212 pagine, tanti "sogni" "scommesse" "speranze", 0 acquisti
in compenso posto un articolo interessante di Roberto Arduini che a mio avviso ben fotografa la situazione
Il passato non ha insegnato nulla
Tanti, in questi giorni, stanno provando a prendere e a prendersi in giro. Si chiedono quanto siano bravi i sudamericani sconosciuti che vengono accostati alla Lazio, si domandano se Lotito abbia o meno imparato qualcosa dai suoi sbagli, alcuni provano addirittura a guardare al futuro con un certo ottimismo, perchè in fondo, a detta loro, una stagione storta può capitare. Peccato dimentichino, però, che la stagione storta non è stata una, che negli ultimi tre anni il più antico club della capitale, pur potendo contare sul quinto o sesto fatturato tra le società italiane, non è mai riuscito ad andare oltre al decimo posto, che in sei anni di gestione targata Lotito, almanacchi alla mano, solo una volta i biancocelesti sono riusciti ad andare al di sopra della decima posizione in classifica.
Sembra proprio che il passato non abbia insegnato nulla, alla dirigenza della Lazio e a tanti comunicatori, che in piena lotta per non retrocedere annunciavano ai quattro venti che quello era il momento di pensare a salvarsi ma che poi, a giochi fatti, avrebbero sbattuto in faccia al maggiore azionista dei capitolini tutte le sue colpe e tutte le sue responsabilità. Adesso, in tanti hanno fatto marcia indietro, mentre appare palese che niente sia cambiato rispetto alla passata stagione e che i tanti errori commessi in passato da Lotito vengano ripetuti periodicamente, corsi e ricorsi di una storia che ormai da sei anni è soltanto in bianco e nero.
Si inizia la stagione con un allenatore (secondo noi modesto) che ha un solo anno di contratto, e questo nell'inquieto spogliatoio della Lazio è un errore marchiano, che in molti oggi tenderanno a sottovalutare ma che alla lunga, siamo pronti a scommettere e ovviamente speriamo di perdere, partorirà problemi e fornirà alibi ai calciatori. Viene poi da chiedersi dove siano quei rinforzi societari da tempo invocati e negli ultmi mesi quasi annunciati da molti mezzi di comunicazione. Il Direttore Sportivo non è ancora arrivato, ed è ora che si fa il mercato. Del Direttore Generale non c'è nemmeno l'ombra, così come continua a mancare quella figura "istituzionale" in grado di fare da raccordo tra squadra e società nei momenti più burrascosi.
Stucchevoli, poi, continuano ad essere le questioni legate ai rinnovi contrattuali. Ledesma? Tra qualche mese potrà firmare con un altra squadra e trasferirsi tra un anno a costo zero. Cosa si aspetta a prolungare il suo accordo? Quando si parlerà concretamente della questione legata a Radu? Il romeno si è affermato nell'ultima stagione, ha altri due anni di contratto ma una società lungimirante già da tempo avrebbe intrapreso trattative per blindare il romeno e mettere al riparo da possibili e sgradite sorprese un capitale importante che in futuro potrebbe anche essere valorizzato con una cessione a peso d'oro. Però si rinnova con Mauri fino al 2015, accettando che il fantasista brianzolo chiuda la carriera con la maglia biancoceleste, legandolo alla società fino a quando avrà 35 anni. Scelta discutibile, difficilmente ci è capitato di vedere rinnovi così lunghi per giocatori che hanno superato la soglia dei trenta anni.
Insomma, tutto cambia affinchè nulla cambi, mentre molti si affannano a guardare su Youtube i video di Fabio Santos (questo è scarso, ma scarso forte) e Pablo Pintos (che invece secondo noi in prospettiva potrebbe diventare un ottimo giocatore). Evidentemente a qualcuno fa piacere che la Lazio sia ormai tagliata fuori dal calcio che conta e sia costretta a lottare con compagini che non hanno nemmeno un quarto del suo bacino d'utenza. E magari, sempre a qualcuno, fa piacere che i biancocelesti ormai arrivino abitualmente almeno venticinque punti sotto all'altra squadra di Roma.
E' una questione di priorità. E di scelte. Un'ultima riflessione: nessuno ci toglie dalla testa che con la Lazio in lotta per lo scudetto e l'altra squadra della capitale in perenne affanno nella zona salvezza, i giornali romani avrebbero scatenato una vera e propria "rivoluzione mediatica" per cercare di risolvere la questione. Noi, invece, siamo soli come sempre. Benissimo: che nessuno provi però a salire sul carro dei vincitori quel giorno in cui, speriamo presto, la Lazio sarà stata finalmente "Liberata". Abbiamo capito tante cose in questi sei anni. Speriamo che i Laziali abbiano memoria lunga.