Tutte le volte che la continuità si spezza, determinando una frattura temporale, mi accade di riandare alle lunghe e assolate estati della mia infanzia. A ritroso, in affanno, rinvengo luoghi, nomi ed eventi in quella discarica di accumulo indiscriminato che è la memoria. C'era un piccolo bar dove si incontravano Varechina, Sergio er buro, Acchittone, Bagnarola, er Cecio e tutti gli altri malandrini della borgata. Noi, i pischelli, facce da paraculi coi vestitini laceri e le scarpe sfondate, li studiavamo con ammirazione infinita, pronti a reiterarne le gesta, le movenze, il lessico. E nei prati desolati, aggrediti dalla città in espansione, giocavamo a giochi perduti. E rammento il berciare delle donne da una finestra all'altra, quasi ad ammonire che il riserbo è la sconfitta d'ogni comunità. Belle le loro voci spiegate nell'accompagnare gli ultimi successi di Robertino o di Vasso Ovale che il juke-box del bar diffondeva a tutta forza.
Cosa è rimasto di tutto ciò? No, non è questa la domanda esatta.
Posso testimoniare le mutazioni antropologiche, ma le mie private metamorfosi?
Non so.....non so più......