La sindrome c'è, indubbiamente, ma terrei distinti i due aspetti.
Sull'aspetto prettamente sportivo ti do ragione, è impossibile non farlo: viviamo circondati dai colori sbagliati, e testardamente continuiamo a sostenere una fede contro il verbo di buona parte dei
mass.media locali e nazionali.
Per quanto riguarda i cori e i simboli sollevati in curva, non sono d'accordo.
La fama di razzisti, nazisti, fascisti e quant'altro ce la siamo "meritata" a furia di cavolate e simboli criminali.
Ero allo stadio il giorno in cui Lotito venne accolto sotto la Nord al grido di Duce, Duce.
Ero allo stadio durante il famoso Lazio-Livorno con "Roma è fascista", e gli scontri che ne seguirono. Quel giorno decisi di non tornarci più, fin quando non fosse cambiato qualcosa. Lo decisi quel giorno, e non quando venni pistato insieme a mio fratello da sedicenti tifosi laziali. Poi la decisione è rientrata, allo stadio se posso ci vado, ma gli occhi per vedere ce l'ho ancora.
Servono misure concrete: tecniche da un lato - fermi ad hoc, cause legali per danni d'immagine contro una S.p.A. ecc... - e simboliche dall'altro - maggiore attenzione da parte di tutti a certe tematiche.
Non sarà sottolineando i vergognosi cori contro Cisse che ci libereremo di certa gente che infesta la nostra cornice; non sarà gettando luce sulla vergogna di Ponte Milvio che elimineremo quei tifosi laziali che seguono lo stesso copione, magari a ponte duca d'aosta.
Sottolineiamo quei cori, gettiamo luce sull'ultimo agguato: abbiamo la voce per farci sentire ed è giusto così.
Ma non illudiamoci di poter pulire così i nostri panni sporchi.