Cominciata la beatificazione | Sansone e tutti i filistei..

Aperto da abusky, 03 Set 2011, 13:22

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Tarallo

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Partiranno con lamela e pjanic e sara' un disastro, lui verra' richiamato, la prima volta entra in campo al78esimo e fa la faccia di quello incazzato, poi grandi conferenze stampa, er capitano e' sempre er capitano, pjanic e lamela chi so', ceh hanno dimostrato, ma poi so' de roma?, rovineranno i loro stessi talenti, rientrera' er capitano a grande richiesta, fara' una buona parte del campionato, grandissime discussioni si si muove poco ma e' sempre er capitano, aa storia de roma, poi haaaai visto quer corpo de tacco, e su rigore e' ancora freddissimo, le punizioni che provoca lui al limite vargono una cifra de punti e ammonizioni all'avversari, liti e riappacificazioni, e il risultato sara' ineluttabilmente

l'Atroce Dilemma.

abusky

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Citazione di: Tarallo il 04 Set 2011, 07:11
Partiranno con lamela e pjanic e sara' un disastro, lui verra' richiamato, la prima volta entra in campo al78esimo e fa la faccia di quello incazzato, poi grandi conferenze stampa, er capitano e' sempre er capitano, pjanic e lamela chi so', ceh hanno dimostrato, ma poi so' de roma?, rovineranno i loro stessi talenti, rientrera' er capitano a grande richiesta, fara' una buona parte del campionato, grandissime discussioni si si muove poco ma e' sempre er capitano, aa storia de roma, poi haaaai visto quer corpo de tacco, e su rigore e' ancora freddissimo, le punizioni che provoca lui al limite vargono una cifra de punti e ammonizioni all'avversari, liti e riappacificazioni, e il risultato sara' ineluttabilmente

l'Atroce Dilemma.
Paro Paro

Giacomo

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Citazione di: Tarallo il 04 Set 2011, 07:11
Partiranno con lamela e pjanic e sara' un disastro, lui verra' richiamato, la prima volta entra in campo al78esimo e fa la faccia di quello incazzato, poi grandi conferenze stampa, er capitano e' sempre er capitano, pjanic e lamela chi so', ceh hanno dimostrato, ma poi so' de roma?, rovineranno i loro stessi talenti, rientrera' er capitano a grande richiesta, fara' una buona parte del campionato, grandissime discussioni si si muove poco ma e' sempre er capitano, aa storia de roma, poi haaaai visto quer corpo de tacco, e su rigore e' ancora freddissimo, le punizioni che provoca lui al limite vargono una cifra de punti e ammonizioni all'avversari, liti e riappacificazioni, e il risultato sara' ineluttabilmente

l'Atroce Dilemma.
speriamo...io ho la netta sensazione che stavolta l'aziendalismo ammmmerigano avrà la meglio sul sentimentalismo napoletano che contraddistingue il popolo dei bruchi

Des1900

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Citazione di: Svennis il 03 Set 2011, 14:01
il fesso fisicamente é finito.


Ma che stai a scherzà? Nel progetto "BarSa 2" lui può essere quello che Messi è per il BarSa.
Messi avrà pure vinto 2 palloni d'oro e 3 champions league ma il capitano ha vinto almeno 14 palloni d'oro e 10 champions league Morali! Non scherziamo!
:asrm

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Tarallo

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Citazione di: Giacomo il 04 Set 2011, 10:07
speriamo...io ho la netta sensazione che stavolta l'aziendalismo ammmmerigano avrà la meglio sul sentimentalismo napoletano che contraddistingue il popolo dei bruchi

Dipende dai risultati. Se cominciano male, le orde blateranti armate di potenti media (di cui ricordo paghiamo anche noi la pubblicazione) potrebbero sollevare il popolo per il ritorno der capitano in auge, unico rappresentante dell'impero imperiale dell'impero daaa roma de sempre e dei cittadini di una citta' eterna de sempre. Se le cose vanno bene lo escludono, ma la sua esclusione (che stanno tentando di introdurre) e' finalizzata solo alla rimozione dell'esorbitante contratto (lui o fa ppaamore paa roma, e poi fa pppure aaa bbbeneficenza senza pubblicizzzalla). Il mercato e' finito, che fanno? Gennaio? Rescissione? Galaxy? La vedo dura, la situazione mi piace molto.

