L'angolo del buonumore (Articoli divertenti - stagione 2011/2012)

Aperto da Biafra, 23 Mag 2011, 19:21

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AguilaRoja

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Ma come si fa a scrivere in questo modo?
Roba che alla terza riga si incrociano gli occhi.

Cei

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Credo ci sia un generatore automatico per articoli del genere. Basta mettere dentro i nomi chiave, impostare la profondità della leccata, e via...

arturo

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Ma i bruchi che leggono 'sti articoli non se sentono presi perculo?

sharp

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ma tutto questo bla bla bla del cagnuccio che cacchio voleva dire ??? Ma lo pagano un tanto a parola ???

Citazione di: Cei il 16 Lug 2011, 21:11
Credo ci sia un generatore automatico per articoli del genere. Basta mettere dentro i nomi chiave, impostare la profondità della leccata, e via...

comincio a crederlo anche io !!

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Crocodile

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Lo voglio denunciare solo perchè ha inserito la Beat Generation.

mazzok

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Citazione di: Flaminio il 16 Lug 2011, 20:02
TONINO CAGNUCCI

... perché una delle caratteristiche della grandezza è la sorpresa
:


e si, il grande botto  :)

Flaminio

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L'aria di montagna non fa bene proprio a tutti.
http://www.ilromanista.it/component/content/article/8-redazionale/1456-limportanza-di-chiamarsi-lucio.html
Anche in questo caso, sono tutte parole sue (o del titolista), tranne una.
Nell'ultima frase c'è un perfetto esempio di "masturbazione intellettuale", che spesso è una premessa indispensabile per esercitare la prostituzione intellettuale.
Noto peraltro che ha cominciato a mettere qualche condizionale (solo qualcuno, per carità). Forse sarà dovuto all'influenza della Zucchelli, anch'essa presente in loco. I suoi articoli li posti qualcun altro, se vuole, che io più di tanto non posso...



L'importanza di chiamarsi Lucio
   
Scritto da redazione   

Domenica 17 Luglio 2011 10:09

DALL'INVIATO A ROSICONE

TONINO CAGNUCCI

C'è un uomo solo al comando e la retorica finisce qui. Si chiama Luis Enrique Martinez Garcia ha 41 anni, è nato l'8 maggio, il giorno in cui la Roma vinse il suo scudetto più bello 41 anni dopo il primo. E' andato in fuga per far vincere il gruppo. Perché il campionissimo è un gregario che conosce il valore enorme del lavoro, con quello ha fatto un miracolo dopo il mare di brodo dell'ultimo anno: ha riacceso la Roma. Ha entusiasmato i tifosi. Ha fatto scattare l'immaginazione, fermare la gente a guardare un allenamento di pallone, riflettere i calciatori che forse c'è ancora qualcosa da imparare.

Certe cose poi i calciatori se le dicono solo fra di loro, ma perfino un senatore come Perrotta in conferenza stampa non ha potuto che raccontare le cose come stanno: «Giochiamo un calcio che nessuno in Ital a ha mai giocato». Avete presente la storia della rivoluzione culturale? Quella.

