L'estate del 1973, mio padre grande laziale ed ex giocatore delle giovanili fino al 1949, portò tutta la famiglia in vacanza a parigi. Era un grande lusso ma soprattutto era l'occasione per passare a trovare un amico emigrato a Strasburgo.
Erano anche i tempi in cui gli italiani all'estero suonavano il clakson e si sbracciavano se soltanto si incrociavano con la vettura.
Fu la prima volta che facemmo tappa presso Pievepelago, con la nostra fiat 127 verde sottobosco nuova fiammante.
A 12 anni era un sogno sostare a pochi metri dai miei eroi che correvano in allenamento ed oggi ricordo ancora bene l'emozione di mio padre che chiamava "tommaso!" da bordo campo per poi ricevere una calorosa stretta di mano da un uomo tanto stimato.
Quello che voglio raccontare è invece il clima che in un solo pomeriggio percepii.
Non appena arrivati ci rendemmo conto che un uomo (molto probabilmente Recchia) ricorreva il pullman che se ne andava dal campo guidato da Martini, il quale sghignazzando lo perculeggiava dal finestrino, poi pochi minuti dopo, finito l'allenamento ginnico, assistemmo ad una tiratissima partitella di quelle famose in quei tempi.
Tanto tirata che Wilson, entrando troppo vigorosamente sul povero Polentes, gli provocò un infortunio, un brutto infortunio, anche se involontario. Ci rendemmo conto subito della gravità dalle sole parolacce che il baffuto difensore gli inveiva piangendo. Immediatamente arrivò dall'albergo Lenzini con altri dirigenti e la partita fu in pratica interrotta.
Nell'attesa all'esterno degli spogliatoi i giocatori tutti partecipi attendevano vicino a Maestrelli, io da ragazzotto giravo ottenendo gli autografi più importanti della mia vita. Feci un solo grande errore andai anche da Wilson che mi disse esattamente: "vai al diavolo.." . Rimasi malissimo nello scoprire che un "superuomo" come quello poteva essere cattivo con un ragazzo (anche se conprensibilmente), e di più lo fù mio padre, che era un bel caratterino, e che dovemmo trattenere.
Quell'anno fummo per la prima volta Campioni, più forti di tutto, anche delle loro debolezze e demoni, una breve stagione in cui anime controverse trovarono, all'ombra di un padre e di un nonno putativi, il loro azimuth. Era una forza incontrollabile, ma fù incanalata per un breve periodo. Periodo interrotto da una tremenda malattia che colpì l'elemento stabilizzatore e quelle forze impazzite si dispersero.
Ripetemmo ancora il rito del passaggio a Pievepelago, ma non fu lo stesso per i risultati.