.I.P. grande baffo. Ti ricorderò per sempre nelle figurine dei calciatori dove avevi 2 baffi da cosacco!!

:( :( :( :( :( :(

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Maremma Laziale

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Che primaveraccia. Addio Luigi  :(

COLDILANA61

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Citazione di: polentes il 21 Apr 2011, 14:31
caspita...
quei baffoni hanno accompagnato la mia infanzia...
un pensiero affettuoso alla sua famiglia


r.i.p.

valpa62

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Mr. Mojo

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che brutta notizia

ciao baffo

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Il Mitico™

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Nebbioso

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Sul mag un ricordo di Polentes (e di Lovati). :(

biancocelestedentro

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condoglianze alla famiglia
r.i.p.

Citazione di: alteadler il 21 Apr 2011, 12:49
Ricordo che qui dentro ci fu, qualche anno fa, chi si inventò un "gruppo Polentes" ,credo per esaltare un certo tipo di lazialità, ruvida ma genuina. Popolare e combattiva.

Citazione di: l'unità
C'è chi è ultras e chi è Polentes
di Daniela Amenta

"C'è chi ultras, noi siamo Polentes". Fu questo lo slogan, da qui ebbe inizio una piccola storia tra il calcio e la passione. Oggi è necessario raccontarla perché Luigi Polentes se n'è andato, a 66 anni. All'improvviso, così com'era arrivato nella Lazio di Tommaso Maestrelli. Aveva due baffi da cosacco, Polentes, "roccioso difensore" nato a Vittorio Veneto. A Roma, nella città del derby eterno, erano frizzi e lazzi per quel cognome. "Magnate polenta", dicevano sghignazzando i "cugini" giallorossi. Era il 1969. Veniva dal Perugia, Gigi Polentes, a sostituire l'amatissimo Carletto Soldo. Fu accolto con diffidenza, all'inizio. Non se ne curò. Era un uomo di terra, Pola: concreto, serio, cresciuto tra i filari e le zolle.

Fu in quell'anno che segnò il suo unico gol, di naso, contro il Verona. Arrivava per allenarsi al campo di Tor di Quinto con una Mercedes smarmittata, i pantaloni a zampa di elefante e la faccia allegra. "Magnate polenta". Eppure Gigi con la Lazio giocò otto campionati e con nove presenze entrò nella sporca dozzina del primo scudetto, quello mitico, leggendario del '73-74.  Polentes magnava polenta ma era campione d'Italia. Per questo noi laziali dell'Unità lo scegliemmo come simbolo per il nostro club. Un eroe marginale, fuori dagli schemi, dai clamori, eppure cruciale. La nostra figurina preferita nell'album delle memorie e della nostalgia.

L'idea venne ad  Antonio Cipriani, giornalista eccellente e penna mirabolante. Un club surreale, il nostro, che sulle tesserine aveva l'aquila di Magritte su uno sfondo avorio, screziato di blu. C'è chi ultras e chi è Polentes. Il club si diffuse in Rete, creammo Lazio.net, sito dedicato a  chi aveva "il cielo per bandiera". E il 9 gennaio del 2000, per la festa del centenario della Lazio, Pola tornò a Roma. Non riusciva a credere che ci fosse un club in suo onore. Gli regalammo una piccola targa: fu una notte di brindisi e di abbracci, di bruschette e fotografie, di cori e sciarpette biancocelesti. Ci raccontò che con i primi stipendi della Lazio si era comprato una bella camera da letto, di quelle in legno vero, che aveva ancora. Ci raccontò che era tornato a curare la terra e che il suo prosecco era tra i migliori della zona. Un uomo semplice, che si emozionò a fare il giro di campo con un'altra Lazio, quella stellare di Eriksson e Cragnotti.

Altri tempi. Altro calcio, anche. C'è chi ultras e chi è Polentes, chi ha il cielo per bandiera e chi oggi è un po' più solo. Ciao Gigi.
21 aprile 2011

FABER67

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Addio Baffone simpatico.
RIP Campione d'Italia

lorenz82

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Cesio

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Riposa in pace

Un abbraccio alla famiglia

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Rivolazionario

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Citazione di: biancocelestedentro il 21 Apr 2011, 19:49
condoglianze alla famiglia
r.i.p.

Citazione di: l'unità
C'è chi è ultras e chi è Polentes
di Daniela Amenta

"C'è chi ultras, noi siamo Polentes". Fu questo lo slogan, da qui ebbe inizio una piccola storia tra il calcio e la passione. Oggi è necessario raccontarla perché Luigi Polentes se n'è andato, a 66 anni. All'improvviso, così com'era arrivato nella Lazio di Tommaso Maestrelli. Aveva due baffi da cosacco, Polentes, "roccioso difensore" nato a Vittorio Veneto. A Roma, nella città del derby eterno, erano frizzi e lazzi per quel cognome. "Magnate polenta", dicevano sghignazzando i "cugini" giallorossi. Era il 1969. Veniva dal Perugia, Gigi Polentes, a sostituire l'amatissimo Carletto Soldo. Fu accolto con diffidenza, all'inizio. Non se ne curò. Era un uomo di terra, Pola: concreto, serio, cresciuto tra i filari e le zolle.

Fu in quell'anno che segnò il suo unico gol, di naso, contro il Verona. Arrivava per allenarsi al campo di Tor di Quinto con una Mercedes smarmittata, i pantaloni a zampa di elefante e la faccia allegra. "Magnate polenta". Eppure Gigi con la Lazio giocò otto campionati e con nove presenze entrò nella sporca dozzina del primo scudetto, quello mitico, leggendario del '73-74.  Polentes magnava polenta ma era campione d'Italia. Per questo noi laziali dell'Unità lo scegliemmo come simbolo per il nostro club. Un eroe marginale, fuori dagli schemi, dai clamori, eppure cruciale. La nostra figurina preferita nell'album delle memorie e della nostalgia.

L'idea venne ad  Antonio Cipriani, giornalista eccellente e penna mirabolante. Un club surreale, il nostro, che sulle tesserine aveva l'aquila di Magritte su uno sfondo avorio, screziato di blu. C'è chi ultras e chi è Polentes. Il club si diffuse in Rete, creammo Lazio.net, sito dedicato a  chi aveva "il cielo per bandiera". E il 9 gennaio del 2000, per la festa del centenario della Lazio, Pola tornò a Roma. Non riusciva a credere che ci fosse un club in suo onore. Gli regalammo una piccola targa: fu una notte di brindisi e di abbracci, di bruschette e fotografie, di cori e sciarpette biancocelesti. Ci raccontò che con i primi stipendi della Lazio si era comprato una bella camera da letto, di quelle in legno vero, che aveva ancora. Ci raccontò che era tornato a curare la terra e che il suo prosecco era tra i migliori della zona. Un uomo semplice, che si emozionò a fare il giro di campo con un'altra Lazio, quella stellare di Eriksson e Cragnotti.

Altri tempi. Altro calcio, anche. C'è chi ultras e chi è Polentes, chi ha il cielo per bandiera e chi oggi è un po' più solo. Ciao Gigi.
21 aprile 2011

Questi sono articoli che fanno bene al calcio e fanno bene alla memoria, di quello che è stato un pezzo di storia della nostra Lazio.

Dusk

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