L'angolo del buonumore (Articoli divertenti - stagione 2011/2012)

Aperto da Biafra, 23 Mag 2011, 19:21

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Camel

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Lazionetter
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Citazione di: Flaminio il 13 Set 2011, 23:42

Ma ci sono anche delle cose a cui aggrapparsi

intravedo un indizio per risolvere l'atroce dilemma.

Davy_Jones

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Chiedo scusa se sono off topic: e' un articolo "divertente" (mica tanto alla fine) ma non sulla riom. Bocca sulla home di Rep oggi. Evidenzio la frase che mi ha fatto saltare la mosca al naso. Secondo me stanno uscendo tutti di senno.


BARCELLONA – Il Barcellona non è una squadra di un altro pianeta. Forse non si può battere, ma almeno gli si può impedire di vincere e di umiliarti. Lo ha dimostrato il Milan che alla fine saluta trionfalmente il 2-2 che ha strappato al Camp Nou con due gol incredibili: il primo quello di Pato a 24 secondi dal fischio d'inizio e il secondo, quello di Thiago Silva a circa 90' secondi dalla fine. In mezzo c'è stato soltanto il Barcellona, è vero, ma non ha sommerso di gol il Milan, ed è riuscito a fargliene soltanto due. Pur avendo fatto una bella partita certo, ma non bellissima, né eccezionale. Né i gol sono stati una montagna. Quindi se il Barcellona rimane a livelli umani ce la si può giocare anche giocare anche con campioni d'Europa e strappar loro un pareggio che fa masticare un po' amaro i catalani. Ormai convinti di essere la miglior squadra del mondo si considerano perfetti, si concedono dei lussi – quali quelli di una difesa poco attenta sia pure in sole due occasioni – che una squadra italiana può anche non perdonare. Del resto il calcio è bello per questo. Sarà banale, ma è così.

Né si può dire che il Milan sia stato fortunato, niente affatto. Presentarsi al Camp Nou – contro un avversario al completo – senza Ibrahimovic, vale a dire il proprio miglior giocatore (con Allegri costretto a tenere in campo Cassano, evidentemente non all'altezza della situazione), e senza un centrocampista di esperienza eccezionale e qualità enormi come Gattuso, per far giocare Nocerino che fino a pochi giorni fa giocava nel Palermo, non è certo il massimo della fortuna. Il Milan doveva sfruttare quel poco che gli sarebbe capitato, non farsi schiacciare dalla paura e questo ha fatto. E' vero che Abbiati – tra i migliori in campo – ha limitato i danni, è vero che Nesta, a 35 anni suonati, ha fatto una partita grandissima, è vero che Pato con la sua follia di prendere la palla e correre subito verso la porta del Barcellona ha messo la partita in condizioni più favorevoli per i rossoneri, ma globalmente il 2-2 il Milan non lo ha demeritato affatto. Anzi, è un risultato che dà grande entusiasmo e che regala anche un minimo di ottimismo in chiave Champions League. Lo si era intuito anche venerdì sera a San Siro nel suo improbabile e giustamente criticato 2-2 contro la Lazio: il Milan aveva la testa all'esordio europeo contro il Barça. Allegri ha messo in campo il miglior Milan possibile e non si è fatto schiacciare dall'attuale differenza di rango. Del resto se al Barcellona in questo momento non può pensare di tener testa il Milan, la miglior squadra italiana con più Coppe in bacheca dello stesso Barcellona, chi può pensare di farlo? Non ci sarebbe proprio corsa per nessuno.

Il Milan offre dunque una speranza a se stesso e all'intero calcio europeo: le squadre imbattibili non esistono per definizione, una squadra è una costruzione troppo complessa per essere ogni secondo della sua vita sempre perfetta, sempre eccezionale, sempre super. Il Barcellona mantiene intatte le sue chances di vincere un'altra Champions, il resto del mondo può lavorare per fargli lo sgambetto. Loro partono favoriti, ma la partita è sempre da giocare: ricordiamocelo.

