L'angolo del buonumore (Articoli divertenti - stagione 2011/2012)

Aperto da Biafra, 23 Mag 2011, 19:21

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arrigodolso

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Citazione di: pandev66 il 07 Giu 2011, 12:31
Chi è un guerriero (della luce, come quello di Coelho che leggevi da ragazzino in ritiro) ....

Ma avete capito male, quelli erano i compiti delle vacanze (e, se gli davano da leggere Coelho era perchè il libro è piccolo e si legge facile, basta non capire quello che dice...)

Si,...me lo vedo Costanzo che gli dice" to France' , in vacanza leggete questo"- "A Mauri' , ma er conijo nun me piace"- " Fa er bravo, e' tutta robba corta, mezza paginetta alla vorta".....

BoyRM76

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Citazione di: spook il 31 Mag 2011, 17:24
Si chiamano ZERO ASSOLUTO perchè ispirati dalle gesta e dalle vittorie della loro squadra del cuore?

:clap:

Biafra

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Nasce la Roma di Luis Enrique, lo Zeman che viene dalla Spagna
di Roberto Renga


ROMA - A Luis Enrique dobbiamo ancora chiedere scusa per la gomitata che gli regalò in una caldissima mattinata americana Mauro Tassotti. Che era laziale, direbbero i più maliziosi tra i nuovi fans dell'ex giocatore, diventato, nel frattempo, uomo e tecnico tutto casa, tavole da surf e pallone. Siamo in tempo? Sì? Scusa, allora e in bocca al lupo.
La scelta di Enrique si porta dietro un tocco di genialità, che si deve in parti uguali, immaginiamo, a Baldini, Sabatini e Guardiola il quale, non volendo, ovviamente, lasciare il Barcellona ha indicato quello che potrebbe essere l'uomo giusto: prendete lui. Non per ripetere pari pari il viaggio effettuato dalla migliore squadra del mondo, perché questo è impossibile e dannoso solo il pensarlo. Ma per aprire una strada, per avviare una piccola rivoluzione culturale, per far capire al mondo che ci sono una piazza e una società in cui si possono teoricamente coniugare buon calcio, etica, rispetto delle regole e degli uomini: si chiama Roma, che ha già ospitato rivoluzionari come Liedholm, Eriksson, Zeman e Spalletti.  :lol:
L'Olimpico, a quei tempi, si trasformava nel Sistina e non a caso s'innamorò della Roma Pietro Garinei, che del magnifico teatro romano era la musa e il padrone di casa. Quante partite vide e apprezzò in compagnia di Gigi Proietti. Qui Luis potrebbe trovare terreno fertile. Ci sono quelli che vogliono vincere sempre e a prescindere, anche barando e tirando petardi e pietre a Menez. Ma la maggioranza è cresciuta leggendo i libri giusti. Lasciando il Barcellona e la rambla, il museo di Mirò e del giovane Picasso, la Masia e il Camp Nou, lasciando un'utopia diventata realtà, solo a Roma Enrique poteva planare. E anche per questo ha detto sì, preferendo Totti all'Atletico di Madrid, dove prospera il potere, anche calcistico. Barcellona, come Roma, si trova all'opposizione e insegue, da Michels e Cruyff in poi, il sogno del calcio che incanta e rapisce e non conosce trappole, scorciatoie e simulazioni. :rotfl2:
Il nuovo allenatore sa come si costruisce il Barcellona e può raccontarlo. Ma ci vuole tempo. Ci vuole tradizione. Ci vogliono sacrifici e voglia di imparare. Qui troverà giovani in gamba e adulti in gambissima, sempre che i nuovi proprietari non si facciano cogliere dal desiderio di radere Trigoria al suolo: dirigenti, calciatori, settore giovanile. Anche Roma ha un suo passato da difendere e Luis Enrique lo studierà. Non chiediamogli tutto e subito: faremmo del male a lui e alla Roma. Non è Capello, è un maestro d'asilo. Non è abituato a sfruttare il lavoro altrui, ma un seminatore. Uno Zeman che viene dalla Spagna, non a caso campione d'Europa e di tutto. Bocciato, chissà perché, Montella, non ce n'erano di più stimolanti.

:up:

Biafra

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Ecco Montoya, l'erede di Alves

Il Romanista-C.Zucchelli (forse..)


È l'erede designato di Dani Alves sulla fascia destra del Barcellona. A 20 anni è una delle stelle dell'Under 21 spagnola, per cui esperti e intenditori di calcio pronosticano un futuro radioso. Futuro che, almeno per i prossimi mesi, potrebbe essere a Roma.

