è partita la controaerea.....(anche Matri torna a Cagliari quindi?...)
Ora i grandi club minacciano
"No al mercato con le 15 ribelli"
L'ad dell'Inter Ernesto Paolillo
Di ricorsi in ricorsi. Di minacce in minacce. La Lega di serie A è pericolosamente spaccata in due e al momento non si vede chi possa rimetterla insieme. Non certo il suo presidente (in scadenza, anzi scaduto) Maurizio Beretta. Le cinque grandi (Milan, Inter, Juve, Napoli e Roma) sono contro le 15 medio-piccole: si litiga da tempo per i 200 milioni del bacino d'utenza. Le 15 "ribelli" si sono rivolte a tre società demoscopiche (che ora sono diventate due, essendosi ritirata la Sport &Markt: la delibera è ancora valida?) e nel "paniere" vogliono mettere criteri molto discutibili, e non in linea con la legge Melandri: tifosi, sostenitori, simpatizzanti, ascolti tv, eccetera. Non è una questione di poco conto: perché se passasse la linea di Lotito e c., un club come la Juve andrebbe a perdere circa 10-15 milioni di euro. Per questo lo scontro è ai massimi livelli. L'ad dell'Inter, Ernesto Paolillo, ha spiegato oggi quale potrebbe essere il passo successivo delle cinque big: "Le grandi potrebbero scambiarsi tra di loro calciatori e non prendere calciatori dalle altre squadre". La minaccia era nell'aria (vedi Spy Calcio del 12 maggio 1): ma cosa succederà davvero quanto Cellino dovrà fare mercato con il Milan, e la Juve (o la Roma) vorranno Pastore dal Palermo? ''Si è creata questa spaccatura nella Lega e questa battaglia proseguirà anche in chiave di mercato perché le grandi potrebbero scambiarsi tra di loro calciatori e non prendere calciatori dalle altre squadre e lo si può dire con assoluta trasparenza. Gli affari si fanno con le controparti con le quali si hanno rapporti. Se da una parte vengono portati via soldi alle cinque grandi, è evidente che poi non si vanno a regalare soldi alle piccole''. Paolillo è uno dei massimi esperti italiani di financial fair play, insieme con Umberto Gandini, direttore organizzativo del Milan e vicepresidente Eca. Continua così l'ad nerazzurro, braccio destro di Massimo Moratti: ''La legge Melandri stabilisce che il famoso 25% deve essere stabilito in base al numero di tifosi, attraverso l'ausilio delle indagini demoscopiche. Non è vero che le 5 grandi sono contro queste indagini, piuttosto sono contro un criterio delle indagini demoscopiche imposto dalle 15 piccole e che non corrisponde alla reale situazione. Inserire l'auditel, ad esempio, come elemento di forza non porta da nessuna parte perché l'auditel in Inter-Chievo fa risultare un milione di spettatori e questi vengono divisi in parti uguali, senza riuscire chiaramente a sapere il numero preciso di pubblico di entrambe le squadre''. Un sistema che anche l'ad del Milan, Adriano Galliani, contesta. E adesso fioccheranno i ricorsi all'Alta Corte di giustizia presso il Coni: si entrerà presto nel merito. Ma qui ci vuole un "arbitro" che possa mettere un tavolo i presidenti, altrimenti le assemblee (la prossima il 16 maggio) servono solo a litigare.
edit. ovviamente la carta da culo che ospita tal caxxone è
repubblicadellebanane.it