Flaminio

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.... a proposito di Bocca, metto questo agli atti, a futura memoria:

Luis Enrique e il buon esempio Roma

(12 settembre 2011)

Una volta tanto, nel calcio italiano, non sarà sempre e solo l'allenatore a pagare. L'analisi di Fabrizio Bocca (la Repubblica)

http://tv.repubblica.it/sport/luis-enrique-e-il-buon-esempio-roma/75898?video=&ref=HRLS-3


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Il Tenente

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E nel frattempo la homepage del CdS ci regala l'ennesima gemma.
Si parla forse del Milan uscito indenne dal Camp Nou?
Dell'insidiosa trasferta di Champions dei ciucci?
Del traballante Gasperini contro i turchi?
Del futuro impegno in Europa League di Lazio o Udinese?

Naaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Oggi si parla della cena offerta da Titti a tutta la squadra, per sigillare un patto. O-O-O-Occhi di gatto...

leomeddix

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Citazione di: Il Tenente il 14 Set 2011, 09:32
E nel frattempo la homepage del CdS ci regala l'ennesima gemma.
Si parla forse del Milan uscito indenne dal Camp Nou?
Dell'insidiosa trasferta di Champions dei ciucci?
Del traballante Gasperini contro i turchi?
Del futuro impegno in Europa League di Lazio o Udinese?

Naaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Oggi si parla della cena offerta da Titti a tutta la squadra, per sigillare un patto. O-O-O-Occhi di gatto...

dice che il menu è stato a base di fegato. E se lo sò magnato tutto.

vagabond

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La Rioma e gli arbitri, una storia infinita
di Giovanni Bianconi

Ci risiamo, campionato nuovo trame vecchie. Oppure, semplicemente e nella migliore delle ipotesi, gli errori arbitrali di sempre. Che però, guarda caso, capitano sempre nelle stessa direzione.

Domenica, per esempio. La Rioma perde col Cagliari – e di certo non poteva pretendere più di un punticino, ma questo è un problema tra noi tifosi romanisti e Luis Enrique – grazie a un gol di Daniele Conti (ma perché si accanisce così tanto con noi, con quel papà e quel cognome?) viziato da un evidente fallo di mano non fischiato dall'arbitro Gava, e per via dell'espulsione, nemmeno un minuto dopo, di José Angel, il terzino sinistro fino a quel momento migliore in campo. Espulsione diretta fin troppo severa, a detta di tutti.

Comunque è andata così. Angel, non potrà giocare sabato prossimo contro l'Inter, in una partita difficile che forse sarà già decisiva vista l'aria che si respira da queste parti. L'Inter invece potrà schierare Walter Samuel, incredibilmente graziato dall'arbitro Brighi da un secondo "giallo" che perfino Beppe Bergomi, nel commento in diretta su Sky, ha detto che "ci poteva stare". E se lo dice lui... Con quella sacrosanta ammonizione sarebbe scattata l'espulsione e la squalifica per il turno successivo, cioè nella partita contro la Rioma.

Non è andata così, e quello che era giusto che accadesse – giusto nel senso di "regolamentare", cioè rispetto delle regole – non è accaduto.

Strano, no? Oppure, invece, niente di strano e tutto regolare. Ma secondo quali regole?

Adesso diranno che è cominciato il solito piagnisteo rioomanista... No, non è così, nessuno si attaccherà a queste bassezze altrui. Ci appassioneremo e discutrereno di altro, a cominciare da nostri problemi. Ma lo diciamo così, tanto per mettere subito in chiaro le cose. E perché, come diceva uno striscione comparso all'Olimpico qualche stagione fa e purtroppo segmpre attuale, "Nun semo piagnoni, ma manco fregnoni...".

Non c'è bisogno di traduzione, né di aggiungere altro.


GOMBLOTTOOOO!

Flaminio

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Citazione di: vagabond il 14 Set 2011, 09:40
La Rioma e gli arbitri, una storia infinita
di Giovanni Bianconi

(...) nessuno si attaccherà a queste bassezze altrui.