Hicks

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In un paio di settimane sarà titolare di nuovo. Tiè, un mesetto al massimo.


Emanuele

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Citazione di: Tarallo il 04 Set 2011, 11:07
Il mercato e' finito, che fanno? Gennaio? Rescissione? Galaxy? La vedo dura, la situazione mi piace molto.

Se è vero che il contratto prevede anche un incarico da dirigente che sarà attivo quando si ritirerà e che avrà durata dal 2014 al 2019, Totti non se ne andrà mai. Altro che Galaxy o EAU.

Male che vada, altri 8 anni sta lì, tra campo, panchina e scrivania.  :aleoo:

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Il Tenente

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Tarallo

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ROMA - Ci sono i gol, di destro, di sinistro e di testa, e poi gli assist, i cucchiai e i colpi di tacco, a centinaia, sempre con la stessa maglia, gli stessi colori. Più che sufficienti a fare di un calciatore il simbolo di una squadra. Ma Francesco Totti è di più. Perché nel suo caso c'è dell'altro. C'è quello che ha rappresentato e continua a rappresentare fuori dal campo. Che l'ha fatto diventare un simbolo non solo della Roma ma di Roma. Per questo è venerato e detestato come nessun altro, e detestato in particolare dai laziali, costretti a vivere sotto la sua ombra: per loro è un'ossessione, per tutti gli altri qualcosa in cui riconoscersi o da misconoscere. Perché è l'immagine di una metropoli amata, odiata o comunque mal sopportata. Come lui, come Francesco Totti.

Roma è una città meravigliosa, con una tradizione come nessun'altra, carica di bellezze e difetti, che a volte può sembrare inadatta al ruolo attribuitole dalla storia, ma capace di riprendersi di fronte a ogni avversità mostrando sempre il suo lato migliore, di trasformare le proprie inadeguatezze in un di più che la rende unica. E dunque capitale.


Sostituite la parola capitale con capitano, poi capitano con Totti, e avrete la spiegazione di come un territorio e il suo popolo possano immedesimarsi in un giocatore di pallone. Uno che nelle interviste, quando gli chiedono come andavi a scuola, prima risponde «a volte con l'autobus, a volte col motorino», e poi, tornando serio: «Normale». E da piccolo com'eri? «Un paraculo», e subito spiega: «Non mi fermavo mai... socievole... un po' pigro», ma in tutt'altro senso da quello che intendeva un prossimo dirigente della nuova Roma bostoniana. Semplicemente, Totti ha descritto un carattere piuttosto diffuso tra i romani.

Una volta gli hanno domandato se prevedeva per sé un futuro impegno in politica, e candidamente ha risposto: «No, nun ce capisco gnente ». Beata sincerità. Se molti di quelli che hanno intrapreso quella carriera si fossero prima guardati dentro con altrettanta franchezza, la politica italiana sarebbe meno affollata di personaggi poco all'altezza.

Francesco Totti è uno che prende in giro se stesso prima degli altri, capace di passare improvvisamente dallo scherzo a considerazioni serie, tanto per mettere a posto chi pensa di deriderlo per le proprie scelte: come quando, in un'intervista televisiva, fu chiamato a specificare come si scrivono i nomi dei suoi figli, Cristian e Chanel. «E come farai a spiegare loro che in un caso c'è l'h e nell'altro no?». Totti guardò un po' incredulo lo spiritoso conduttore e ribatté: «Penso che ci saranno cose più importanti da spiegare».

