Li mortacci del caldo e de chi l'ha inventato, li mortacci dell'anticiclone africano, del cielo color niente, dell'umidità, dei 28 gradi alle 4 del mattino, de me stesso che c'ho caldo, dell'umidità che ti rende lobotomizzato, li mortacci dell'aria rovente che sale dall'asfalto, dell'aria che brucia nelle narici e nei polmoni, della pesantezza di tutto, del disagio a fare tutto, del sudore che dalle ascelle rimbalza sui fianchi o scivola via verso il gomito, li mortacci dell'estate che puzza de fogna e merda de cane sui marciapiedi, del Tevere che puzza dolciastro di scarichi diluiti a fatica e alghe sfatte come meduse sotto il sole, li mortacci dell'odore di morte e decomposizione che arriva dappertutto e che esce da ogni cosa, dai corpi, dai tombini, dai tronchi stremati dei platani, dai prati secchi, dagli scarichi delle auto, dalle lame di aria condizionata gravide di profumi già marci di pelli esauste, li mortacci dei camioncini dell'ama che sputano aria, polvere, acqua lungo i marciapiedi, rimescolando questo brodo di vita arresa.
Siamo tutti già morti e le cicale impazzite stanno tessendo il sudario.
Li mortacci de tutto.