Non avevo notato questo "attaccarsi alle bassezze altrui": mi pare un raffinato modo di esprimere uno dei corni del dilemma. Ma sempre un attaccarsi è... Ed è incredibile come l'idea dell'attaccarsi, dell'afferrarsi ricorra così frequentemente nei loro discorsi.

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Biafra

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(pubblicità occulta a un ristorante? ma che gli hanno tolto il finanziamento pubblico?) :poof:



leomeddix

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Citazione di: Biafra il 14 Set 2011, 10:00


Non vorrei che lunedì, dopo la partita con l'Inter, come titolo debbano mettere I VEGANI.

P.s.
Da notare la sobria dichiarazione di Stekelemburg: "La Roma è un club più grande dell'Ajax".
Secondo me ieri sera alla cena come digestivo j'hanno dato la grappa con estratto di peyote.
malimortè...

est1900

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Sterchelemburg:" La roma è un club più grande dell'Ajax".

A parte quattro Coppe dei Campioni di differenza, si somigliano molto in effetti.

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arturo

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La dichiarazione del pippone olandese,viene dopo il discorso di titty?
sicuramente si,sarà stato disorientato dalla dialettica del cappetano. :)

spook

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Citazione di: arturo il 14 Set 2011, 10:18
La dichiarazione del pippone olandese,viene dopo il discorso di titty?
sicuramente si,sarà stato disorientato dalla dialettica del cappetano. :)

Immagino la profondità di pensiero del capitone. Chissà quante volte ha usato "Ahò"...

Maremma Laziale

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Io sarei curioso di leggere l'articolo "La rivoluzione della Roma, la restaurazione dell'Inter"...oh, se solo si potessero acquistare i diritti per la parola "rivoluzione", a quest'ora grazie al riommico sarei già diventato ricco.

Brujita!

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Totto chiude la serata con un discorso :"Tutti Uniti!!"...."era quello il discorso?! era...scemo, era ovvio..!!!..mi è piaciuto!!! ahahahahaha!!!" (cit. dai Muppetts)

Dissi

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Citazione di: Maremma Laziale il 14 Set 2011, 10:30
Io sarei curioso di leggere l'articolo "La rivoluzione della Roma, la restaurazione dell'Inter"...oh, se solo si potessero acquistare i diritti per la parola "rivoluzione", a quest'ora grazie al riommico sarei già diventato ricco.

tiè, godi :DD

La Roma la rivoluzione, l'Inter la restaurazione

"Lontana è Milano dalla mia terra", cantava il poeta. E la Milano nerazzurra se è possibile lo è anche di più. Roma e Inter non hanno mai avuto niente da dirsi: apposta quando si sono incontrate si sono sempre prese a pallonate (negli ultimi trent'anni è il classico con la più alta media-gol).

Roma e Milano è una contrapposizione su cui s'è scritto e detto molto, fa parte della storia (e della non storia) dell'Italia, si sconfina nella geopolitica, nel sociale persino in questo tempo di globalizzazione. Un po' ci si marcia, un altro bel po' no. Sicuramente nel calcio mai come in questo momento la contrapposizione simbolica coincide con quella reale, soprattutto se a Milano parliamo di Inter (a Roma non c'è niente da specificare). E' così forte che si può usare un linguaggio cinematografico, usare l'immagine, fare un montaggio parallelo delle parole dette dal presidente Massimo Moratti dopo il tracollo dell'Inter a Palermo, e quelle arrivate dagli Usa da DiBenedetto dopo la sconfitta della Roma all'Olimpico col Cagliari. All'Inter si ragiona e si parla così:«Ci siamo rimasti male tutti, penso per primo l'allenatore, quindi credo che sia lui stesso, senza bisogno di nessuna spinta, a cercare i rimedi necessari, se non altro al momento per rimettere la squadra in condizione di aver fiducia. Se questo è il momento di cambiare modulo? Penso di sì». Alla Roma si parla e quindi si pensa così: «Ho apprezzato i progressi fatti dalla squadra e spero che il lavoro che tutti stanno facendo – giocatori, allenatore e società – presto dia i suoi frutti anche in termini di risultati». Sono visioni antitetiche.

