Un Reja versione ciclista carica la Lazio per agganciare il terzo posto: "A testa bassa fino alla meta... Non ci sono alternative: prendiamo l'Inter"
22.04.2011 14:41 di Marco Ercole articolo letto 737 volte
Fonte: Marco Ercole -
Lalaziosiamonoi.itFORMELLO - La scorsa settimana la Lazio è riuscita, dopo 50 lunghissimi anni, a vincere di nuovo al "Massimino" contro il Catania, facendolo oltretutto in maniera convincente e con il piglio della grande squadra. Domani lo zio Edy avrà l'opportunità di sfatarne un altro di tabù che questa volta lo riguarda più nello specifico. Il tecnico goriziano infatti, sedendo sulle panchine di Vicenza, Napoli e Lazio, non è mai riuscito a vincere una partita a San Siro contro il Milan o contro l'Inter. Negli occhi di Reja si legge una grande voglia di riuscire a superare anche questo limite, anche perché farlo domani avrebbe un sapore ancora più gustoso dal momento che in caso di vittoria i biancocelesti riuscirebbero ad agganciare i nerazzurri al terzo posto in classifica. Già all'indomani della vittoriosa trasferta di Catania l'allenatore biancoceleste era stato chiaro dicendo «ora puntiamo al terzo posto», e nella conferenza stampa di oggi pomeriggio ha confermato questo pensiero.
MENTALITÀ VINCENTE FINO ALLA FINE- Un cambio di mentalità che dovrà accompagnare la Lazio in questo finale di stagione perché arrivati a questo punto, dopo un campionato straordinario, non esistono alternative. Un concetto spiegato dal tecnico attraverso l'uso di una similitudine: «Non possiamo fare altro, dobbiamo fare come fanno i ciclisti quando abbassano la testa sul manubrio per arrivare alla vetta – ha detto Reja che poi ha continuato -. A questo punto ogni partita è decisiva, in maniera particolare uno scontro diretto come questo contro l'Inter che dista da noi appena tre punti. Dobbiamo cercare di prenderli ed oltretutto l'Udinese ha vinto a Napoli la settimana scorsa e si è rifatta sotto. Come ho già detto in precedenza il calendario non ci aiuta ma abbiamo l'obbligo di andare ovunque per vincere. Poi se l'avversario sarà più bravo o più meritevole stara al campo deciderlo». E coerentemente con questo cambio di atteggiamento, è molto probabile che venga nuovamente riproposta la formazione spregiudicata vista a Catania anche se ovviamente l'allenatore non intende scoprire anzitempo le carte: «Ovviamente devo ancora valutare ma non sono intenzionato a cambiare le posizioni in campo anche perché mi sembra che i quattro davanti stiano abbastanza bene. Ormai non c'è più tempo per fare tante considerazioni e dobbiamo avere una mentalità vincente con l'obiettivo di proporre il nostro gioco. Una filosofia che dovremo mantenere fino al termine del campionato. Ogni allenatore deve mettere in campo i migliori giocatori a disposizione e dobbiamo augurarci che questi possano dare il massimo apporto in modo tale da permetterci di giocare le nostre carte. Vincere a Milano non sarà facile ma concettualmente dobbiamo cercare di fare male all'Inter. Andremo a fare la nostra gara». Con un occhio però ai diffidati visto che saranno molto importanti anche le prossime gare, e c'è il rischio di ritrovarsi a giocare praticamente senza difesa: «Con Radu infortunato fino al termine della stagione e con Diakité che ancora non ha recuperato, non posso certo essere tranquillo sotto questo punto di vista, pertanto spero che se devono essere squalificati perlomeno lo facciano uno per volta. Dovremmo avere recuperato Brocchi anche se praticamente non si è mai allenato. Lo ho visto abbastanza bene, andremo in 20 e tutti devono sentire coinvolti. Tra oggi e domani deciderò cosa fare».