Martin Montoya, esterno basso del Barça B di Luis Enrique, potrebbe seguire il suo ormai ex allenatore nella Capitale e ripetere, magari, l'esperienza che proprio lo stesso club catalano ha fatto con Piqué, spedito al Manchester (con tanto di Champions vinta) per fare esperienza e poi riportato a casa. Questo perché la società spagnola molto molto difficilmente si priverà a titolo definitivo di un gioiello della cantera, considerato non solo l'erede di Dani Alves ma anche il futuro titolare della nazionale spagnola. A 20 anni, il futuro è tutto dalla sua parte. Per questo il Barcellona potrebbe decidere di cederlo in prestito per un anno, per dargli la possibilità di misurarsi con un campionato di alto livello, salvo poi riportarlo alla base tra dodici mesi.

Per il momento, tra Roma e Barcellona, non c'è ancora una trattativa. Ma quando Luis Enrique sarà finalmente in Italia, pianificando le strategie di mercato con Sabatini, potrebbe fare il nome del terzino destro che in Spagna definiscono come «il suo figlioccio». Il loro legame, infatti, è molto stretto. Luis Enrique nei suoi allenamenti alla Ciutat Esportiva Joan Gamper si è dedicato molto a questo ragazzo per cercare di sgrezzarne il talento: gli ha insegnato i movimenti, ha visto con lui centinaia di dvd per imparare quando attaccare e quando difendere, ci ha parlato molto anche per spiegargli come deve comportarsi un giocatore, soprattutto se giovane, fuori dal campo. È questo un aspetto a cui l'allenatore spagnolo tiene molto e che farà presente anche ai giocatori della Roma quando avrà la possibilità di parlarci a quattro occhi.
Terzino destro, in grado di giocare anche qualche metro più avanti, è bravo nelle due fasi e possiede un buon tiro. Quest'anno ha debuttato in prima squadra nella partita contro il Maiorca e a ebbraio ha esordito anche con la Nazionale spagnola Under 21. Il suo agente, Orobitg, ieri ha detto: «Io non so nulla, con me non ha parlato nessuno, so solo che i ragazzi sono in vacanza. Né la Roma, né squadre spagnole mi hanno contattato. Non stiamo parlando di giocatori in scadenza, ma di un ragazzo che ha un contratto con il Barcellona quindi è necessario che si parli con il club. Ha un contratto fino al 2012, vedremo cosa succederà». Orobitg è l'agente anche di Jonathan Soriano, l'attaccante capocannoniere della seconda divisione spagnola, che ieri ha parlato a Radio Manà Manà: «Non avrei problemi a trasferirmi alla Roma ma finora Luis Enrique non mi ha fatto sapere niente. Siamo stati insieme per due anni – ha spiegato Soriano – ma adesso dovremo vedere se proseguiremo entrambi sullo stesso cammino oppure no. Ieri ho sentito Luis Enrique, ci siamo salutati però non mi ha fatto sapere niente in merito ad un eventuale trasferimento insieme a lui. Non so se il Barcellona voglia che rimanga o vada via: anche io vorrei capire meglio le intenzioni della società su di me. Sicuramente discuteremo insieme di eventuali offerte e poi valuteremo insieme il da farsi»

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COLDILANA61

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................ha visto con lui centinaia di dvd.........................

........ e quando dorme ?  :=))


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Citazione di: Biafra il 08 Giu 2011, 15:20
Ecco Montoya, l'erede di Alves

Il Romanista-C.Zucchelli (forse..)


È l'erede designato di Dani Alves sulla fascia destra del Barcellona. A 20 anni è una delle stelle dell'Under 21 spagnola, per cui esperti e intenditori di calcio pronosticano un futuro radioso. Futuro che, almeno per i prossimi mesi, potrebbe essere a Roma.

Martin Montoya, esterno basso del Barça B di Luis Enrique, potrebbe seguire il suo ormai ex allenatore nella Capitale e ripetere, magari, l'esperienza che proprio lo stesso club catalano ha fatto con Piqué, spedito al Manchester (con tanto di Champions vinta) per fare esperienza e poi riportato a casa. Questo perché la società spagnola molto molto difficilmente si priverà a titolo definitivo di un gioiello della cantera, considerato non solo l'erede di Dani Alves ma anche il futuro titolare della nazionale spagnola. A 20 anni, il futuro è tutto dalla sua parte. Per questo il Barcellona potrebbe decidere di cederlo in prestito per un anno, per dargli la possibilità di misurarsi con un campionato di alto livello, salvo poi riportarlo alla base tra dodici mesi.