C'è solo da riprendere di nascosto un'eventuale cena a due fra Enrique e Sabatini: potrebbero progettare l'azzeramento del debito pubblico con un 4-3-3, uno che si mangia la frutta in ciabatte arancione (come ha fatto al termine della prima seduta) e l'altro che si fuma la centotredicesima sigaretta. Ci riuscirebbero.
Luis Enrique ha conquistato la squadra e i tifosi partiti con le scorie dello scorso campionato ("Tifiamo solo la maglia") giusto il tempo di accorgersi di quello che stava succedendo in campo. E' bastato l'allenamento di ieri. Anzi sono bastate le prime due ore di mattina. Avete presente quando succede qualcosa che per autorevolezza e bellezza s'impone da solo allo schiamazzo che c'è intorno? Questo è.
Anche ai giocatori per certi versi è bastato un solo allenamento. Quando Totti a fine serata è uscito dal campo a chi gli chiedeva un saluto ha risposto «Te lo farei, ma non ce la faccio manco ad alza' il braccio». Totti. Si potrebbe partire da qui per provare a spiegare Luis Enrique. O viceversa. Quando Francesco in partitella ha verticalizzato (è un obbligo per Luis, è un senso unico in direzione ostinata e contraria) per un compagno, il tecnico ha esclamato: "Che meraviglia! Che meraviglia! Questo è!". Questo è quello che vuole Lui: arte. Come fai a non andare d'accordo con Michelangelo. Perché non parli? Diceva. Luis Enrique ai suoi Mosè lo fa continuamente, alterna il lei con il tu. Più tu che lei. C'era già un altro allenatore che alla Roma, almeno per un certo periodo, faceva altrettanto. Era il primo Castelrotto: Luciano Spalletti.
E' impressionante come quante persone abbiano fatto la stessa associazione, e non è solo una questione di un pronome. Semmai di soprannome. E' evidente eppure nessuno ancora lo ha notato: Luis Enrique Martinez Garcia per tutti è Lucho, col ci-acca, ma si legge Lucio. Lucio come chiamavano Luciano Spalletti. E non è solo una questione di nome, Shakespeare già lo sapeva. Venite a Riscone e scoprirete il fantastico mondo di questo allenatore che ha la silhouette di un fumetto disegnato a metà fra Tim Burton e Jacovitti, lo stesso sguardo folle di quell'altro Lucio (e di chiunque non fa che vedere una sola cosa, coltivare l'ossessione della perfezione).
Gli esercizi senza la porta che arriva alla fine, l'interscambiarsi ruoli e posizioni, fasi di difesa e d'attacco, schemi da baseball, la divisione del lavoro per un'autentica rivoluzione industriale, fra il suo vice, il mental coach (che è uno fichissimo che ha fare i girotondi e applaudire l'autostima), il preparatore, eccetera. E' stato Spalletti il primo che a Roma ha introdotto questo, è talmente vero che ancora qui ci sono Andreazzoli e Franceschi. E poi la necessità quasi vitale di dare il pallone in profondità, la maniacalità dei dettagli: Luis Enrique pretende che tutto sia organizzato, che il suo calcio sia organismo, uno finito e infinito, organizzato. Ieri si è fatto sentire due volte coi suoi, perché non erano immediatamente pronti i fratini e non c'era subitamente a disposizione l'acqua nel cambio fra un esercizio e l'altro. Luis Enrique pretende che non ci si rivolga a voce alta dalla tribuna ai propri giocatori, si deve parlare a bassa voce. Vuole che le telecamere riprendano non più di quindici minuti (poi succede la baraonda... vedrete... Girotondi, gente che si prende per mano, calci nei sederi: inni alla vita).
Ieri nella riunione che ha voluto alle 17.30 col gruppo più che far rivedere cos'era andato o non era andato al mattino, la notizia è che ha voluto una certa disposizione delle sedie dei giocatori. Si va direttamente in un concetto: la squadra è dentro e fuori dal campo, la squadra è un'idea più alta di undici giocatori più panchina. La squadra sono essere umani che vanno applauditi: lo fa ogni volta dopo un gol, ma sa trovare anche il modo di fare un rimprovero che non sia castrante o fine a se stesso: «Cicinho la palla non pesa quando crossi». La palla è un volo. Un tocco di prima. Un tocco per un compagno, un interscambio, non un lancio lungo, ma un dialogo, un guardarsi negli occhi e scoprirsi pronti all'abbraccio. Non è un modo di dire. Se l'immagine del primo Spalletti, di quel Castelrotto dove si è costruito mezzo sogno era l'immagine della porta portata porta a porta da tutta la squadra, quella di Luis Enrique è il primo esercizio fatto fare alla squadra: partivano in due, ma non erano abbastanza.
Erano per mano e andavano a cercarne un altro, e poi un altro ancora. Fino a fare una catena umana. A un certo punto c'erano tutti i giocatori della Roma mano per mano. Nessuno si è accorto che il primo a tenderla è stato Luis Enrique. A un certo punto c'era solo la Roma che si abbracciava. Una squadra sola al comando.

biancocelestedentro

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Citazione di: Flaminio il 17 Lug 2011, 11:45
Una squadra sola al comando.

neanche inizia il campionato e già so' campioni morali, bene bene...  :asrm

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Maremma Laziale

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Citazione di: arturo il 16 Lug 2011, 22:44
Ma i bruchi che leggono 'sti articoli non se sentono presi perculo?

