morto Simoncelli Marco

Aperto da Regina, 23 Ott 2011, 10:51

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Stiso

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Pescara, bimba uccisa in un centro commerciale da pesante statua. Fu eretta in memoria dei bimbi travolti dalle statue.

Pesante, eh?
C'è una bambina che immediatamente richiama senso di protezione. Una morte tragica, accidentale, che ci è geograficamente vicina (Italia... vabbè, Pescara ma più o meno ci siamo) e con una dinamica sì inusuale ma all'interno di uno spazio di comune quotidianità (il centro commerciale). Insomma, c'è una identificazione ed una immedesimazione nella tragedia che blocca naturalmente – in molti – qualunque parvenza, accenno di sorriso.

Ana Laura Ribas è malata e teme di perdere l'utero. Ma si sa che alla fine sarà accanto alle chiavi, nella solita borsetta.

Difficile da digerire anche questa ma siamo una tacca sotto, quanto ad intollerabilità, rispetto alla battuta precedente. E non perché là ci sia una morte e qui no (non ancora). Quanto per il diverso soggetto colpito dal dramma. La soubrette, a livello empatico, vale meno della bambina pur sconosciuta. L'identificazione torna prepotente però se il lettore conosce quel male, direttamente o meno (un parente, un amico malato). Di nuovo la battuta torna ad essere intollerabile.

Sabaudia, 66enne bruciato in casa. E' che freddo improvviso e maltempo quest'anno hanno colto tutti impreparati e ci si arrangia con quello che si ha a disposizione.

Ulteriore distacco: la persona è del tutto ignota. Si tratta sempre di una morte ma 66 anni non sono 8 e pur se la cosa è accaduta in Italia in parecchi possono trovare divertente questa battuta.

Salonicco, imprenditore si dà fuoco davanti una banca. L'UE apprezza il gesto ma la Grecia deve fare di più.

Stacco emotivo ulteriore: siamo in un altra realtà, chi muore è un imprenditore (trasmette senso di potere, non certo di indifesa passività come la bimba). Ci sono tutti gli ingredienti per un sorriso liberatorio che esorcizzi paure diverse (della morte, della crisi...).

Sidney, avvocato muore travolto da un'auto. Sul posto erano presenti suoi colleghi, che si sono subito contesi la carcassa.

Totale lontananza, emotività ridotta all'osso (a meno che non si sia avvocato): Australia, soggetto-avvocato, immagine stereotipata di squalo tra gli squali.

Questo per dire cosa? In realtà nulla di nuovo per chi bazzica da queste parti. Si tratta di una autoriflessione, indotta dalle sfanculate prese per le battute pubblicate su Simoncelli all'indomani della sua morte.
A nulla è servito spiegare che si trattasse di battute SULLA MORTE e non su Simoncelli o sui CAPS LOCK usati a sproposito per enfatizzare parti di frase.
All'ennesimo: "Vergogna, non si scherza sui morti" mi è venuto da cercare battute pubblicate su altre meno illustri morti, di quelle senza vaporosi riccioli sotto un casco. Di quelle di anonime genti, magari geograficamente lontane. Di quelle insomma di cui non ce ne fotte un cazzo.
Le morti un po' meno morti.

Ma mi sto rendendo conto che questo percorso di crescita, circa la consapevolezza che la morte fa parte della vita, che "non si scherza sui morti" non significa un emerito cazzo perché siamo già tutti morti – vivi con scadenza, almeno – e non lo vogliamo accettare, questa tendenza a schierarsi dalla parte dei buoni indignandosi per una battuta su Simoncelli ma fottendosene per il bambino angolano morto contemporaneamente a lui (mica si può passare la vita a struggersi per ogni defunto), tutto questo non cambia. E non cambierà.
Ci sarà sempre la maggioranza di persone che non riuscirà mai a buttar giù l'amaro calice, e si nasconderà dietro uno scudo di purissima ipocrisia con frasi tipo: "e se capitasse a tuo figlio?".
Beh, capiterà.
Morirà anche lui, magari tragicamente. Ma mentre è su questa terra vorrei insegnargli il piacere dello sbeffeggiamento del Male, la forza esorcizzante del perculamento della sofferenza in sè. Trasmettergli gli strumenti necessari a saper distinguere tra ciò che è davvero importante (nulla) ed il resto delle cose (nulla).

E a rispettarsi.
Rispettare se stesso, la propria intelligenza.
Non cedere alle ipocrisie, non lavarsi la coscienza mettendo su Facebook uno status lacrimevole su Simoncelli, non cercare di sentirsi vicini ai morti alluvionati di Genova tramite la pubblica condanna di battute che quei morti ricordano decisamente meglio di te, che mi stai mandando affanculo sulla base della tua pura, semplice incapacità di affrontare le tue paure.

