Et in Terra Pax - dal 27 maggio al Cinema

Aperto da Dusk, 25 Mag 2011, 22:58

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Dusk

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Ve ne avevo già parlato, a settembre, magari qualcuno se lo ricorda.
Ora, finalmente, ha trovato una distribuzione e da venerdì esce nelle sale.
Et in Terra Pax è un piccolo Gioiello.
Sì, lo ammetto. Uno dei due registi e uno degli attori principali sono due miei vecchi amici, con cui ho condiviso molto e con cui, ahimè, non sono più in contatto già da un po'. Ma non mi permetterei di consigliarvelo se non fossi sincero.
Quando sono andato a vederlo in anteprima, ero pronto a dover sciorinare una serie di complimenti forzatissimi e fasulli. E invece sono uscito dal cinema quasi commosso.
Anche perchè sono ragazzi che davvero ce l'han fatta da soli, senza agganci, senza raccomandazioni particolari. Senza essere figli di nessuno. E hanno sfornato un piccolo capolavoro.
Al festival di Venezia, quest'estate, si sono beccati QUINDICI minuti di applausi. E hanno rappresentato l'Italia al Festival di Tokio. E scusate se è poco.
Informatevi, leggete in giro qualche recensione. Ne vale la pena.
Da venerdì lo trasmetteranno al:
1) Farnese, in piazza campo de fiori;
2) Nuovo Cinema Aquila, Via l'Aquila 68 - zona Pigneto.

Se vi va, andate, e andateci presto, perchè è così che funziona: un buon riscontro al primo weekend di programmazione determina la decisione di distribuirlo capillarmente in tutta Italia.
E, onestamente, se lo merita. Il fatto che io conosca la gente che l'ha sfornato lo specifico più per il fatto che ne sono orgoglioso che non per altro.

Daje. :)

Dusk

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Et in terra pax Recensione

di Erika Di Giulio


Locandina Et in terra pax
Vedi Locandina

Un'estate dei nostri tempi, nella periferia di Roma. Marco (Maurizio Tesei) torna a casa dopo 5 anni di carcere. Qualcosa si inventerà, cercherà una vita normale, lontana dai traffici che ne hanno causato l'arresto. E pensare che ha anche una figlia, ma chi se la ricorda più. Purtroppo però il suo tentativo di emanciparsi dalla realtà che lo circonda è destinato al fallimento. I suoi ex compari Glauco (Simone Crisari) e Mauro (Riccardo Flammini) lo convincono a riprendere a spacciare. Sonia (Ughetta D'Onorascenzo) vorrebbe farci due chiacchiere e, mentre sta andando al lavoro nella bisca di Sergio (Paolo Perinelli), si ferma sulla panchina con lui. Parlano piano, sorridono, ma poi lei deve scappare. Sonia è una studentessa universitaria, volenterosa e convinta di rendersi indipendente, non solo economicamente, dall'ambiente in cui è cresciuta. Lei d'altronde vive sola con la nonna e vuole proprio farcela. Cerca ascolto e comprensione, ma non li trova. Là fuori è davvero un brutto mondo. Faustino (Michele Botrugno), Massimo (Germano Gentile) e Federico (Fabio Gomiero) sono un gruppo di ragazzi legati a doppio filo dall'amicizia, un filo tanto stretto da strozzarli, attirandoli in una serie di eventi drammatici che li esporranno ad una disperata vulnerabilità. Tre storie che corrono vicinissime sul fil rouge della droga e della malvivenza. Poi una collisione le fa intrecciare e una pioggia densa di schegge roventi si porta via ogni speranza di redenzione.