Per il momento, tra Roma e Barcellona, non c'è ancora una trattativa. Ma quando Luis Enrique sarà finalmente in Italia, pianificando le strategie di mercato con Sabatini, potrebbe fare il nome del terzino destro che in Spagna definiscono come «il suo figlioccio». Il loro legame, infatti, è molto stretto. Luis Enrique nei suoi allenamenti alla Ciutat Esportiva Joan Gamper si è dedicato molto a questo ragazzo per cercare di sgrezzarne il talento: gli ha insegnato i movimenti, ha visto con lui centinaia di dvd per imparare quando attaccare e quando difendere, ci ha parlato molto anche per spiegargli come deve comportarsi un giocatore, soprattutto se giovane, fuori dal campo. È questo un aspetto a cui l'allenatore spagnolo tiene molto e che farà presente anche ai giocatori della Roma quando avrà la possibilità di parlarci a quattro occhi.
Terzino destro, in grado di giocare anche qualche metro più avanti, è bravo nelle due fasi e possiede un buon tiro. Quest'anno ha debuttato in prima squadra nella partita contro il Maiorca e a ebbraio ha esordito anche con la Nazionale spagnola Under 21. Il suo agente, Orobitg, ieri ha detto: «Io non so nulla, con me non ha parlato nessuno, so solo che i ragazzi sono in vacanza. Né la Roma, né squadre spagnole mi hanno contattato. Non stiamo parlando di giocatori in scadenza, ma di un ragazzo che ha un contratto con il Barcellona quindi è necessario che si parli con il club. Ha un contratto fino al 2012, vedremo cosa succederà». Orobitg è l'agente anche di Jonathan Soriano, l'attaccante capocannoniere della seconda divisione spagnola, che ieri ha parlato a Radio Manà Manà: «Non avrei problemi a trasferirmi alla Roma ma finora Luis Enrique non mi ha fatto sapere niente. Siamo stati insieme per due anni – ha spiegato Soriano – ma adesso dovremo vedere se proseguiremo entrambi sullo stesso cammino oppure no. Ieri ho sentito Luis Enrique, ci siamo salutati però non mi ha fatto sapere niente in merito ad un eventuale trasferimento insieme a lui. Non so se il Barcellona voglia che rimanga o vada via: anche io vorrei capire meglio le intenzioni della società su di me. Sicuramente discuteremo insieme di eventuali offerte e poi valuteremo insieme il da farsi»

Sostanzialmente, l'elogio del nulla sto articolo.

valpa62

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Citazione di: Biafra il 08 Giu 2011, 15:12
Nasce la Roma di Luis Enrique, lo Zeman che viene dalla Spagna
di Roberto Renga


ROMA - A Luis Enrique dobbiamo ancora chiedere scusa per la gomitata che gli regalò in una caldissima mattinata americana Mauro Tassotti. Che era laziale, direbbero i più maliziosi tra i nuovi fans dell'ex giocatore, diventato, nel frattempo, uomo e tecnico tutto casa, tavole da surf e pallone. Siamo in tempo? Sì? Scusa, allora e in bocca al lupo.
La scelta di Enrique si porta dietro un tocco di genialità, che si deve in parti uguali, immaginiamo, a Baldini, Sabatini e Guardiola il quale, non volendo, ovviamente, lasciare il Barcellona ha indicato quello che potrebbe essere l'uomo giusto: prendete lui. Non per ripetere pari pari il viaggio effettuato dalla migliore squadra del mondo, perché questo è impossibile e dannoso solo il pensarlo. Ma per aprire una strada, per avviare una piccola rivoluzione culturale, per far capire al mondo che ci sono una piazza e una società in cui si possono teoricamente coniugare buon calcio, etica, rispetto delle regole e degli uomini: si chiama Roma, che ha già ospitato rivoluzionari come Liedholm, Eriksson, Zeman e Spalletti.  :lol:
L'Olimpico, a quei tempi, si trasformava nel Sistina e non a caso s'innamorò della Roma Pietro Garinei, che del magnifico teatro romano era la musa e il padrone di casa. Quante partite vide e apprezzò in compagnia di Gigi Proietti. Qui Luis potrebbe trovare terreno fertile. Ci sono quelli che vogliono vincere sempre e a prescindere, anche barando e tirando petardi e pietre a Menez. Ma la maggioranza è cresciuta leggendo i libri giusti. Lasciando il Barcellona e la rambla, il museo di Mirò e del giovane Picasso, la Masia e il Camp Nou, lasciando un'utopia diventata realtà, solo a Roma Enrique poteva planare. E anche per questo ha detto sì, preferendo Totti all'Atletico di Madrid, dove prospera il potere, anche calcistico. Barcellona, come Roma, si trova all'opposizione e insegue, da Michels e Cruyff in poi, il sogno del calcio che incanta e rapisce e non conosce trappole, scorciatoie e simulazioni. :rotfl2:
Il nuovo allenatore sa come si costruisce il Barcellona e può raccontarlo. Ma ci vuole tempo. Ci vuole tradizione. Ci vogliono sacrifici e voglia di imparare. Qui troverà giovani in gamba e adulti in gambissima, sempre che i nuovi proprietari non si facciano cogliere dal desiderio di radere Trigoria al suolo: dirigenti, calciatori, settore giovanile. Anche Roma ha un suo passato da difendere e Luis Enrique lo studierà. Non chiediamogli tutto e subito: faremmo del male a lui e alla Roma. Non è Capello, è un maestro d'asilo. Non è abituato a sfruttare il lavoro altrui, ma un seminatore. Uno Zeman che viene dalla Spagna, non a caso campione d'Europa e di tutto. Bocciato, chissà perché, Montella, non ce n'erano di più stimolanti.