Gasperini è all'angolo, Luis Enrique – tanto per usare una formula contrappasso – è al centro del progetto. Gasperini rischia stasera di perdere letteralmente la Trebisonda, Luis Enrique sarà comunque – comunque – sicuro anche sabato sera. Saranno febbri diverse quelle, così come sono state due sconfitte diverse quelle contro le squadre isolane di tre giorni fa. L'Inter è ancora una rosa composta per tanti quarti dai giocatori che hanno fatto la sua recente storia, sfioriti; la Roma nella sua ultima-prima partita ha messo in campo otto acquisti: ha la storia davanti non dietro. Fiorisce. La sconfitta dell'Inter è logora, sa – visto che le parole sono importanti – di trend negativo; quella della Roma è battesimale, quasi un'iniziazione per entrare nel club di chi le cose le costruisce, di chi si sceglie il destino. Il giorno dopo il ko al Barbera a Interello c'è stato già un faccia a faccia tra presidente-allenatore e presidente direttore sportivo, a Roma Luis Enrique ha quasi commosso la squadra col suo discorso dopo la delusione da Ogni maledetta domenica. Ieri stavano a cena insieme. Sono effetti di cause chiare. Gasperini è stato scelto da Moratti dopo l'improvvisa fuga del fedelisssimo uomo- bandiera Leonardo e dopo i rifiuti dei vari Capello e Bielsa fino ad arrivare persino al no di Mihajlovic. Luis Enrique è stato scelto da Baldini a marzo. E' stato scelto guardandosi negli occhi, parlando di letteratura, facendo mercato, guardando partite, spiluccando e studiando. Baldini s'è preso solo un no di Villas Boas (ah che pure all'Inter e in maniera più brusca ha detto no) e probabilmente perché Shakespeare è inglese come quelli del Chelsea. Sono visioni differenti: riuscite ad accostarli (montaggio alternato) Marco Branca e Walter Sabatini? Pochi mondi viaggiano così distanti come quelli dei due direttori sportivi di Inter e Roma: uno c'ha il doppio petto, l'altro è un poeta. E' una questione di profilo e di sostanza, di estrazione e di fantasia, di faccia e di filosofia. Di tutto. Non a caso quest'estate l'Inter ha fatto il mercato sulle idee di Sabatini: Alvarez grida ancora vendetta (per i modi e per il principio, non per il valore del giocatore) anche se poi la vendetta è arrivata con l'acquisto di Lamela che era nell'agenda dell'elegantino mellifluo Branca. Anche con Palacio era inizato il battibecco.

Questione di stile. Ecco è soprattutto quello. Qui per la prima volta nella storia del pallone d'Italia c'è in atto una rivoluzione, là c'è il peggior trasformismo di questo paese. Perché i confronti tra Enrique e Gasperini, fra Sabatini e Branca (metteteci pure l'imbarazzante questione Forlan- Champions da una parte, mentre dall'altra si fa scientemente giocare Borriello in Europa League), pure netti e inequivocabili, non esauriscono le distanze fra Roma e Inter. Moratti c'è da anni, DiBenedetto da giorni, ma soprattutto un gesto ha già riempito di spazio siderale la A1: lo scudetto del 2006. Calciopoli I e Farsopoli II. Le intercettazioni buone e quelle cattive, le morali fatte ad arte e quelle vissute. Telecom, il campionato Tim, Guido Rossi e Tronchetti Provera che si acchittano il calcio italiano mentre chi ha fatto in modo che scoppiasse viene "dimesso" all'estero. Ma la memoria non è ancora andata in prescrizione. E' di quest'estate l'episodio che traccia il confine: Palazzi e la Procura federale che annegano nell'illecito sportivo lo scudetto di cartone e Moratti che fa di tutto per tenerselo sdrucito e lercio (già, chi non c'è più lasciatelo in pace). Litiga con la Juve, con Della Valle, il restante dei tifosi del mondo, forse con parte residua dei suoi, per non staccarsi dal cappottone blu quella spilletta snob, arrogante e falsa dell'"Io sono onesto". Mentre accadeva questo la Roma, la Roma che quello scudetto lo meriterebbe di diritto, così come quello del 2008, col suo presidente provvisorio Cappelli diceva «grazie, noi non chiediamo nulla». Oh no, senza ironia e senza mai nessun Lazio- Inter 0-2 nella nostra storia.