Accolta con 15 minuti di applausi al 67simo Festival di Venezia, l'opera prima di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini è un prodotto figlio del giovane ingegno. Vi serpeggia il germe del L'Odio, della vita infernale gonfia di periferia che strizza l'occhio alla banlieue in bianco e nero di Kassovitz. Il serpentone di Corviale trita e protegge le esistenze rimbalzandole nei gironi danteschi dei pianerottoli e dei disimpegni. L'ecosistema delle inferriate, degli spigoli di cemento svettanti e del grigio d'asfalto nutre le esistenze metropolitane e sbiadite dei suoi abitanti. Esistenze pigre, di reclusione e indigenza. Nell'estate afosa e desolata della periferia le cicale cantano sempre e il mare di Ostia è lontano. Meglio starsene a prendere il sole sui gradoni di cemento infuocato e morire d'accidia. Siamo nella realtà che autoproduce le proprie vittime, che già sanno di marcio, allevandole a cocaina e nullafacenza. Perchè "Se magni, se cammini, se respiri non vor dì mica che sei vivo". Botrugno e Coluccini ficcano il dito nella piaga e sanno come rigirarlo. Raccontano una quotidianità di strappi dolorosi, di marchette e omertà in un contesto insopportabilmente realistico, dalle linee forti e incisive.

Nel rogo di punizione finiranno i peccati di tutti, ma un falò di corpi non basterà ad assolverli. Tanto a Marcolino non cambia nulla, lui in galera ci è già stato e ci sta ancora, inchiodato sulla panchina ad osservare senza vivere le vite degli altri. Del resto azione e inazione generano medesimi esiti e tutti i personaggi stanno come mine vaganti a soffrire dello stesso orizzonte angusto pieno zeppo di affanni. E allora tutti i possibili slanci nascono già paralizzati. Nel cielo saturo di nuvole bollenti, non c'è Dio. Non si trova nessuno cui raccomandare la propria esistenza, non ci sono pezzi di ricambio. C'è lo sfascio. Del motorino e dell'esistenza. E non c'è pace in terra nemmeno per gli uomini (pochi) di buona volontà. «'Et in Terra Pax' non è un film sul disagio della periferia romana, o per lo meno lo è solo in parte. Abbiamo scelto di soffermarci sulla psicologia dei personaggi più che sul degrado, sulla disperata ricerca di una direzione da seguire più che sulle ragioni sociali dell'emarginazione. La borgata è il teatro di vicende in cui divengono lampanti da una parte le contraddizioni dell'essere umano e, dall'altra, i rabbiosi istinti di sopravvivenza e la volontà di riscatto».

Il merito del film è di affrontare le delicate tematiche di cui tratta a viso aperto, senza ombra di retorica e di farlo evitando di incappare nei canoni logori del genere. La camera può seguire silenziosa i suoi ragazzi di vita, farsi testimone immobile e non giudicante della miseria morale o attaccarsi alla pelle. Restano solo i volti a parlare, la carne, i corpi, la violenza cristallizzata sul cemento. Un'opera senza indulgenza, senza filtro, dalla struttura sobria ed essenziale, lucida e determinata negli intenti, ha l'incedere e il ritmo compatto e moderato della marcia di un soldato e si serve dell'ottimo apporto della fotografia di Davide Manca. La crudezza del taglio e il linguaggio scarno e affilato convivono con la purezza iconografica più assoluta (lo stupro) e con le profonde suggestioni liriche che ci vengono addirittura da Vivaldi. Sviluppato e organizzato da Simone Isola e dalla giovane società di produzione Kimerafilm, Et in terra pax è un film giovane e indipendente. Violento con compostezza. Ineluttabile e ghiacciante. Finalmente.

Daniela

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oddio il trailewr mette i brividi (positivi naturalmente)
spero di poterlo vedere ...peccato che la distribuzione lo penalizzi :)
certi film (e mi fido del tuo parere) meriterebbero di più

PhilWoods

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Volevo vederlo, grazie Dusk della preziosa segnalazione.

Vado domani.

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Silverado

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Dear Dusk, lo vidi quando lo segnalasti.
Un lunedì sera, anzi notte, orario improbabile al Farnese.
Mi piacque assai.
Alcune debolezze nella storia compensate da dialoghi veri, non forzati dal giovanilismo coattico che diventa, in quasi tutti i casi, macchietta.
I protagonisti parlano come si parla nei contesti socio-culturali di riferimento. Il ritmo delle battute è quello giusto, armonico nel suo realismo e "spinto" quando serve.
Budget ultrabasso, prodotto con grande dignità.
Un film che sta in piedi con una certa fierezza. Non è poco.

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