tra una perla e un'altra (GM e aquilante) ogni tanto troviamo inframezzato pure qualche elogio del nulla sottovuoto travestito da presunta analisi sociologica dei conflitti di classe nel XXI secolo, rappresentati ormai, come si apprende, soltanto dagli ultras. bene.
la cosa incredibile è che si tenta di ridurre tutto a un momento in cui qualcuno, non si sa chi (anzi, si sa: sono gli sporchi padroni capitalisti, affiancati dai cani da guardia dello stato e supportati dai matusa parrucconi e moralisti), decide che è diventato il momento di fare i soldi col calcio, e per questo caccia via gli ultras dallo stadio, per normalizzare il tutto.
ammettiamo per un attimo che la cosa sia plausibile, facciamo finta che aquilante non abbia detto niente, facciamo finta che, fino a 'sto famoso e tanto vituperato avvento del neocalcio negli anni 90, chi investiva nel calcio non lo faceva mosso dagli stessi interessi (fare i soldi), ma solo per un vezzo filantropico.
la cosa che non si capisce è perché oggi uno stadio che incita una squadra, guidato in questo da un gruppo organizzato, debba infastidire tanto chi vuol fare i soldi.
forse perché disturbano i timpani con i cori? forse perché vogliono uno stadio tipo teatro dell'opera? forse perché non gradiscono l'odore dei fumogeni?
o forse perché il gruppo ultras ha progressivamente cominciato ad interferire con la proprietà, ostacolando, rallentando o addirittura bloccando una o più attività intraprese dalla stessa allo scopo di fare i soldi, dal merchandising alla vendita dei biglietti, mettendo in atto veri e propri boicottaggi di iniziative volte a portare sti famosi soldi nelle casse societarie tipo le campagne abbonamenti, aperture di negozi e banchetti per la vendita di prodotti ufficiali, tentando di condizionare la stessa attraverso ricatti e/o campagne destabilizzanti a mezzo media, o semplicemente rendendo la fruizione dell'evento sportivo progressivamente invivibile, grazie a scontri reiterati, manifestazioni degeneri come cori razzisti, ululati e striscioni vergognosi, iniziative autoreferenziali, scioperi del tifo, sgradevoli imposizioni tipo entrate ritardate sugli spalti, fischi preventivi ai propri giocatori e tutto il resto del repertorio?
io faccio fatica a mettermi dalla parte dei cosidetti "padroni", però capisco un certo modo di fare.
se avessi un negozio e all'interno di esso cominciassero a stazionare personaggi il cui unico scopo fosse quello di scoraggiare gli altri a comprare la mia merce, a deturparla di proposito, sporcare ovunque, infastidire, minacciare chiunque manifesti l'intenzione di acquistare qualcosa, o ricattare me nel caso rifiutassi di spartire i guadagni, io, personalmente, li caccerei a calci nel culo. mi limiterei a questo, magari non chiamerei la polizia per farli arrestare, oppure per raccomandarmi di buttare la chiave della cella... però almeno un calcio al culo quello sì, lo farei di certo.
ma mi rendo conto che invece c'è chi risponderebbe con raffinati pipponi sociologici in cui si spiega al popolo bue che questa gente non fa altro che rappresentare simbolicamente l'ultimo stadio del conflitto di classe, che il mio negozio da loro è avvertito come metafora dell'appropriazione territoriale, che sono portatori di una mentalità irriducibile, quando fanno quello che fanno è solo perché in ogni loro azione portano anche la loro vita, non agiscono per compartimenti, sono tuttidunpezzo, non entrano dentro un negozio solo per comprare una cosa, no, ci entrano per dimostrare la grande contraddizione del mondo contemporaneo mercificato e omologato, una cosa che io non posso capire dato che prima il mio negozio era diverso, più genuino, ora vendo solo roba sintetica per fare i soldi e quindi il mio negozio moderno proprio non gli piace, per cui non posso proprio biasimarli...