promemoria. il caso bergamo sensi e palamara.

Aperto da ZombyWoof, 05 Lug 2011, 11:39

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Discussione precedente - Discussione successiva

ZombyWoof

*
Lazionetter
* 9.789
Registrato
Il 4 luglio 2005 il quotidiano Il Tirreno esce con un articolo esplosivo su un presunto accordo tra il presidente della Roma Franco Sensi e il designatore arbitrale Paolo Bergamo: il primo avrebbe promesso contratti con la Ina-Assitalia (società assicurativa sponsor della Roma, nella quale lavorava Bergamo) in cambio di una lista di cinque arbitri graditi. Lo diciamo subito, è una vicenda spinosa che ha portato con sé minacce di querele. Al fine di restare fuori da ogni questione, ci limitiamo a riprodurre solo alcuni articoli tratti da quotidiani e riviste, lasciando al lettore ogni eventuale considerazione. Cominciamo con l'articolo originario, quello de Il Tirreno:

ROMA. Parlavano di un'altra bufera, Mario Saporito, imprenditore edile, e l'assicuratore Paolo Bergamo, designatore degli arbitri di serie A e B, amici e livornesi, in quel novembre del 2002. Non si spiegavano perché Igor Protti, artefice di quella squadra appena uscita dall'inferno, dopo una lite con gli ultrà, se ne stesse chiuso nella sua villa di Cecina a pensare se lasciare o meno il calcio giocato. Dal pallone di provincia, si sa, a quello nobile, il salto è breve. Anche perché quel giorno del 2002 Saporito - che qualche giorno fa è stato ascoltato come persona informata sui fatti dalla polizia giudiziaria - si trova a tu per tu con un personaggio, Bergamo, che nel mondo del calcio vive da sempre e ne conosce tutti i meandri.
Così l'ex designatore si mette a raccontare di una visita fatta un mese prima a villa Pacelli, residenza romana della famiglia Sensi. E mentre nella conversazione l'affaire Protti passava in secondo piano, facevano la loro apparizione ben altri argomenti che sarebbero tornati d'attualità due anni dopo, oggi. Scatenando una bufera.
Bergamo, dunque, racconta all'amico quella visita a Villa Pacelli a casa Sensi: «Ha dei quadri fantastici alle pareti», dice. «Sono dell'Ottocento, varranno 150 milioni l'uno. Mi ha fatto vedere anche quello che vuol regalare al Papa».
Saporito ascolta e Bergamo si sfoga. Non si è ancora scrollato di dosso l'affare degli orologi, i Rolex che proprio Sensi due anni prima aveva regalato per Natale ai 35 arbitri professionisti e che li avevano portati di nuovo in prima pagina. «Uno degli orologi era d'oro, quello regalato al direttore di un importante quotidiano sportivo. E gli altri arbitri, i miei colleghi, a lamentarsi perché ci era toccato solo uno Swatch (così si legge ndr) d'acciaio». Di Sensi e della Roma i due amici parlano e riparlano, anche perché sono i giorni in cui il presidente si lamenta degli arbitraggi che ricorrono più volte nella discussione, anche perché è l'anno in cui la Roma si sente vittima delle terne.
«Quella volta», rivela Bergamo, «Sensi mi parlò di una polizza. Mi disse: lei è assicuratore, vero? Perché io dovrei fare una polizza da due miliardi per una piattaforma petrolifera».
Vai a pensare che sotto il tavolino dell'ufficio di Saporito, in via Marradi 4, a Livorno, i finanzieri avevano piazzato una microspia cercando tutt'altre cose, rivelazioni e conferme riguardo all'inchiesta che si stava conducendo in città sugli intrecci tra politica e appalti.
