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dal corriere
Proiezioni sfasate di «Tree of life»
Ma nessuno (o quasi) se ne accorge
Un'inversione di rulli ha cambiato l'ordine della storia
Ecco cosa è successo in una delle due sale della Cineteca, nell'indifferenza (quasi) totale del pubblico: arriva in sala la pellicola vincitrice dell'ultimo Cannes, The tree of life di Malick. Il Lumière propone però la visione nella versione originale (quella vista sulla Croisette) con sottotitoli in italiano. Una chicca per appassionati. Bene benissimo, salvo scoprire, dopo una settimana di proiezioni, che sullo schermo le scene viste non erano esattamente nella sequenza pensata da Malick e dai suoi montatori. Per sette giorni è saltata la narrazione cronologica 'originale'. In pratica c'è stata una inversione di rulli (sono diversi quelli che compongono l'intero film) - il primo al posto del secondo - con il risultato che l'inizio visto da quei primi spettatori era in realtà una scena che doveva arrivare un bel po' dopo, mentre al suo posto c'era il principio del film.
La cosa buffa è che nessuno se n'è accorto. Nessuno o quasi. Chi aveva letto qualcosa sull'Albero della vita, sapeva che la trama viaggiava dal presente al passato e quindi, vedendolo al Lumière, qualcosa dopo non tornava. Ma anche ai proiezionisti qualche dubbio era venuto, perché il logo della distribuzione compariva dopo quasi mezz'ora. E oltre a quello anche una citazione, che solitamente sta in testa. Nessuno di loro però aveva visto l'opera (proiettata solo a Cannes) e quindi non avevano elementi certi per dire che qualcosa non andava. Solo una sensazione. Abbastanza forte da spostare il logo all'inizio della distribuzione. A parte quel piccolo correttivo, la proiezione bislacca è andata avanti per un'intera settimana.
Fino a quando qualcuno non gliel'ha fatto notare: Facebook. Chiacchiere da cinefili che dopo aver assistito alla versione originale erano poi tornati a vedere (in altre sale) quella doppiata in italiano, e così si è svelato l'arcano. Il Lumière è corso ai ripari (scoprendo anche che i rulli erano stati segnati erroneamente dai distributori), ma nessuno, in ogni caso, ha protestato per quel settimanale errore «creativo». Si sono divertiti di più quelli che commentando il film con amici che avevano visto la copia doppiata (e giusta) si sono persi in discussioni infinite su chi avesse ragione, «bell'inizio scoppiettante», «come scoppiettante, a me non sembra per niente», «ma dai, tutte quelle immagini...», e via con il qui pro quo. Cose che capitano, magari una sera sola. Ma senza proteste degli spettatori, abituati ormai a trame confusissime costruite in modo non lineare, e quindi pronto a sorbirsi ogni genere d'invenzione. A Malick in Cineteca non va mai benissimo: già tredici anni fa, quandò uscì La sottile linea rossa al Lumière capitò una cosa identica (ma se ne accorsero quasi subito). Che spettacolo!
Fernando Pellerano