Si parla di rivoluzione, aria nuova, alba di un nuovo millennio in salsa riommica...poi, scorri i nomi dei convocati...

Portieri: Bogdan Lobont, Gianluca Curci, Julio Sergio Bertagnoli.
Difensori: Juan Silveira Dos Santos, Marco Cassetti, Aleandro Rosi, Alessandro Crescenzi, Cicinho, Luca Antei.
Centrocampisti: Daniele De Rossi, Rodrigo Taddei, David Pizarro, Simone Perrotta, Matteo Brighi, Lenadro Greco, Andrea Bertolacci, Valerio Verre, Federico Viviani.
Attaccanti: Marco Borriello, Mirko Vucinic, Francesto Totti, Jeremy Menez, Gianluca Caprari.

Questo è l'Ancien Régime in tutto il suo splendore, altro che rivoluzione...

syrinx

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Citazione di: Flaminio il 17 Lug 2011, 11:45
L'aria di montagna non fa bene proprio a tutti.
http://www.ilromanista.it/component/content/article/8-redazionale/1456-limportanza-di-chiamarsi-lucio.html
Anche in questo caso, sono tutte parole sue (o del titolista), tranne una.
Nell'ultima frase c'è un perfetto esempio di "masturbazione intellettuale", che spesso è una premessa indispensabile per esercitare la prostituzione intellettuale.
Noto peraltro che ha cominciato a mettere qualche condizionale (solo qualcuno, per carità). Forse sarà dovuto all'influenza della Zucchelli, anch'essa presente in loco. I suoi articoli li posti qualcun altro, se vuole, che io più di tanto non posso...



L'importanza di chiamarsi Lucio
   
Scritto da redazione   

Domenica 17 Luglio 2011 10:09

DALL'INVIATO A ROSICONE

TONINO CAGNUCCI

C'è un uomo solo al comando e la retorica finisce qui. Si chiama Luis Enrique Martinez Garcia ha 41 anni, è nato l'8 maggio, il giorno in cui la Roma vinse il suo scudetto più bello 41 anni dopo il primo. E' andato in fuga per far vincere il gruppo. Perché il campionissimo è un gregario che conosce il valore enorme del lavoro, con quello ha fatto un miracolo dopo il mare di brodo dell'ultimo anno: ha riacceso la Roma. Ha entusiasmato i tifosi. Ha fatto scattare l'immaginazione, fermare la gente a guardare un allenamento di pallone, riflettere i calciatori che forse c'è ancora qualcosa da imparare.

Certe cose poi i calciatori se le dicono solo fra di loro, ma perfino un senatore come Perrotta in conferenza stampa non ha potuto che raccontare le cose come stanno: «Giochiamo un calcio che nessuno in Ital a ha mai giocato». Avete presente la storia della rivoluzione culturale? Quella.