:up:
'chiedere scusa per la gomitata!" :rotflol:

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Citazione di: valpa62 il 08 Giu 2011, 18:51
'chiedere scusa per la gomitata!" :rotflol:

La cosa fantastica, e' il "riciclo" della lazialità di Tassotti.

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a voi


Totti, quello che non si può dire         


TONINO CAGNUCCI
C'è un limite alla calunnia, all'[...]a, alla meschinità, anche per chi non ha coscienza, appartenenza, ideali, sogni o valori. Anche se si volesse fare una guerra. Forse, come si dice c'è un limite a tutto. Sicuramente è stato oltrepassato quello che si traccia quando si (s)parla di Totti. Va bene, cioè no, ma va bene dargli del romano con quell'accezione negativa che mettono gli stronzi e gli ignoranti che la danno.
Va bene, cioè no, per niente, ma va bene dargli dell'ignorante, che poi sarebbe sempre per quegli idioti un corollario del primo postulato: romano, ignorante, cafone, analfabeta, Roma Ladrona la Lega Nord e pure quella Calcio non perdona (e vai con le cinque giornate di squalifica che arrivano ogni tanto da Milano). Va bene, e non va bene per niente, metterlo in croce quando fa i pollici, quando si ciuccia i pollici, quando indica la luna, quando fa la mano a Tudor, la manita alla Lazio, i gol col laser di Goldrake, il battimuro a Radu, le magliette ai laziali che so' provinciali (vabbè te credo) però no perché pure il telecronista di Al Jazeera le fabbrica ("the king of Rome is not dead": do you remember?). Va bene pure che quando lui dà un calcio interviene il Presidente della Repubblica, ma se un giocatore della squadra del presidente del consiglio prende a capocciate un signore (si chiama Joe Jordan, lavora nel Tottenham Hotspurs) davanti a tutta Europa nessuno dice niente, così come troppo pochi stanno dicendo niente adesso.