Il capitano della Roma, milionario come tutti i campioni del calcio moderno, è riuscito a trasformare il suo modo di essere in un business , un marchio che si può vendere fino all'altro capo del mondo. Come la statuetta del Colosseo. Sulla sua storia d'amore con Ilary sono fiorite dicerie di ogni genere, ma lui in pubblico ha sempre reagito con quel sorrisetto scanzonato capace di spiazzare chiunque: «'Na volta c'ho l'amante io, 'na volta lei, c'è tanta gente invidiosa che parla a vanvera». Quando ancora la corteggiava, dopo uno dei suoi gol più belli alla Lazio (l'ultimo di un derby vinto 5-1), corse sotto il settore dov'era seduta la futura moglie per mostrarle la maglietta con la scritta «6 unica». E Ilary come reagì? «Manco se n'è accorta», ha raccontato lui col solito ghigno impertinente. Come un romano soddisfatto di avere conquistato la donna desiderata.

Un'altra maglietta famosa è quella rivolta ai laziali dopo il solito gol, «Vi ho purgato ancora», e ancora se ne parla. Così come si parla e si continuerà a parlare del calcione rifilato a Balotelli che lo derideva: un errore grave, ma chiunque ha giocato a pallone ha capito tutto di quel momento. O del gesto con la mano rivolto alla panchina della Juventus: «Ne avete presi quattro, zitti e andatevene», disse senza parlare. Delle lacrime dopo lo scudetto perso all'ultima giornata nel 2010, e delle accuse lanciate dopo quello sfumato nel 2008 per qualche «svista» arbitrale di troppo. Tutto fatto con la scioltezza e la strafottenza di un personaggio a volte schivo e a volte sbruffone, un po' Pasquino e un po' Marchese del Grillo.

E un po' il Catone interpretato da Vittorio Gassman, che ammonisce Marcello Mastroianni nei panni di «Scipione detto anche l'Africano»: «Questa non è l'ideale Repubblica di Platone, ma la città fangosa di Romolo. Bisogna che te dai 'na calmata ! ».
Da tempo c'è chi ironizza consigliando al capitano della Roma, che ormai sarebbe avviato sul viale del tramonto come calciatore, una carriera di attore visti i successi degli spot pubblicitari in cui lui e Ilary sembrano ripercorrere le orme di Raimondo e Sandra in «casa Vianello». A parte il fatto che quel tramonto è forse la speranza di avversari e invidiosi ma non ancora la realtà, e a parte gli scherzi, davvero non si fa troppa fatica a immaginare la faccia di Francesco Totti in certi pezzi di Alberto Sordi o Nino Manfredi. Simboli di Roma pure loro.

Tutto questo conviene tenere a mente a fronte delle polemiche e delle divisioni che hanno scaldato l'inizio della nuova gestione dell'Associazione Sportiva Roma intorno al nome del suo capitano. Una questione di campo, esplosa dopo un'esclusione e una sostituzione sbagliate e alimentata da tante parole. Forse troppe, nel silenzio di Francesco Totti. Chi è coinvolto, sappia che non è solo un problema di calcio.
P.S. Per quanto riguarda la vicenda calcistica, è certo che bisogna fare le scelte giuste nell'interesse della Roma, prima di quello di Totti. Ma sono quasi vent'anni che i due interessi coincidono. Per separarli bisogna prima dimostrare che non coincidono più, e finora non è successo. Anzi.


Giovanni Bianconi
04 settembre 2011 11:44© RIPRODUZIONE RISERVATA



:clap:

Giacomo

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Citazione di: Tarallo il 04 Set 2011, 12:42
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ROMA - Ci sono i gol, di destro, di sinistro e di testa, e poi gli assist, i cucchiai e i colpi di tacco, a centinaia, sempre con la stessa maglia, gli stessi colori. Più che sufficienti a fare di un calciatore il simbolo di una squadra. Ma Francesco Totti è di più. Perché nel suo caso c'è dell'altro. C'è quello che ha rappresentato e continua a rappresentare fuori dal campo. Che l'ha fatto diventare un simbolo non solo della Roma ma di Roma. Per questo è venerato e detestato come nessun altro, e detestato in particolare dai laziali, costretti a vivere sotto la sua ombra: per loro è un'ossessione, per tutti gli altri qualcosa in cui riconoscersi o da misconoscere. Perché è l'immagine di una metropoli amata, odiata o comunque mal sopportata. Come lui, come Francesco Totti.