E invece s'erano trovati nei nastri parole che avrebbero scatenato una tempesta nel mondo del calcio. Tanto da portare il sostituto procuratore del tribunale della capitale, Luca Palamara, ad aprire un fascicolo dove compaiono i nomi di Bergamo e di Franco Sensi, patron della Roma. L'ex arbitro,, sollecitato dal Tirreno, non lo ricorda proprio quell'episodio. «Io conosco Sensi come una persona perbene», ha detto al giornale e al suo legale di fiducia, Sergio Russo. «Come agente generale dell'Ina Assitalia per la provincia di Livorno non ho mai avuto a che fare col presidente della Roma. Contratti con una delle sue società con la mia agenzia? Mai stati fatti». Smentisce amareggiato.
E amareggiato, pochi giorni dopo quelle dichiarazioni, nel luglio scorso, lascia il mondo arbitrale e il suo ruolo di designatore. «Troppi veleni», dirà ai giornalisti che gli telefonano.
Eppure oggi è proprio quello il particolare illuminante che il magistrato romano cerca: la polizza che, secondo l'intercettazione, Sensi avrebbe promesso a Bergamo.
L'arbitro livornese vi accenna mentre parla con Saporito: «Un contratto da due miliardi», specifica. Seicento milioni la provvigione che l'assicuratore ne avrebbe tratto. «Un mese e mezzo dopo mi chiama un amico dell'Ina, uno che conosco da anni e lavora al settore della responsabilità civile. Se mi mette seicento milioni lì non posso mica rifiutarli».
Il registratore va avanti, macina minuti, e quelle parole oggi sono oggetto di un'indagine. Il rapporto della Guardia di Finanza è preciso, ma il magistrato vuole vederci chiaro e verificare se si tratti solo di parole ambigue e di sospetti oppure di episodi più concreti.
Capire, per esempio, perché Bergamo non informò la giustizia sportiva, e soprattutto se e come quel contratto sia stato compilato. In maniera diretta o, come Sensi avrebbe suggerito (lo dice sempre Bergamo nella conversazione intercettata) attraverso un'altra agenzia dell'Ina a Roma e poi fatta arrivare nel pacchetto clienti a Livorno.
Il pm Palamara ha già disposto l'acquisizione agli atti di quella polizza e quindi molte domande avranno presto una risposta. Tutti i protagonisti smentiscono con fermezza. Bergamo, soprattutto, ma anche la Roma, attraverso il suo direttore generale che annuncia querele e azioni giudiziarie contro i giornali che dovessero parlare ancora della vicenda: «Non c'è nessuna indagine, Sensi non è indagato». Un'indagine, invece, esiste, come il "Tirreno" documenta. E va avanti almeno da due anni. Prima è stata la polizia giudiziaria della Finanza a fare accertamenti. Addirittura gli inquirenti hanno fotografato dall'elicottero la piattaforma petrolifera al largo di Civitavecchia di proprietà della Italpetroli, società del gruppo Sensi. E sono anche andati alla ricerca degli eventuali favori che Bergamo avrebbe potuto fare a Sensi. In campo arbitrale, naturalmente, attraverso nomi di giacchette nere gradite ai giallorossi.
Così sono stati passati al setaccio risultati di tutte le partite di quello che fu per la Roma un "annus horribilis" contrappuntato da continui arbitraggi sfavorevoli da prima ancora di quel novembre 2002 e almeno fino alla fine del campionato. Ma anche questo è un nodo che solo il magistrato, una volta completato il lavoro, potrà sciogliere.

La vicenda era stata menzionata due giorni prima da alcuni giornali, ma il tutto si era limitato ad un pour parler. Vediamo cosa scrisse Repubblica il 2 luglio 2005:

Una chiacchierata lunga mezz' ora durante la quale un autorevole personaggio del mondo del calcio parla a ruota libera, fa il nome di cinque arbitri disposti ad accettare regali o somme di denaro, sostiene anche ipotesi di "pilotaggio" di designazioni: è in questa intercettazione ambientale, riassunta in due pagine dalla Guardia di Finanza di Livorno, il nuovo scandalo che scuote il mondo del calcio.
La cimice era stata messa in un ufficio all' inizio del 2002: gli inquirenti livornesi stavano indagando su una storia di tangenti (che ha portato al rinvio a giudizio di quattro persone) e soltanto casualmente si erano imbattuti nella chiacchierata "calcistica". Nella telefonata, oltre a quello degli arbitri, pare sia stato fatto anche il nome di Franco Sensi, presidente della Roma, che in quel periodo era particolarmente infuriato con Franco Carraro, numero 1 della Figc, e con i due designatori, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto. Il patron giallorosso si lamentava infatti per una serie di arbitraggi estremamente infelici nei confronti della sua squadra. È certo comunque che i cinque arbitri citati, e finiti nell' intercettazione, siano della Can di serie A-B.
Arbitri che, stando a chi parlava, erano particolarmente malleabili. L' ipotesi potrebbe quindi essere quella della frode sportiva, ma nel caso venissero fuori anche sospetti di scommesse si potrebbe aggiungere la truffa. Livorno ormai ha chiuso il suo lavoro: strano, comunque, che pur di fronte ad una "notizia criminis", ci sia soltanto un' intercettazione su questo personaggio calcistico (che probabilmente mai ha saputo di essere stato ascoltato e che non è stato sentito sinora dai magistrati). La pratica adesso è passata a Roma. Il pm Luca Palamara, che ha aperto un fascicolo, non ha allo stato iscritto alcun nome nel registro degli indagati: nei prossimi giorni il magistrato procederà alla identificazione certa della persona intercettata.
Per il momento nel fascicolo della procura capitolina vi sono soltanto le trascrizioni della conversazione telefonica (due pagine, appunto). Circostanze, nomi e atti che hanno ancora necessità di riscontri: se ne sta occupando la Guardia di Finanza di Roma. Ma anche l' Ufficio indagini della Federcalcio si è attivato, pur non avendo aperto alcun fascicolo in questo momento. Il generale Italo Pappa si è già incontrato, nei giorni scorsi, con i magistrati romani Torri e Palamara e ora attende i riscontri della Procura prima di decidere come (e se) muoversi. Tutto ruota, appunto, su quell' unica intercettazione.
Ora dovrà essere chiarita, nei dettagli. Da parte della Figc c' è la volontà di accertare la verità, per non lasciare alcuna ombra su questa vicenda. Pappa martedì chiuderà personalmente gli interrogatori sul caso Genoa con Preziosi e Dal Cin (più avanti dal capoluogo ligure gli arriverà il secondo filone, quello relativo alle scommesse). Poi il capo dell' Ufficio Indagini, scritta la relazione su Piacenza-Genoa e Genoa-Venezia, si concentrerà su "fischietti" e dintorni. Già lo scorso anno due arbitri, Marco Gabriele e Luca Palanca, erano finiti nel mirino di un' inchiesta giudiziaria, quella legata alle scommesse: la Dia di Napoli li aveva indagati per associazione a delinquere, ma, dopo un periodo di sospensione cautelare, erano potuti tornare ad arbitrare (Gabriele 6 partite in A, Palanca 3 nell' annata appena chiusa). L' indagine giudiziaria da tempo è ferma.

vagabond

*
Lazionetter
* 9.396
Registrato
che schifo che mi fanno...as rioma merda e mafia

Zeppelin

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 898
Registrato
(ANSA) - ROMA, 4 LUG - L'Inter, alla quale e' stato assegnato lo scudetto del 2006 revocato alla Juventus, violo' l'articolo 6 del codice di giustizia sportiva, quello sugli illeciti. E' questo il convincimento espresso dal procuratore federale, Stefano Palazzi, nelle conclusioni accluse al dispositivo sull'inchiesta aperta ''non appena avuta notizia dei nuovi fatti emersi e dunque prima dell'esposto presentato dalla Juventus''.

''I fatti sono prescritti, ma alla prescrizione si puo' rinunciare'', ribadisce Palazzi.


Con queste dichiarazioni Stefano Palazzi certifica l'approssimazione, la superficialità, l'incompetenza e forse dell'altro con cui  lui stesso, Guido Rossi, Saverio Borrelli e tutti gli altri inquirenti hanno sviluppato le indagini di calciopoli.
Ma a questi signori il processo non si può fare? C'è gente che a causa loro si è sentita e si sente ancora male.