Avrebbero dovuto aprirci. I telegiornali ieri sera e stamattina, e quei giornali da Repubblica delle banane com'è quest'Italia alla frutta, senza dolce e tanto amaro da buttare giù come olio di ricino. Aprire con "Scusate" oppure "Abbiamo dato una lezione di come non si fa giornalismo" anzi "Esattamente è così che si frega la democrazia". Perché come diceva il Marchese al buon Aronne Piperno "se tu me freghi qui, me freghi dappertutto". Se tu me freghi con le Tessere del Tifoso, coi titoli su De Rossi e Totti me freghi sulla Finanziaria, sulla politica, sulla guerra.
Ma tutto questo conta meno di niente. Perché c'è un limite a tutto e cioè c'è un limite anche al commento, alla critica, all'editoriale, allo sdegno. Certo sono i grandi della nostra storia umana che ci hanno insegnato a verbalizzare ciò che non ha verbo, a dire persino il silenzio (fate risuonare il "nothing sir" di Cordelia nel Lear di Shakespeare) dialettizare persino l'urlo (guardate il quadro di Munch). C'è Tahar Ben Jellou che ha scritto un piccolo grande capolavoro: "Il razzismo spiegato a mia figlia", perché davanti a cose insostenibili, clamorosamente ottuse, false, offensive, mistificatorie, brutte, fuori quadro, contro qualsiasi sensibilità appensa sensibile, è difficilissimo dire "A" dire il contrario, dire la verità. Forse qualcuno di veramente umano un giorno avrà l'arte di spiegare ai lestofanti di oggi e di ieri, alle puttane di regime e dell'informazione, che Totti non si può vendere se stesso. E' l'opera più difficile spiegare la verità quando il sole è la verità. Ci sono le religioni apposta.. Hanno detto che spunta il nome di Totti nella vicenda scommesse, l'hanno detto in tv, l'hanno fotografato sui siti, l'hanno messo in prima pagina che Totti si vendeva le partite della Roma. Diteglielo voi come non può essere vero! Dite al mare che è pieno d'acqua, cercate di capire il cielo al volo. Aiutatemi.
Totti non si può vendere Totti. Se uno studiasse filosofia arriverebbe a una zona limite di quasi tutto che è il paradosso (un cortocircuito logico camuffato da mistero) la contraddizione che è la sorgente più inesauribile di pensiero, di vita, di scienza, di arte. Ma se uno studiasse appena il buon senso che il paradosso, la boutade, il gioco di parole, la contraddizione sono una cosa, le stronzate un'altra. Uno scarabocchio non è un Kandisky. Chi dice "non sono d'accordo con le mie idee" dice una cretinata non dà nessuno spunto, non disvela nessuna verità. Totti non si può vendere Totti. Totti non si può vendere le partite della Roma. Totti non si può vendere. Non si può proprio dire. Non si può. No. Totti è la Roma. E la Roma da quando è ragazzino che diventava rosso perché non credeva che un giorno lui potesse far parte di quel sogno palleggiato sul balcone di casa sua sopra al garage di un amico che lo portava per la prima volta allo stadio.
Ci dormiva col pallone. Totti alla Roma ha dato una carriera e il suo nome. Gli ha dato un ginocchio quando non aveva ancora 14 anni, e pochi lo sanno, e pochi le immaginano le paure di quel ragazzino fenomeno che si ritrova all'improvviso sul lettino. Totti gli ha dato un altro ginocchio, caviglia e tibia, lividi e gonfiori sulle gambe, nell'anima e nel cuore. Totti gli ha dato persino i soldi: tra quello che ha guadagnato qui alla Roma e quello che alla Roma ha fatto guadagnare in 18 anni di diritti d'immagine, di marketing, merchandising e di tutte quelle parolacce capitalistiche, ci rimette. Totti è la maglietta di Totti in Africa. Totti sono i ragazzini libanesi che dicono Totti ai nostri militari (perché Totti in Libano significa amico). Totti è la parola magica che in Medio Oriente apre ancora le porte, anche quelle della prigionia di Giuliana Sgrena. E' una favola moderna. Una favola utile. Una bella realtà. Totti è una generazione di tifosi. Ci sono essere umani che hanno 18 anni e che giustamente considerano Totti un essere pre-esistente, più antico dei dinosauri proprio perché ancora non è stato estinto.
Come le cose, gli animali, le città. Gli arcobaleni. La neve. Ci sono tifosi che non hanno mai visto niente senza Totti. Totti è il chiacchiericcio sui ballatoi di San Lorenzo e resterà sempre quel brusio. Totti è la fettina panata che ti portavi allo stadio con la frittata. Una volta era così, e Totti viene da quella volta lì. Non è mai cambiato. Non s'è mai venduto. Non se n'è mai andato. Totti a 12 anni ha detto di no alla Lazio quando ancora non aveva una squadra grande, e a 13 anni al Milan: la famiglia non era ricca, era ed è una bellissima famiglia di Roma, e rifiutare centinaia di milioni di lire quando tuo figlio è ancora un ragazzino non è da tutti, anzi è esattamente questa che fa la differenza fra tutti e Totti. E non basta comprare una vocale. Non serve comprare niente. Totti non si vende. Non s'è mai venduto. E' rimasto sempre qua. E' l'unico della nostra storia ad averlo fatto.
Una volta, sempre quella volta lì anche se era il 2004, il Real Madrid gli fece arrivare a casa una maglietta tutta bianca come l'assegno che l'accompagnava. Totti ha detto no. Ha detto no ai soldi e alle vittorie, ha detto no a tanti soldi e a tante vittorie, scegliendo la strada (fra le due quella più impervia del bosco...) di restare in mezzo alle malelingue, agli invidiosi, a quelli che si credono alternativi e che in fila ripetono "voo dico io 'a rovina daaa Roma è proprio Totti" e tutti i soloni e i saloni longobardi, dagli snob intellettuali ai cafoni agguerritti delle valli pronti a imbracciare il forcone contro Roma. Totti a turno ha avuto contro tutti. E tutto questo va bene, anche se no. Però stavolta – ed è forse il regalo più grande che Totti ci fa – hanno esagerato, hanno varcato il limite l'unico che non si poteva varcare. Totti per la Roma ha pianto, Totti è quella camminata di notte da una notte di coppa campioni alla curva Sud, Totti è il nostro ragazzino che è diventato grande senza perdersi. Totti sta sempre qui. Basta guardarlo. Ora speriamo che gli tolga tutto con le querele, miliardi di miliardi di euro anche perché lui li girerebbe tutti in beneficenza, senza dire una parola. Non parla tanto Totti. Sorride. Fa arte coi piedi.
Fa ridere negli spot. Rassicura noi suoi contemporanei con la sua presenza. In fondo questa brutta e penosa storia (di chi si difende dicendo "beh comunque Totti è un nome" e grazie al ca', proprio quello è il punto) ha una grande morale, una felicissima conclusione: appena ieri è uscita questa porcheria, subito tutti immediatamente hanno capito che non poteva essere vero, perché Totti non si può vendere Totti, perché Totti non si può vendere la Roma, perché di mezzo c'è qualcosa di infinitamente più grande che raramente si riesce a dire con immagini e parole. Insomma che c'è un limite all'[...]a, alla calunnia e alla meschinità. Quel limite è l'amore.