Roma è una città meravigliosa, con una tradizione come nessun'altra, carica di bellezze e difetti, che a volte può sembrare inadatta al ruolo attribuitole dalla storia, ma capace di riprendersi di fronte a ogni avversità mostrando sempre il suo lato migliore, di trasformare le proprie inadeguatezze in un di più che la rende unica. E dunque capitale.


Sostituite la parola capitale con capitano, poi capitano con Totti, e avrete la spiegazione di come un territorio e il suo popolo possano immedesimarsi in un giocatore di pallone. Uno che nelle interviste, quando gli chiedono come andavi a scuola, prima risponde «a volte con l'autobus, a volte col motorino», e poi, tornando serio: «Normale». E da piccolo com'eri? «Un paraculo», e subito spiega: «Non mi fermavo mai... socievole... un po' pigro», ma in tutt'altro senso da quello che intendeva un prossimo dirigente della nuova Roma bostoniana. Semplicemente, Totti ha descritto un carattere piuttosto diffuso tra i romani.

Una volta gli hanno domandato se prevedeva per sé un futuro impegno in politica, e candidamente ha risposto: «No, nun ce capisco gnente ». Beata sincerità. Se molti di quelli che hanno intrapreso quella carriera si fossero prima guardati dentro con altrettanta franchezza, la politica italiana sarebbe meno affollata di personaggi poco all'altezza.

Francesco Totti è uno che prende in giro se stesso prima degli altri, capace di passare improvvisamente dallo scherzo a considerazioni serie, tanto per mettere a posto chi pensa di deriderlo per le proprie scelte: come quando, in un'intervista televisiva, fu chiamato a specificare come si scrivono i nomi dei suoi figli, Cristian e Chanel. «E come farai a spiegare loro che in un caso c'è l'h e nell'altro no?». Totti guardò un po' incredulo lo spiritoso conduttore e ribatté: «Penso che ci saranno cose più importanti da spiegare».

Il capitano della Roma, milionario come tutti i campioni del calcio moderno, è riuscito a trasformare il suo modo di essere in un business , un marchio che si può vendere fino all'altro capo del mondo. Come la statuetta del Colosseo. Sulla sua storia d'amore con Ilary sono fiorite dicerie di ogni genere, ma lui in pubblico ha sempre reagito con quel sorrisetto scanzonato capace di spiazzare chiunque: «'Na volta c'ho l'amante io, 'na volta lei, c'è tanta gente invidiosa che parla a vanvera». Quando ancora la corteggiava, dopo uno dei suoi gol più belli alla Lazio (l'ultimo di un derby vinto 5-1), corse sotto il settore dov'era seduta la futura moglie per mostrarle la maglietta con la scritta «6 unica». E Ilary come reagì? «Manco se n'è accorta», ha raccontato lui col solito ghigno impertinente. Come un romano soddisfatto di avere conquistato la donna desiderata.

Un'altra maglietta famosa è quella rivolta ai laziali dopo il solito gol, «Vi ho purgato ancora», e ancora se ne parla. Così come si parla e si continuerà a parlare del calcione rifilato a Balotelli che lo derideva: un errore grave, ma chiunque ha giocato a pallone ha capito tutto di quel momento. O del gesto con la mano rivolto alla panchina della Juventus: «Ne avete presi quattro, zitti e andatevene», disse senza parlare. Delle lacrime dopo lo scudetto perso all'ultima giornata nel 2010, e delle accuse lanciate dopo quello sfumato nel 2008 per qualche «svista» arbitrale di troppo. Tutto fatto con la scioltezza e la strafottenza di un personaggio a volte schivo e a volte sbruffone, un po' Pasquino e un po' Marchese del Grillo.