C'è solo da riprendere di nascosto un'eventuale cena a due fra Enrique e Sabatini: potrebbero progettare l'azzeramento del debito pubblico con un 4-3-3, uno che si mangia la frutta in ciabatte arancione (come ha fatto al termine della prima seduta) e l'altro che si fuma la centotredicesima sigaretta. Ci riuscirebbero.
Luis Enrique ha conquistato la squadra e i tifosi partiti con le scorie dello scorso campionato ("Tifiamo solo la maglia") giusto il tempo di accorgersi di quello che stava succedendo in campo. E' bastato l'allenamento di ieri. Anzi sono bastate le prime due ore di mattina. Avete presente quando succede qualcosa che per autorevolezza e bellezza s'impone da solo allo schiamazzo che c'è intorno? Questo è.
Anche ai giocatori per certi versi è bastato un solo allenamento. Quando Totti a fine serata è uscito dal campo a chi gli chiedeva un saluto ha risposto «Te lo farei, ma non ce la faccio manco ad alza' il braccio». Totti. Si potrebbe partire da qui per provare a spiegare Luis Enrique. O viceversa. Quando Francesco in partitella ha verticalizzato (è un obbligo per Luis, è un senso unico in direzione ostinata e contraria) per un compagno, il tecnico ha esclamato: "Che meraviglia! Che meraviglia! Questo è!". Questo è quello che vuole Lui: arte. Come fai a non andare d'accordo con Michelangelo. Perché non parli? Diceva. Luis Enrique ai suoi Mosè lo fa continuamente, alterna il lei con il tu. Più tu che lei. C'era già un altro allenatore che alla Roma, almeno per un certo periodo, faceva altrettanto. Era il primo Castelrotto: Luciano Spalletti.
E' impressionante come quante persone abbiano fatto la stessa associazione, e non è solo una questione di un pronome. Semmai di soprannome. E' evidente eppure nessuno ancora lo ha notato: Luis Enrique Martinez Garcia per tutti è Lucho, col ci-acca, ma si legge Lucio. Lucio come chiamavano Luciano Spalletti. E non è solo una questione di nome, Shakespeare già lo sapeva. Venite a Riscone e scoprirete il fantastico mondo di questo allenatore che ha la silhouette di un fumetto disegnato a metà fra Tim Burton e Jacovitti, lo stesso sguardo folle di quell'altro Lucio (e di chiunque non fa che vedere una sola cosa, coltivare l'ossessione della perfezione).
Gli esercizi senza la porta che arriva alla fine, l'interscambiarsi ruoli e posizioni, fasi di difesa e d'attacco, schemi da baseball, la divisione del lavoro per un'autentica rivoluzione industriale, fra il suo vice, il mental coach (che è uno fichissimo che ha fare i girotondi e applaudire l'autostima), il preparatore, eccetera. E' stato Spalletti il primo che a Roma ha introdotto questo, è talmente vero che ancora qui ci sono Andreazzoli e Franceschi. E poi la necessità quasi vitale di dare il pallone in profondità, la maniacalità dei dettagli: Luis Enrique pretende che tutto sia organizzato, che il suo calcio sia organismo, uno finito e infinito, organizzato. Ieri si è fatto sentire due volte coi suoi, perché non erano immediatamente pronti i fratini e non c'era subitamente a disposizione l'acqua nel cambio fra un esercizio e l'altro. Luis Enrique pretende che non ci si rivolga a voce alta dalla tribuna ai propri giocatori, si deve parlare a bassa voce. Vuole che le telecamere riprendano non più di quindici minuti (poi succede la baraonda... vedrete... Girotondi, gente che si prende per mano, calci nei sederi: inni alla vita).
Ieri nella riunione che ha voluto alle 17.30 col gruppo più che far rivedere cos'era andato o non era andato al mattino, la notizia è che ha voluto una certa disposizione delle sedie dei giocatori. Si va direttamente in un concetto: la squadra è dentro e fuori dal campo, la squadra è un'idea più alta di undici giocatori più panchina. La squadra sono essere umani che vanno applauditi: lo fa ogni volta dopo un gol, ma sa trovare anche il modo di fare un rimprovero che non sia castrante o fine a se stesso: «Cicinho la palla non pesa quando crossi». La palla è un volo. Un tocco di prima. Un tocco per un compagno, un interscambio, non un lancio lungo, ma un dialogo, un guardarsi negli occhi e scoprirsi pronti all'abbraccio. Non è un modo di dire. Se l'immagine del primo Spalletti, di quel Castelrotto dove si è costruito mezzo sogno era l'immagine della porta portata porta a porta da tutta la squadra, quella di Luis Enrique è il primo esercizio fatto fare alla squadra: partivano in due, ma non erano abbastanza.
Erano per mano e andavano a cercarne un altro, e poi un altro ancora. Fino a fare una catena umana. A un certo punto c'erano tutti i giocatori della Roma mano per mano. Nessuno si è accorto che il primo a tenderla è stato Luis Enrique. A un certo punto c'era solo la Roma che si abbracciava. Una squadra sola al comando.

Diosanto che tristezza.

italicbold

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Citazione di: Maremma Laziale il 17 Lug 2011, 12:22
Si parla di rivoluzione, aria nuova, alba di un nuovo millennio in salsa riommica...poi, scorri i nomi dei convocati...

