Probabilmente uno dei più seri candidati al Turone d'oro per l'anno in corso è un articolo mai scritto. E' quello su cui Cagnucci fantasticava ieri sera, fino all'87° minuto di Xxxx-Siena. Delirava sul delirio da scrivere. Immagino che ci sarebbe stato un riferimento alla rivoluzione ormai quasi completata, alla maturità dei tifosi, allo stadio, allo zio Tom estasiato, ai Beatles, al Barcellona, magari una frecciatina finale a Ranieri andato all'Inter, ecc. ecc.
Poi, Vitiello lo ha costretto invece a buttar giù questa cosa qua. L'unica cosa che è rimasta, probabilmente, è la presunta maturità dei tifosi
Ormai la logica lo ha completamente abbandonato. Sono, tutti quanti, alla deriva.
http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20110923.pdfTONINO CAGNUCCI
Per riuscire le
rivoluzioni hanno bisogno
di verità. Ed è per questo che i tifosi
della Roma stavolta hanno fischiato e
non applaudito. Hanno fischiato un pareggio
quando dieci giorni prima avevano
applaudito una sconfitta. Se volete è
un altro segnale di maturità:
qui nessuno
ha mai creduto alle favolette del mulino
bianco, semplicemente perché
nessuno alla Roma sta vendendo favolette
da mulino bianco. Tutto il contrario.
Per riuscire
le rivoluzioni hanno bisogno
di non fare rima con le illusioni,
per questo le parole di Luis Enrique a fine
partita fanno bene e sono quasi un'eco
di quei fischi: «Non abbiamo fatto bene
con la circolazione della palla, non
siamo riusciti a far arrivare bene il pallone
dentro l'area. Dobbiamo migliorare
il nostro impegno abbiamo avuto un
po' di paura. Le conclusioni non sono
positive. Io sono il massimo responsabile
di quello che succede in campo».
Poi ha aggiunto una cosa: «De Rossi e
Totti sono un esempio su come bisogna
affrontare adesso la situazione». De
Rossi e Totti sono la Roma. E di conseguenza
giocano: senza paura, fino all'ultimo,
non smettendo di crederci.
Neanche ora. Soprattutto adesso. Se De
Rossi a Milano era stato il mare, ieri - in
una partitaccia del genere, in una serataccia
simile - Francesco Totti è stato
quasi commovente: nel gioco dei ruoli
di
questa Roma in laboratorio, ieri lui
ha
fatto anche il terzino e un rilancio dentro
l'area da centrale, non ha mai smesso
di correre per gli altri, di cercare di
farli segnare. Lui che nell'haka romanista
prima della partita sta al centro e
grida Daje e lo fa fino all'ultimo fallo laterale.
Non è un caso che De Rossi e Totti
vengano dalla Sud.
Probabilmente
avrebbero fischiato anche loro. Di questo
hanno bisogno le rivoluzioni. Perché
anche questo è amore.