c'ero anche io. fortuna che sono testardo e sono riuscito il primo giorno a vedere Sufjan, con file e serpentoni fuori. strepitoso, una delle cose migliori che abbia mai visto, dentro un auditorium pieno di gente con un'acustica eccezionale, mica le sale sinopoli di renzo piano. visto sufjan ero già sul 3 a zero con tutto un festival da vedere.
Sufjan era il secondo motivo per cui sono partito. il primo era burial ma arrivato lì ho saputo che era kode 9 che rifaceva burial. il secondo set di kode 9 alle 4,30 del mattino non mi è neanche passato per la mente.
un po' difficile unire elettronica e rock indie dentro un festival, parlo di frequenze, energie, sostentamenti. per esempio mi sono accodato a james blake ma dopo venti minuti ho detto adios, non c'ero dentro e lui non era dentro di me.
è la 4° volta che vedo i the national, in contesti via via sempre più grandi ma per me non sono ancora da main stage, si perde molto. di tutto il set ricordo i brividi con mr november e l'abbraccio finale tra il pubblico.
caribou l'avevo già ballato al branca, è stato un live set molto sentito dal pubblico, ma il posto a imbuto dove ha suonato ha influito molto, cioè ha reso al massimo.
troppa stanchezza, non ce l'ho fatta a dire di sì a tutti come Flaming Lips. di molti gruppi non sapevo nulla: Deerhunter, Swans,The Black Angels.
Glenn Branca Ensemble per esempio mi ha ricordato quando allo stadio aspettiamo che reja faccia le sostituzioni. due [...] che gli avrei sparato.
a proposito del festival, completamente brandizzato. almeno il sonar tenta di dire qualcosa. al primavera tutto ha un logo.
poi ci sono state due cose: la prima è la finale del barcellona vista all'arco di trionfo e poi la fuga verso Pj Harvey. gran bella serata. ma quella finale e soprattutto quella gente, quella città, mi ha rimesso addosso una voglia di calcio come pochi.