Portieri: Bogdan Lobont, Gianluca Curci, Julio Sergio Bertagnoli.
Difensori: Juan Silveira Dos Santos, Marco Cassetti, Aleandro Rosi, Alessandro Crescenzi, Cicinho, Luca Antei.
Centrocampisti: Daniele De Rossi, Rodrigo Taddei, David Pizarro, Simone Perrotta, Matteo Brighi, Lenadro Greco, Andrea Bertolacci, Valerio Verre, Federico Viviani.
Attaccanti: Marco Borriello, Mirko Vucinic, Francesto Totti, Jeremy Menez, Gianluca Caprari.

Questo è l'Ancien Régime in tutto il suo splendore, altro che rivoluzione...

In difesa richiamano Peccenini ?
Cioé questi iniziano il campionato con questa difesa ?


mazzok

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Citazione di: italicbold il 17 Lug 2011, 14:03
In difesa richiamano Peccenini ?
Cioé questi iniziano il campionato con questa difesa ?

mo' arriva anche burdisso  :)


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PILØ

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"una squadra sola al comando", semicitazioni di "un uomo solo al comando".
E chi era quell'uomo? E di che colore era la sua maglia? E per quale Polisportiva correva?
Non imparano proprio mai, secondi anche in questo!

Sirius

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Citazione di: Biafra il 15 Lug 2011, 18:50
CARMINE FOTIA  :rotfl2:

Non ci piacciono quei signori che sono pronti a strombazzare per l'arrivo nella terza squadra della capitale di un calciatore plurirotto e a fine carriera, manco fosse Messi

Ma quanto t'ha fatto male 'st'acquisto, eh, Fotia? :)
Quanto?

Leggo un terror panico in quest'articolo, che la puzza di cacca arriva fino a qua...

Dormi preoccupato, Foti', dormi preoccupato... :)

sharp

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m'ha fatto sali' er vomito,
ma davvero il brommico medio che se compra sta carta da bagno
riesce a legge tutto 'sto panegirico   ????

valpa62

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Maremma Laziale

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Citazione di: Sirius il 17 Lug 2011, 15:52
Ma quanto t'ha fatto male 'st'acquisto, eh, Fotia? :)
Quanto?

Leggo un terror panico in quest'articolo, che la puzza di cacca arriva fino a qua...

Dormi preoccupato, Foti', dormi preoccupato... :)

Li sparafleshano alla maniera dei Man in Black, sennò si ricorderebbero ancora dello strombazzamento di un giocatore plurigonfio e la cui carriera era già finita da un pezzo, manco fosse stato un ibrido perfetto tra Pelè e Maradona...è passato appena un anno.

radar

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Citazione di: Flaminio il 17 Lug 2011, 11:45il mental coach (che è uno fichissimo che ha fare i girotondi e applaudire l'autostima

A parte l'errore grammaticale, ma davvero c'è scritto così?

Ma che significa "applaudire l'autostima"?

Sono capitato in un universo parallelo?  :o

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Davy_Jones

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Citazione di: Flaminio il 17 Lug 2011, 11:45

L'importanza di chiamarsi Lucio
   
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Domenica 17 Luglio 2011 10:09

DALL'INVIATO A ROSICONE

TONINO CAGNUCCI



Spettacolo puro. Contorsioni dentro contorsioni, iperboli su iperboli. Sempre piu' difficile. Lucho, lo sguardo folle, la palla e' un volo, un calcio che nessuno in Italia ha mai giocato... Leggere questo genio del surrealismo e' come stare a vedere uno che balla nudo in un cubo di vetro pieno demmerda e quando pensi che ha fatto tutto quello che e' umanamente possibile fare lui si fa rimboccare il cubo e riparte da zero con nuove mosse. Se non fosse che la puzza ti stordisce resteresti a guardarlo a oltranza. Grande Tonino, c'e' poco da dire.

:hail:

Maremma Laziale

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Citazione di: radar il 17 Lug 2011, 16:16
A parte l'errore grammaticale, ma davvero c'è scritto così?

Ma che significa "applaudire l'autostima"?

Sono capitato in un universo parallelo?  :o

semo bravi (clap, clap), semo bravi (clap, clap). Siamo soli al comando (clap, clap), siamo soli al comando (clap, clap)...dovrebbe trattarsi di una cosa simile. Quasi quasi mi reinvento mental coach.

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