dall'intervista di Annamaria Fusco a Ettore Scola (la Repubblica):
Una giornata particolare, C´eravamo tanto amati, La famiglia... Titoli indimenticabili. Non ha rimpianti?
«Il periodo che rimpiango è un altro, quello della negritudine con Metz e Marchesi, due maestri, scrivevano dieci sceneggiature in contemporanea. Mi davano dieci paginette di soggetto, io scrivevo battute o situazioni comiche e se andavano bene le sistemavano in uno dei film di Totò. Ricordo ancora la prima battuta che ho scritto. Per Totò Tarzan. Lui incontrava Jane, Tamara Lees. Totò diceva: "Io Tarzan, tu bona"».
Nel nostro cinema è stato un anno di commedie...
«La commedia fa parte della cultura italiana, Alfieri a parte, non siamo un popolo di tragici. La commedia all´italiana però è diventata una coperta per tante cose. La differenza è che noi le scrivevamo per aiutarci a capire in che mondo vivevamo, la realtà era sempre presente. Oggi non è così, ma noi volevamo bene all´Italia. Oggi perché si dovrebbe amare questo paese? Capisco che molti se ne vadano all´estero a cercare un successo anche se non tutti lo trovano. Non abbiamo più il senso dell´appartenenza che avevamo noi».