fonte: il coprofilista

AldoNicoli

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questi sono davvero ridicoli.
Per gli amanti dell'orrido consiglio il video del trigorriere sulla "cena dei cretini". Ammazza, ma so veramente brutti, brutti, brutti ...  :S :s :asrm

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fabichan

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Lazionetter
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Non ce la faccio a leggere un tale concentrato di caxxate... davvero, dopo 10-11 righe il cervello si rifiuta...
A proposito di rivoluzione: è vero che giocheranno a Milano con cassetti, juan, burdisso, derossi, perrotta, titti, borriello, probabile taddei e forse pizarro? Alla faccia del "proggetto giovani"...  :)

Maremma Laziale

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Citazione di: Dissi il 14 Set 2011, 10:48
tiè, godi :DD

La Roma la rivoluzione, l'Inter la restaurazione

"Lontana è Milano dalla mia terra", cantava il poeta. E la Milano nerazzurra se è possibile lo è anche di più. Roma e Inter non hanno mai avuto niente da dirsi: apposta quando si sono incontrate si sono sempre prese a pallonate (negli ultimi trent'anni è il classico con la più alta media-gol).

Roma e Milano è una contrapposizione su cui s'è scritto e detto molto, fa parte della storia (e della non storia) dell'Italia, si sconfina nella geopolitica, nel sociale persino in questo tempo di globalizzazione. Un po' ci si marcia, un altro bel po' no. Sicuramente nel calcio mai come in questo momento la contrapposizione simbolica coincide con quella reale, soprattutto se a Milano parliamo di Inter (a Roma non c'è niente da specificare). E' così forte che si può usare un linguaggio cinematografico, usare l'immagine, fare un montaggio parallelo delle parole dette dal presidente Massimo Moratti dopo il tracollo dell'Inter a Palermo, e quelle arrivate dagli Usa da DiBenedetto dopo la sconfitta della Roma all'Olimpico col Cagliari. All'Inter si ragiona e si parla così:«Ci siamo rimasti male tutti, penso per primo l'allenatore, quindi credo che sia lui stesso, senza bisogno di nessuna spinta, a cercare i rimedi necessari, se non altro al momento per rimettere la squadra in condizione di aver fiducia. Se questo è il momento di cambiare modulo? Penso di sì». Alla Roma si parla e quindi si pensa così: «Ho apprezzato i progressi fatti dalla squadra e spero che il lavoro che tutti stanno facendo – giocatori, allenatore e società – presto dia i suoi frutti anche in termini di risultati». Sono visioni antitetiche.