sto a morì.
aiutatelo, questo è grave davvero

StylishKid

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Non ce l'ho fatta a leggere tutto.
Ma se questo scrive su un quotidiano qualunque, da domani anch'io voglio le mie colonne da imbrattare.
A Cagnu' ma VAFFANQULO VA!!!!!!

jamiro25

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Quoto tutto il delirio del cagnuccio  :rotflol:, l'unico appunto è che il marchese quella frase non la disse al buon Piperno.

momi

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Citazione di: Murmur il 10 Giu 2011, 11:02
a voi


Totti, quello che non si può dire         


TONINO CAGNUCCI
C'è un limite alla calunnia, all'[...]a, alla meschinità, anche per chi non ha coscienza, appartenenza, ideali, sogni o valori. Anche se si volesse fare una guerra. Forse, come si dice c'è un limite a tutto. Sicuramente è stato oltrepassato quello che si traccia quando si (s)parla di Totti. Va bene, cioè no, ma va bene dargli del romano con quell'accezione negativa che mettono gli stronzi e gli ignoranti che la danno.
Va bene, cioè no, per niente, ma va bene dargli dell'ignorante, che poi sarebbe sempre per quegli idioti un corollario del primo postulato: romano, ignorante, cafone, analfabeta, Roma Ladrona la Lega Nord e pure quella Calcio non perdona (e vai con le cinque giornate di squalifica che arrivano ogni tanto da Milano). Va bene, e non va bene per niente, metterlo in croce quando fa i pollici, quando si ciuccia i pollici, quando indica la luna, quando fa la mano a Tudor, la manita alla Lazio, i gol col laser di Goldrake, il battimuro a Radu, le magliette ai laziali che so' provinciali (vabbè te credo) però no perché pure il telecronista di Al Jazeera le fabbrica ("the king of Rome is not dead": do you remember?). Va bene pure che quando lui dà un calcio interviene il Presidente della Repubblica, ma se un giocatore della squadra del presidente del consiglio prende a capocciate un signore (si chiama Joe Jordan, lavora nel Tottenham Hotspurs) davanti a tutta Europa nessuno dice niente, così come troppo pochi stanno dicendo niente adesso.

