Ponte Milvio, la "notte della vergogna"
di Giorgio Cerri
19 Ottobre 2011 - Ci avevano raccontato di un derby che era filato via senza nessun incidente, di una domenica tranquilla come mai in passato. La parola d'ordine era: "E' andato tutto benissimo. Le misure di sicurezza hanno funzionato alla perfezione". Questore e Prefetto sapevano che dopo le devastazioni del giorno prima durante la manifestazione degli "indignados", gli occhi di tutta Italia domenica sera erano puntati sulla Capitale, dove andava in scena quella che è considerata la partita più a rischio del campionato italiano, quella che storicamente ha provocato i maggiori problemi di ordine pubblico, prima e dopo l'incontro. Roma era una città blindata domenica sera, con cordoni di sicurezza allargati fino a 3 chilometri dallo stadio Olimpico, con la gente costretta a parcheggiare lontano a causa dei blocchi imposti dall'imponente servizio d'ordine. Ma alla fine, tutto sembrava aver funzionato bene. Niente incidenti, nulla di nulla. Ma già lunedì, il muro di omertà ha cominciato a mostrare qualche crepa, poi con il passare delle ore le crepe sono diventate vere e proprie falle.
Prima una voce, poi un'altra, poi un'altra ancora e il tam-tam si è fatto sempre più forte, condito da dettagli sempre più precisi e inquietanti. E ora dopo ora, la verità è venuta a galla. Non è andato tutto bene domenica sera. Anzi, a Ponte Milvio è andata in scena quella che potrebbe essere ribattezzata la "notte della vergogna". Verso le 23, infatti, mentre la gente stava sfollando dallo stadio apparentemente senza problemi, o meno di due chilometri dall'Olimpico si era radunato un gruppo di un centinaio di teppisti, con i passamontagna in testa, le sciarpe sul volto, alcuni con il casco. Sono scesi dalla rampa di Corso Francia e si sono diretti verso Ponte Milvio, dove la maggior parte dei tifosi della Lazio avevano parcheggiato le loro macchine. Dallo stadio, la Polizia stava spingendo la gente verso Ponte Milvio, con un cordone che aveva diviso la zona laziale da quella romanista e che tendeva a spingere i laziali verso quella zona e i romanisti in senso opposto, verso piazza Maresciallo Giardino e verso viale Angelico e lungotevere Oberdan. In modo da evitare qualsiasi tipo di contatto. Un centinaio di teppisti con sciarpe della Roma, però, ha pensato bene di aggirare il cordone e di chiudere in una sorta di morsa gente anziana, padri di famiglia, donne e soprattutto bambini, che sospinti dal cordone delle forze dell'ordine verso Ponte Milvio sono finiti in bocca ai teppisti che li aspettavano e che li hanno prima caricati lanciando sassi e bottiglie e poi aggrediti. Un confronto a dir poco impari. Una cosa mai successa nella storia di confronti e scontri a volte durissimi, ma tra gruppi di giovani che si affrontavano faccia a faccia per regolare chissà quali conti in sospeso. La gente, impreparata ad affrontare una simile aggressione, ha cominciato a correre all'indietro, verso lo stadio, trovando però un altro muro, quello rappresentato dal cordone delle forze dell'ordine. Centinaia di persone sono rimaste così imbottigliate e hanno rischiato di fare la fine dei topi. Solo per un miracolo si è risolto tutto solo con quale livido, ferite leggere causate dalle bottiglie e dai sassi lanciati sulla folla e con tantissima paura e tante lacrime, soprattutto da parte di bambini terrorizzati da una violenza così improvvisa, vigliacca e senza senso. Dalla ricostruzione fatta, la Polizia ha capito quello che stava succedendo e ha caricato in tempo i teppisti con i blindati disperdendoli, prima che succedesse il peggio. La cosa grave, è stata che nonostante i referti dell'ospedale e le testimonianze, non ci sono stati arresti e soprattutto è stato fatto calare ad arte un velo di omertà su questa vicenda gravissima, perché non c'è bisogno che ci scappi per forza di cose il morto o decine di feriti per considerare grave un avvenimento. L'episodio è grave non perché ci siano finiti di mezzo dei tifosi della Lazio, ma perché sono state aggredite persone inermi, senza nessuna provocazione, donne e bambini che sciamavano via felici dallo stadio dopo un derby finalmente tranquillo.
E' questo che dovrebbe far riflettere, è per questo che un episodio simile deve essere raccontato e non deve finire, come troppo spesso succede, archiviato in un cassetto o coperto da un velo di omertà.