Stavolta Josè Mourinho ha torto marcio. Quando dice "Ho la certezza assoluta che sarò l'allenatore del Real Madrid, con le buone o con le cattive", lascia intendere che la famosa clausola da 16 milioni esiste eccome. Lui pretende di non rispettare il contratto solo perché ha portato a casa il Grande Obiettivo, quella Champions League che all'Inter mancava da 45 anni, ma finge di dimenticare che per questo motivo è stato pagato 8 milioni di euro nel 2008-2009, più altri 8 nel 2009-2010.
Da un lato, nell'interesse del calcio, spero che Moratti tenga duro e che il Real Madrid sia costretto a pagare fino all'ultimo centesimo. Dall'altro ringrazio per la seconda volta lo Special One, che dopo aver bastonato in tutti i modi possibili i romanisti, gli juventini e i milanisti, adesso fa conoscere anche agli interisti l'amaro sapore del tradimento. Tutti bravi, adesso, ad indignarsi con l'ennesimo professionista che bada esclusivamente ai suoi interessi e per farlo calpesta le regole. Ma dov'erano quando, nell'estate del 2004, Roberto Mancini tradì la Lazio per passare all'Inter? Dov'erano nell'autunno del 2009, quando Goran Pandev dava un calcio nel sedere al club che lo ha cresciuto impedendogli di incassare una contropartita economica per la sua cessione?
La verità è che la vita è una ruota e che a gioco lungo il far west non conviene a nessuno. Se contano solo i soldi il pesce grosso mangerà sempre il più piccolo, ma arriva sempre il giorno in cui scopri che c'è un pesce più grosso di te. Grazie Mourinho, dunque: grazie per aver riportato sulla terra Moratti e gli interisti, e grazie se, da questa ignobile pantomima che stai mettendo in piedi, scaturirà finalmente un "patto di non aggressione" tra club che riporti un minimo di certezza del diritto nel mondo del calcio.