Avrebbero dovuto aprirci. I telegiornali ieri sera e stamattina, e quei giornali da Repubblica delle banane com'è quest'Italia alla frutta, senza dolce e tanto amaro da buttare giù come olio di ricino. Aprire con "Scusate" oppure "Abbiamo dato una lezione di come non si fa giornalismo" anzi "Esattamente è così che si frega la democrazia". Perché come diceva il Marchese al buon Aronne Piperno "se tu me freghi qui, me freghi dappertutto". Se tu me freghi con le Tessere del Tifoso, coi titoli su De Rossi e Totti me freghi sulla Finanziaria, sulla politica, sulla guerra.
Ma tutto questo conta meno di niente. Perché c'è un limite a tutto e cioè c'è un limite anche al commento, alla critica, all'editoriale, allo sdegno. Certo sono i grandi della nostra storia umana che ci hanno insegnato a verbalizzare ciò che non ha verbo, a dire persino il silenzio (fate risuonare il "nothing sir" di Cordelia nel Lear di Shakespeare) dialettizare persino l'urlo (guardate il quadro di Munch). C'è Tahar Ben Jellou che ha scritto un piccolo grande capolavoro: "Il razzismo spiegato a mia figlia", perché davanti a cose insostenibili, clamorosamente ottuse, false, offensive, mistificatorie, brutte, fuori quadro, contro qualsiasi sensibilità appensa sensibile, è difficilissimo dire "A" dire il contrario, dire la verità. Forse qualcuno di veramente umano un giorno avrà l'arte di spiegare ai lestofanti di oggi e di ieri, alle puttane di regime e dell'informazione, che Totti non si può vendere se stesso. E' l'opera più difficile spiegare la verità quando il sole è la verità. Ci sono le religioni apposta.. Hanno detto che spunta il nome di Totti nella vicenda scommesse, l'hanno detto in tv, l'hanno fotografato sui siti, l'hanno messo in prima pagina che Totti si vendeva le partite della Roma. Diteglielo voi come non può essere vero! Dite al mare che è pieno d'acqua, cercate di capire il cielo al volo. Aiutatemi.
Totti non si può vendere Totti. Se uno studiasse filosofia arriverebbe a una zona limite di quasi tutto che è il paradosso (un cortocircuito logico camuffato da mistero) la contraddizione che è la sorgente più inesauribile di pensiero, di vita, di scienza, di arte. Ma se uno studiasse appena il buon senso che il paradosso, la boutade, il gioco di parole, la contraddizione sono una cosa, le stronzate un'altra. Uno scarabocchio non è un Kandisky. Chi dice "non sono d'accordo con le mie idee" dice una cretinata non dà nessuno spunto, non disvela nessuna verità. Totti non si può vendere Totti. Totti non si può vendere le partite della Roma. Totti non si può vendere. Non si può proprio dire. Non si può. No. Totti è la Roma. E la Roma da quando è ragazzino che diventava rosso perché non credeva che un giorno lui potesse far parte di quel sogno palleggiato sul balcone di casa sua sopra al garage di un amico che lo portava per la prima volta allo stadio.
Ci dormiva col pallone. Totti alla Roma ha dato una carriera e il suo nome. Gli ha dato un ginocchio quando non aveva ancora 14 anni, e pochi lo sanno, e pochi le immaginano le paure di quel ragazzino fenomeno che si ritrova all'improvviso sul lettino. Totti gli ha dato un altro ginocchio, caviglia e tibia, lividi e gonfiori sulle gambe, nell'anima e nel cuore. Totti gli ha dato persino i soldi: tra quello che ha guadagnato qui alla Roma e quello che alla Roma ha fatto guadagnare in 18 anni di diritti d'immagine, di marketing, merchandising e di tutte quelle parolacce capitalistiche, ci rimette. Totti è la maglietta di Totti in Africa. Totti sono i ragazzini libanesi che dicono Totti ai nostri militari (perché Totti in Libano significa amico). Totti è la parola magica che in Medio Oriente apre ancora le porte, anche quelle della prigionia di Giuliana Sgrena. E' una favola moderna. Una favola utile. Una bella realtà. Totti è una generazione di tifosi. Ci sono essere umani che hanno 18 anni e che giustamente considerano Totti un essere pre-esistente, più antico dei dinosauri proprio perché ancora non è stato estinto.
Come le cose, gli animali, le città. Gli arcobaleni. La neve. Ci sono tifosi che non hanno mai visto niente senza Totti. Totti è il chiacchiericcio sui ballatoi di San Lorenzo e resterà sempre quel brusio. Totti è la fettina panata che ti portavi allo stadio con la frittata. Una volta era così, e Totti viene da quella volta lì. Non è mai cambiato. Non s'è mai venduto. Non se n'è mai andato. Totti a 12 anni ha detto di no alla Lazio quando ancora non aveva una squadra grande, e a 13 anni al Milan: la famiglia non era ricca, era ed è una bellissima famiglia di Roma, e rifiutare centinaia di milioni di lire quando tuo figlio è ancora un ragazzino non è da tutti, anzi è esattamente questa che fa la differenza fra tutti e Totti. E non basta comprare una vocale. Non serve comprare niente. Totti non si vende. Non s'è mai venduto. E' rimasto sempre qua. E' l'unico della nostra storia ad averlo fatto.
Una volta, sempre quella volta lì anche se era il 2004, il Real Madrid gli fece arrivare a casa una maglietta tutta bianca come l'assegno che l'accompagnava. Totti ha detto no. Ha detto no ai soldi e alle vittorie, ha detto no a tanti soldi e a tante vittorie, scegliendo la strada (fra le due quella più impervia del bosco...) di restare in mezzo alle malelingue, agli invidiosi, a quelli che si credono alternativi e che in fila ripetono "voo dico io 'a rovina daaa Roma è proprio Totti" e tutti i soloni e i saloni longobardi, dagli snob intellettuali ai cafoni agguerritti delle valli pronti a imbracciare il forcone contro Roma. Totti a turno ha avuto contro tutti. E tutto questo va bene, anche se no. Però stavolta – ed è forse il regalo più grande che Totti ci fa – hanno esagerato, hanno varcato il limite l'unico che non si poteva varcare. Totti per la Roma ha pianto, Totti è quella camminata di notte da una notte di coppa campioni alla curva Sud, Totti è il nostro ragazzino che è diventato grande senza perdersi. Totti sta sempre qui. Basta guardarlo. Ora speriamo che gli tolga tutto con le querele, miliardi di miliardi di euro anche perché lui li girerebbe tutti in beneficenza, senza dire una parola. Non parla tanto Totti. Sorride. Fa arte coi piedi.
Fa ridere negli spot. Rassicura noi suoi contemporanei con la sua presenza. In fondo questa brutta e penosa storia (di chi si difende dicendo "beh comunque Totti è un nome" e grazie al ca', proprio quello è il punto) ha una grande morale, una felicissima conclusione: appena ieri è uscita questa porcheria, subito tutti immediatamente hanno capito che non poteva essere vero, perché Totti non si può vendere Totti, perché Totti non si può vendere la Roma, perché di mezzo c'è qualcosa di infinitamente più grande che raramente si riesce a dire con immagini e parole. Insomma che c'è un limite all'[...]a, alla calunnia e alla meschinità. Quel limite è l'amore.