Nesta idolo

Visitatore
Registrato
Queste cose vengono sempre insabbiate quando riguardano la roma... Chissa perchè.....

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

simcar

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 10.518
Registrato
Questi sono da sempre la vera mafia dela calcio, e pertanto intoccabili, anche di fronte all'evidenza. Che schifo.  :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm

mazzok

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 6.870
Registrato

se non ricordo male, le carte che avrebbero inguaiato la roma andarono perse tra la procura di roma e l'ufficio di Palazzi, strano eh ?

JoePetrosino

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 16.376
Registrato
La A.S. Roma è stata condannata oggi dal Tribunale Penale ad una sanzione di 60 mila euro per illeciti amministrativi legati alla compravendita di giovani calciatori. La S.S. Lazio è stata invece assolta, così come il suo ex presidente Sergio Cragnotti, accusato di falso in bilancio per operazioni contabili riguardanti Juan Sebastian Veron, Federico Crovari e Alberto Comazzi. Il presidente onorario della Roma Franco Sensi è stato assolto dall'accusa di illeciti in merito alla posizione di Hidetoshi Nakata, mentre ha ottenuto la prescrizione per le iscrizioni a bilancio di operazioni riguardanti giovani della primavera.
La sentenza è stata emessa dalla decima sezione del tribunale presieduta da Luigi Fiasconaro al termine del processo alle due società romane e a Cragnotti e Sensi nell'ambito dell' inchiesta sul cosiddetto doping amministrativo. La condanna della Roma è scaturita dal vantaggio tratto dal comportamento dei suoi amministratori (legge 231/2001, che prevede termine di prescrizione molto lunghi), ossia i presunti illeciti di bilancio per le operazioni di mercato dei giovani del vivaio. Episodio per il quale, invece, nei confronti di Sensi è stata dichiarata la non punibilità proprio per intervenuta prescrizione.
Per Lazio e Roma il pm Luca Palamara aveva sollecitato la condanna a 480 mila euro di sanzione. Il processo a Cragnotti e Sensi era incentrato su fatti avvenuti tra il 2001-2002 e, principalmente, sulle valutazioni date dalle due società all'argentino Veron ed al giapponese Nakata. I pm contestavano all'ex patron biancoleste una mancata iscrizione a bilancio pari a circa 20 milioni di euro. Per quanto riguarda il proprietario della Roma l'imputazione faceva riferimento alla mancata iscrizione di una plusvalenza pari quasi a 14 milioni di euro.
L'indagine prese le mosse da una denuncia dell'ex presidente del Bologna Giuseppe Gazzoni Frascara secondo il quale alcuni club di serie a sarebbero ricorsi a trucchi di bilancio per aggiustare la propria situazione economica. Fu lo stesso Gazzoni Frascara a coniare il termine 'doping amministrativo'.

(Ansa)