L'INTER COME UN LEONE FERITO – Non sarà facile la partita di domani, anche perché l'Inter dopo un periodo negativo sembra aver ritrovato il giusto entusiasmo dopo aver vinto la semifinale di andata di Coppa Italia, una sensazione spiegata dal tecnico attraverso l'uso di un'altra similitudine: «L'Inter è come un leone ferito. Nel giro di qualche giorno ha perso il derby ed è uscita dalla Champions League. Ma contro la Roma si sono ricaricati e sanno benissimo che contro di noi dovranno fare una partita importante. Oltretutto hanno recuperato tutti e rispetto all'andata sarà molto diverso visto che in quell'occasione avevano la testa al Mondiale per Club e non erano sicuramente in condizione come adesso. Dal punto di vista mentale vorranno sicuramente batterci e toccherà a noi creargli dei problemi, cercando di sfruttare con cinismo gli spazi che lasceranno. È chiaro che per uscire con dei punti da Milano dobbiamo fare gol, questo è sicuro». E sulla panchina nerazzurra siederà Leonardo, sicuramente agli antipodi di Reja, se non altro per il modo in cui è riuscito ad arrivare su una panchina di Serie A: «Quando è arrivato all'Inter ha creato subito motivazioni ed entusiasmo. Nel giro di 15 giorni poi sembrava che dovesse essere esonerato e questo testimonia come si fa presto in Italia a cambiare opinione. Tuttavia credo in questi due anni Leonardo abbia dimostrato di essere un ottimo tecnico e quando la società ed i giocatori credono in te significa che qualcosa di buono l'hai fatto. Sotto questo punto di vista media e tifoseria contano relativamente, quello che conta è essere credibile agli occhi dei giocatori che alleni ed alla società». La partita sarà arbitrata da Morganti, una scelta che soddisfa decisamente Reja nonostante lo spiacevole precedente del derby di andata: «È un ottimo arbitro, sicuramente tra i migliori se non addirittura il migliore. Poi ci può stare di fare qualche errore ma nel derby di andata lui non poteva vedere, e avrebbe dovuto dargli una mano il guardalinee. Ma questa comunque è un'altra partita e sono molto soddisfatto della designazione».
VIVERE ALLA GIORNATA CONSAPEVOLI DELLA PROPRIA FORZA – Prima della trasferta di Catania Reja aveva parlato della necessità di almeno due colpi esterni per essere abbastanza sicuri di raggiungere l'obiettivo dell'Europa che conta ma la vittoria dell'Udinese a Napoli ha complicato i piani anche se da ora in poi non serviranno tabelle come conferma l'allenatore: «Potrebbe anche bastare un solo altro colpo ma è ovvio che vanno fatte considerazioni sulle altre partite disponibili. Dobbiamo vincere più partite possibili a partire da domani visto che una sconfitta allontanerebbe le nostre prospettive Champions. Ovvio che non sarebbe finita ma mancano poche partite e se si possono fare punti meglio farli subito. Dopo giocheremo fuori con Lecce ed Udinese, due squadre ancora in corsa per i loro obiettivi. È lapalissiano che se dovessi sceglierne una opterei per lo scontro diretto ad Udine, ma non facciamo i conti su nessuno. Dobbiamo fare la corsa solo su noi stessi perché se la squadra gira possiamo creare problemi a tutti». Ed effettivamente, soprattutto nelle partite contro le cosiddette "big", difficilmente la Lazio ha tradito le aspettative giocandosela con tutti alla pari, ottenendo peraltro in molte occasioni dei buoni risultati figli dell'acquisizione della consapevolezza delle proprio valore: «Inizialmente non eravamo consci delle nostre possibilità. Poi nell'arco del campionato c'è stata una crescita costante di autostima e di consapevolezza delle nostre qualità. Con 60 punti conquistati si può dire che abbiamo fatto un campionato al di là delle previsioni, e quando abbiamo giocato con le grandi, Napoli compreso, non ci siamo mai fatti mettere sotto da nessuno, ed anzi, gran parte delle volte abbiamo fatto risultato. Da Napoli in poi c'è stata una crescita costante fisica e mentale e mi auguro che si mantenga fino alla fine del campionato». Una tenuta fisica e psicologica che sarà fondamentale domani per ottenere punti, come conferma in conclusione il tecnico goriziano: «Se non sei al massimo della condiziona diventa difficile fare risultato a Milano. Ma siamo sereni e convinti anche perché nelle ultime partite e negli ultimi allenamenti ho avuto l'impressione che la squadra stia bene. Sul piano della corsa e dell'equilibrio servirà molto sacrificio e tutta la squadra dovrà suddividersi equamente gli sforzi nella fase di non possesso palla. Davanti non dovremo dare punti di riferimento agli avversari, una cosa che Zàrate, Floccari, Mauri ed Hernanes fanno molto bene. Mi auguro si ripeta quello che abbiamo visto a Catania».