In questa partita maledetta c'e' tutta la parabola della Lazio, no, non solo di questa stagione, ma di tutta la sua storia.
Forse, inconsciamente, abbiamo adottato questa squadra e questi colori perche' vogliamo soffrire, vogliamo vivere male.
Una squadra (metto dentro tutti, dal presidente al giardiniere di Formello) che si perde, fragile, disorientata, stordita, cotta, irritante e sfigata al tempo stesso; come lo sono state altre Lazio ben più attrezzate di questa.
Mi ci rivedo, un po' in questo essere maledetti. I rigori noi li tiriamo cosi, i rimpalli vanno fuori, il palo e' sempre palo, nai che uno stelo d'erba ne cambi direzione.
Siamo maledetti nell'amare un maledetto giocattolo incompiuto, abbozzato che pensavamo più bello di quanto in realkta' non sia.
Non doveva infortunarsi nessuno, nessuno doveva essere squalificato per reggere.
Incompiuti sul più' bello, come sempre o quasi come e' entrato quasi fosse veleno nel nostro sangue.
E lo stesso, Forza Lazio