E un po' il Catone interpretato da Vittorio Gassman, che ammonisce Marcello Mastroianni nei panni di «Scipione detto anche l'Africano»: «Questa non è l'ideale Repubblica di Platone, ma la città fangosa di Romolo. Bisogna che te dai 'na calmata ! ».
Da tempo c'è chi ironizza consigliando al capitano della Roma, che ormai sarebbe avviato sul viale del tramonto come calciatore, una carriera di attore visti i successi degli spot pubblicitari in cui lui e Ilary sembrano ripercorrere le orme di Raimondo e Sandra in «casa Vianello». A parte il fatto che quel tramonto è forse la speranza di avversari e invidiosi ma non ancora la realtà, e a parte gli scherzi, davvero non si fa troppa fatica a immaginare la faccia di Francesco Totti in certi pezzi di Alberto Sordi o Nino Manfredi. Simboli di Roma pure loro.

Tutto questo conviene tenere a mente a fronte delle polemiche e delle divisioni che hanno scaldato l'inizio della nuova gestione dell'Associazione Sportiva Roma intorno al nome del suo capitano. Una questione di campo, esplosa dopo un'esclusione e una sostituzione sbagliate e alimentata da tante parole. Forse troppe, nel silenzio di Francesco Totti. Chi è coinvolto, sappia che non è solo un problema di calcio.
P.S. Per quanto riguarda la vicenda calcistica, è certo che bisogna fare le scelte giuste nell'interesse della Roma, prima di quello di Totti. Ma sono quasi vent'anni che i due interessi coincidono. Per separarli bisogna prima dimostrare che non coincidono più, e finora non è successo. Anzi.


Giovanni Bianconi
04 settembre 2011 11:44© RIPRODUZIONE RISERVATA



:clap:
:lol:  :lol: è quando mi imbatto in simili abominii che ringrazio dio di avermi fatto biancoceleste

Emanuele

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cioè, mi state dicendo che questo articolo è uscito su una testata giornalistica che non è "il romanista"?  :shock:

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arturo

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Nino Manfredi da Roccasecca dei Volsci....romanoderoma...

Giacomo

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Citazione di: Tarallo il 04 Set 2011, 12:42
P.S. Per quanto riguarda la vicenda calcistica, è certo che bisogna fare le scelte giuste nell'interesse della Roma, prima di quello di Totti. Ma sono quasi vent'anni che i due interessi coincidono. Per separarli bisogna prima dimostrare che non coincidono più, e finora non è successo. Anzi.

:rotflol: mamma mia....

Tarallo

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Citazione di: arturo il 04 Set 2011, 13:44
Nino Manfredi da Castro Roccasecca dei Volsci....romanoderoma...

Roccasecca dei Volsci era il paese di mio nonno.

erredielle

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Citazione di: Tarallo il 04 Set 2011, 12:42
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Artiglieria pesantissima, Bianconi si occupa di solito di terrorismo nazionale e internazionale.
Va bene che la situazione dai peperones è esplosiva, ma non credevo fino a questo punto....  :(

Maremma Laziale

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[...] e detestato in particolare dai laziali, costretti a vivere sotto la sua ombra: per loro è un'ossessione, [...]

:rotfl2:

Ah biancò, per noi il fesso è quasi sempre sinonimo di gioia

valpa62

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Citazione di: Maremma Laziale il 04 Set 2011, 15:10
[...] e detestato in particolare dai laziali, costretti a vivere sotto la sua ombra: per loro è un'ossessione, [...]

:rotfl2:

Ah biancò, per noi il fesso è quasi sempre sinonimo di gioia


:beer: lunga vita al fesso!!

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@ Tarallo non volevo essere offensivo,figurati se posso io: burino,in prov. Di Roma,ma sempre burino! Era per rimarcare la " loro" romanità: da Sordi,il cui padre era di Valmontone a Manfredi di Roccasecca,ma vabbè,tanto non capiranno mai e continueranno a sentisse Romani per il solo fatto di tifare quella squadra di merda.

NatoIl9Gennaio

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Citazione di: Maremma Laziale il 04 Set 2011, 15:10
[...] e detestato in particolare dai laziali, costretti a vivere sotto la sua ombra: per loro è un'ossessione, [...]

:rotfl2:

Ah biancò, per noi il fesso è quasi sempre sinonimo di gioia

Quando si dice non c'hai capito un quazzo.

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