sto a morì.
aiutatelo, questo è grave davvero

Che abbia saputo del Turone d'oro e voglia mettere a segno il colpo decisivo per l'ambito trofeo??

Secondo me se fa un sacco di risate anche lui quando scrive 'ste cose: non le può scrivere seriamente!!!!



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anderz

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Questa gente è pericolosa, altro che oppio dei popoli, questi hanno il cervello in pappa, Kim Il Sung gli fa una pippa.

white-blu

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arivinto cagnucci ........o ci sarà un perla migliore ???

colosseo2000

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Citazione di: Murmur il 10 Giu 2011, 11:02
Rassicura noi suoi contemporanei con la sua presenza

Questo è l'unico passo di questo delirio che mi sento di condividere :)

valpa62

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simcar

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COLDILANA61

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Dopo aver letto questa , mi dispiace dirlo , ma questo non e' piu' l'angolo del buonumore  ;)

Ho cercato "Propaganda" su internet .  questo uno risultati :

"Nel 1933, il Ministro della Propaganda nazista Joseph Goebbels cominciò il cosiddetto "allineamento della cultura",..."

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Drake

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Io lo adotterei come test psichiatrico, se durante la lettura di questo testo il soggetto non si mette a ridere vuol dire che è stato raggiunto il livello di saturazione da idiotina.

ZombyWoof

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Citazione di: white-blu il 10 Giu 2011, 13:04
arivinto cagnucci ........o ci sarà un perla migliore ???

per me questo di cagnucci è un record mondiale di cazzate che resterà imbattuto per decenni.

come l'8 e 90 di bob beamon a città del messico. 

credo anche io che a differenza di renga che è nascostamente laziale, questo sia malato. anche in modo serio.
non conosco la materia ci vorrebbe un esperto per individuare la patologia, ma che non stia bene è certo.

soprattutto è la prosa, quelle frasi puntate, come a scoprire verità indiscutibili. 

certo il solo pensare che qualcuno legga sta roba e la prenda sul serio, fa spavento, ma spavento vero.

un matto potrebbe anche uccidere dopo letture del genere.

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