mapalla

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 2.123
Registrato
Citazione di: borges il 05 Lug 2011, 14:00
La A.S. Roma è stata condannata oggi dal Tribunale Penale ad una sanzione di 60 mila euro per illeciti amministrativi legati alla compravendita di giovani calciatori. La S.S. Lazio è stata invece assolta, così come il suo ex presidente Sergio Cragnotti, accusato di falso in bilancio per operazioni contabili riguardanti Juan Sebastian Veron, Federico Crovari e Alberto Comazzi. Il presidente onorario della Roma Franco Sensi è stato assolto dall'accusa di illeciti in merito alla posizione di Hidetoshi Nakata, mentre ha ottenuto la prescrizione per le iscrizioni a bilancio di operazioni riguardanti giovani della primavera.
La sentenza è stata emessa dalla decima sezione del tribunale presieduta da Luigi Fiasconaro al termine del processo alle due società romane e a Cragnotti e Sensi nell'ambito dell' inchiesta sul cosiddetto doping amministrativo. La condanna della Roma è scaturita dal vantaggio tratto dal comportamento dei suoi amministratori (legge 231/2001, che prevede termine di prescrizione molto lunghi), ossia i presunti illeciti di bilancio per le operazioni di mercato dei giovani del vivaio. Episodio per il quale, invece, nei confronti di Sensi è stata dichiarata la non punibilità proprio per intervenuta prescrizione.
Per Lazio e Roma il pm Luca Palamara aveva sollecitato la condanna a 480 mila euro di sanzione. Il processo a Cragnotti e Sensi era incentrato su fatti avvenuti tra il 2001-2002 e, principalmente, sulle valutazioni date dalle due società all'argentino Veron ed al giapponese Nakata. I pm contestavano all'ex patron biancoleste una mancata iscrizione a bilancio pari a circa 20 milioni di euro. Per quanto riguarda il proprietario della Roma l'imputazione faceva riferimento alla mancata iscrizione di una plusvalenza pari quasi a 14 milioni di euro.
L'indagine prese le mosse da una denuncia dell'ex presidente del Bologna Giuseppe Gazzoni Frascara secondo il quale alcuni club di serie a sarebbero ricorsi a trucchi di bilancio per aggiustare la propria situazione economica. Fu lo stesso Gazzoni Frascara a coniare il termine 'doping amministrativo'.

(Ansa)

Palamara, Palamara, uhm ce l'ho qui, sulla punta delle dita, ma non mi vengono i nomi dei gentiluomini ai quali si accompagna la domenica :roll:   :ignore:
Qualcuno può aiutare un povero anziano i cui neuroni stanno morendo......

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

luilhafondata

*
Lazionetter
* 1.058
Registrato
A quei tempi, il procuratore federale, anzi capo ufficio indagini, era tale Stagliano.
Stagliano a oggi fa' l'opinionista a Meeting, in veste di accessisimo tifoso del trigoria.
Pala non passo' le carte dell'inchiesta a Stagliano, che anche se le avesse ricevute, le avrebbe sotterrate sotto quintali di sabbia.
L'ho scritto altre volte, ma quando scrissi di questa storia nel periodo di Calciopoli in una email a Repubblica att.ne G.Smorto capo redattore sportivo, la risposta che mi fu' data alla mia domanda del perche' nessun giornale faceva un collegamento tra i due casi, fu' 'Noi giornalisti a volte siamo pigri'.

BomberMax

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 20.073
Registrato
e' ormai dottrina  che Sensi  lottava contro una sorta di cupola ,inutile che vi affanniate , prendetene atto

Treseghè

*
Lazionetter
* 88
Registrato
c'è qualcuno che mi rifresca la memoria??
chi indagò sull'affare fidiussioni false???.....ho un vuoto di memoria....

Treseghè

*
Lazionetter
* 88
Registrato
dall'escussione del teste Baldini al processo di napoli....

..............L'avvocato chiede a Baldini quando e in quale circostanza avesse incontrato la prima volta il maggiore Auricchio. Baldini spiega come la prima occasione di conoscersi capitò nell'estate (agosto) del 2003, quando – da consulente sportivo di una AS Roma senza direttore generale (da poco licenziato) e con Franco Sensi già con problemi di salute, tenne una conferenza stampa nella quale difendeva pubblicamente la società giallorossa dall'accusa di aver presentato false fidejussioni per iscriversi al campionato. Auricchio era, assieme ad altri suoi colleghi, tra il pubblico. Assistette in silenzio, per poi – alla fine – soffermarsi col Baldini per approfondire la vicenda. Lo stesso pomeriggio, Baldini si presentò in Via Inselci per formulare denuncia formale contro ignoti, ribadendo l'estraneità della società da lui rappresentata. Questa quindi è "la prima volta", agosto 2003........

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

kelly slater

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 27.227
Registrato

Ranxerox

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 18.502
Registrato
Mortacci vostra e de 'sta manica de pupazzi...

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.
Discussione precedente - Discussione successiva