Gasperini è all'angolo, Luis Enrique – tanto per usare una formula contrappasso – è al centro del progetto. Gasperini rischia stasera di perdere letteralmente la Trebisonda, Luis Enrique sarà comunque – comunque – sicuro anche sabato sera. Saranno febbri diverse quelle, così come sono state due sconfitte diverse quelle contro le squadre isolane di tre giorni fa. L'Inter è ancora una rosa composta per tanti quarti dai giocatori che hanno fatto la sua recente storia, sfioriti; la Roma nella sua ultima-prima partita ha messo in campo otto acquisti: ha la storia davanti non dietro. Fiorisce. La sconfitta dell'Inter è logora, sa – visto che le parole sono importanti – di trend negativo; quella della Roma è battesimale, quasi un'iniziazione per entrare nel club di chi le cose le costruisce, di chi si sceglie il destino. Il giorno dopo il ko al Barbera a Interello c'è stato già un faccia a faccia tra presidente-allenatore e presidente direttore sportivo, a Roma Luis Enrique ha quasi commosso la squadra col suo discorso dopo la delusione da Ogni maledetta domenica. Ieri stavano a cena insieme. Sono effetti di cause chiare. Gasperini è stato scelto da Moratti dopo l'improvvisa fuga del fedelisssimo uomo- bandiera Leonardo e dopo i rifiuti dei vari Capello e Bielsa fino ad arrivare persino al no di Mihajlovic. Luis Enrique è stato scelto da Baldini a marzo. E' stato scelto guardandosi negli occhi, parlando di letteratura, facendo mercato, guardando partite, spiluccando e studiando. Baldini s'è preso solo un no di Villas Boas (ah che pure all'Inter e in maniera più brusca ha detto no) e probabilmente perché Shakespeare è inglese come quelli del Chelsea. Sono visioni differenti: riuscite ad accostarli (montaggio alternato) Marco Branca e Walter Sabatini? Pochi mondi viaggiano così distanti come quelli dei due direttori sportivi di Inter e Roma: uno c'ha il doppio petto, l'altro è un poeta. E' una questione di profilo e di sostanza, di estrazione e di fantasia, di faccia e di filosofia. Di tutto. Non a caso quest'estate l'Inter ha fatto il mercato sulle idee di Sabatini: Alvarez grida ancora vendetta (per i modi e per il principio, non per il valore del giocatore) anche se poi la vendetta è arrivata con l'acquisto di Lamela che era nell'agenda dell'elegantino mellifluo Branca. Anche con Palacio era inizato il battibecco.

Questione di stile. Ecco è soprattutto quello. Qui per la prima volta nella storia del pallone d'Italia c'è in atto una rivoluzione, là c'è il peggior trasformismo di questo paese. Perché i confronti tra Enrique e Gasperini, fra Sabatini e Branca (metteteci pure l'imbarazzante questione Forlan- Champions da una parte, mentre dall'altra si fa scientemente giocare Borriello in Europa League), pure netti e inequivocabili, non esauriscono le distanze fra Roma e Inter. Moratti c'è da anni, DiBenedetto da giorni, ma soprattutto un gesto ha già riempito di spazio siderale la A1: lo scudetto del 2006. Calciopoli I e Farsopoli II. Le intercettazioni buone e quelle cattive, le morali fatte ad arte e quelle vissute. Telecom, il campionato Tim, Guido Rossi e Tronchetti Provera che si acchittano il calcio italiano mentre chi ha fatto in modo che scoppiasse viene "dimesso" all'estero. Ma la memoria non è ancora andata in prescrizione. E' di quest'estate l'episodio che traccia il confine: Palazzi e la Procura federale che annegano nell'illecito sportivo lo scudetto di cartone e Moratti che fa di tutto per tenerselo sdrucito e lercio (già, chi non c'è più lasciatelo in pace). Litiga con la Juve, con Della Valle, il restante dei tifosi del mondo, forse con parte residua dei suoi, per non staccarsi dal cappottone blu quella spilletta snob, arrogante e falsa dell'"Io sono onesto". Mentre accadeva questo la Roma, la Roma che quello scudetto lo meriterebbe di diritto, così come quello del 2008, col suo presidente provvisorio Cappelli diceva «grazie, noi non chiediamo nulla». Oh no, senza ironia e senza mai nessun Lazio- Inter 0-2 nella nostra storia.



fonte: il coprofilista

Grazie Dissi  ;)
Beh, come inizio non c'è male: "Roma e Inter non hanno mai avuto niente da dirsi:"...a parte qualche regalino di zio Moratti.
Leggendo il resto dell'articolo mi viene da pensare: ma il dopo rioma-Slovan Bratislava l'hanno rimosso? Oppure i Man in Black hanno fatto un ottimo lavoro?


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