C'è una rete satellitare che spesso trasmette vecchie partite, col commento originale. Certe volte vale la pena fermarcisi.
Ieri sera prima di andare a ninna, ultimo giro di canali per vedere "se c'è qualcosa"... e mi imbatto in Inghilterra-Svizzera degli Europei 1996... mi fermo, c'è uno con la maglia bianca numero 8 che mi pare di riconoscere... è Gascoigne. Mezzo rapato e coi capelli ossigenati chiari chiari. E il telecronista un paio di volte lo indica come "il giocatore della Lazio"...
Non posso spegnere, mi accomodo e me la godo.
Un'Inghilterra sontuosa (come diceva all'epoca, Pizzul), davvero strabiliante: Gazza, poi i terzini pazzeschi Pearce e Gary Neville, davanti quella forza della natura di Alan Shearer, e un grande Paul Ince pre-Inter, Sheringham, la statua Tony Adams, il portiere-coi-baffi Seaman e... uno che mi faceva impazzire ma che avevo quasi dimenticato: McManaman!!! (pareva quello dei Simply-Red un po' più magro...

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Gascoigne era davvero il faro di quella squadra, il centro assoluto (e, porcatroia fosse stato bene, lo sarebbe stato per anni anche della Lazio!). Non c'era azione che non passassa dai sui piedi felpati, i compagni lo cercavano, sembrava che non sapessero come fare senza dare palla a lui. E ho descritto che razza di squadra era, l'Inghilterra!
Il giocatore-totale. Correva, rientrava, smistava, passaggi lunghi, aperture geniali, scatti irresistibili, cambi di passo. Un repertorio assurdo, un giocatore veramente di un altro pianeta.
Certe volte ho pensato a certi colpi del Fesso nella metà campo avversaria, davvero similari per la precisione e per la decisione fulminea. La differenza è che Totti è inchiodato a terra col suo culone pesante e fa correre i suoi
scagnoz... compagni di squadra, e non rientra mai, manco se lo preghi. Gazza no. Lui rientrava, danzava, veniva a prendersi palla nella sua area e ripartiva come un frillino, volando quasi sul prato, con quei piedini, il petto in po' in fuori, la testa sempre alta. E all'epoca non era mica un ragazzino, aveva già 29 anni.
Ho pensato anche a Veron, per trovare un altro paragone calzante: Ma Gascoigne aveva in più di Veron, o di Iniesta, di Schweinsteiger, di Kakà o se vogliamo di Hernanes (ed era un "di più" semplicemente terrificante, che da solo sparigliava i conti): la pazzia.
Era pazzo. Giocava e si divertiva, badava al sodo, picchiava per rubare palla, lanciava e tirava le punizioni. Ma in più, aveva i colpi di teatro, le trovate mostruose, le giocate da fantascienza. Che, intendiamoci, anche Veron, anche Kakà, figuriamoci. Ma quelle di Gazza erano esplosioni deflagranti, ti lasciavano senza fiato.
Un tocco di palla stupendo. A un certo punto, in un contropiede a 200 allora degli Inglesi, con Pearce che veniva da dietro sulla sinistra, con la difesa Svizzera disposta malissimo, perchè la Svizzera perdeva 0 a 1 e si erano riversati tutti in attacco, con due o tre soluzioni "facili", Shearer già in area, Sheringham sull'out destro... lui riceve la palla poco oltre la metà campo correndo sulla sinistra. E senza manco guardare, senza manco pensarci (sembrava...) si ferma, si fa passare la palla dietro al piede sinistro e.. fa una rabona tremebondissima (come diceva Gianni Elsner) con l'altro piede, laggiù sull'angolo sinistro davanti a lui, dove Pearce (che sapeva benissimo tutto) già era partito a mille, e arriva al cross!
Spet-ta-co-la-re!!!
Pazzesco, una rabona. Quella che fanno Maradona, Zarate, ma ai limiti dell'area, quella che Aquilani ha provato a fare recentemente in Nazionale e gli si sono intrecciati i piedi. Lui, a metà campo, facendo scaturire (col piede "sbagliato") un lancio di 35 metri che io, manco con una rincorsa riesco a fare...
Maledetto Gazza, mi hai fatto, per l'ennesima volta ri-innamorare!