Sei una merda. Non cercare di apparire diverso da questa.

Sii orgoglioso di esserlo, come lo sono i


enrico94

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Un mese senza Marco Simoncelli di Cesare Zanotto

E' trascorso un mese ma sembra una vita fa. Il vuoto è tanto perché il personaggio era unico. Uno semplice. Uno che, nonostante la notorietà e il successo, non si era certo montato la testa ed era rimasto esattamente come sempre è stato: un buono. Uno come tanti, per questo piaceva. Uno come tanti che, però, era tremendamente diverso da tutti gli altri. Troppo diverso. E, per questo, piaceva ancora di più.

Un mese in cui le iniziative per ricordare Marco Simoncelli sono state tantissime: prima il tributo del Motomondiale, a Valencia, con quel minuto di casino chiesto da papà Paolo. Poi l'autodromo Santamonica di Misano Adriatico (Rimini), che ha preso il suo nome. Poi c'è l'umanità, la sensibilità e la bontà di una famiglia, quella del Sic, che sceglie di destinare tutte le offerte in memoria del figlio a due associazioni no-profit della città di Coriano.

E poi c'è l'iniziativa di chi prende la bicicletta, l'automobile o la moto e si reca al paese del Sic. Come fosse un pellegrinaggio, come se Coriano fosse una meta per fedeli. In piazza, per lasciare un mazzo di fiori. Oppure alla porta della famiglia Simoncelli: per un abbraccio, per un po' di forza o per chissà che cosa. La gente va e magari nemmeno sa bene cosa li spinge. Va e basta, perché certe cose non hanno spiegazione e mai l'avranno. Anche se noi, da un mese esatto, continuiamo a domandarci perché.

http://www.youtube.com/embed/D_7xQyvBD20

qui non ti si dimentica Sic!

enrico94

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"Io vedo anche alcuni miei amici che magari capito finito il liceo, non sanno nemmeno loro che cosa fare, se andare all'università, se lavorare. Secondo me una cosa che aiuta a vivere in modo comunque più coraggioso è avere un obiettivo. Che sia di qualsiasi tipo, di sport o di lavoro. Però Diobò se te hai nella testa un obiettivo, un qualcosa che devi raggiungere, secondo me ti aiuta ad andare avanti senza paura".

un'anno senza il Sic...

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ronefor

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...tre anni...

Poesia del Motociclista

Si dice che ogni volta che saliamo in sella ad i nostri destrieri insieme a noi salgano pure angeli e diavoli...
è vero...
Rappresentano quel dualismo che rende questo modo di vivere così denso di emozioni che a volte il cuore pare voler saltar via dal petto e mettersi a correre...ad urlare...
diavoli che girano quel polso in maniera a volte così irrazionale e violenta che lo schizzo di adrenalina ti arriva dritto al cervello senza passare dal via lasciandoti i tremori per lunghissimi interminabili minuti...che ti spingono a piegare quel tanto che basta da far diventare bianche le mani e diventare tutt'uno con la nostra passione...la nostra vita...
tanto da pensare di averlo sfiorato quel limite di aver scosso quel mantello con il nostro passaggio radente...
E angeli che portano il volto e la voce di chi non è più con noi...
dei nostri affetti...
delle nostre paure
ed esperienze costruite sulle nostre ossa rotte...
Angeli che ti accarezzano
quel polso che torna a colorarsi
e lascia andare la manetta quel tanto
che basta per godere senza infastidire quel mantello
che fino ad un secondo fa
avremmo strappato urlando per lo spostamento d'aria
per vedere se è veramente così bella e sinuosa questa mitologica creatura perennemente celata dall'ombra della paura...
Poi ci trovate i week-end in qualche strada di campagna sperduta tra i monti... seduti su un muretto con la sigaretta che si consuma lenta all'angolo delle labbra...
con lo sguardo perso all'orizzonte e una mano che inconsciamente segue le sinuose linee del serbatoio o dell'affilato cupolino...colorati come farfalle...
bardati come antichi cavalieri...da soli o in sfavillanti sfilate di scintille e di riflessi con il saluto
sempre pronto anche se incroci non lo hai mai visto e mai più lo rivedrai...
..Ma in moto si muore... è vero...
Capita ma quanta Vita è capace di regalarci questa passione?
Questi ragazzi meravigliosi da abbracciare e baciare come figli propri
Immersi in quelle tute di pelle, con i loro tatuaggi, con i loro caschi dai coloro sgargianti, tutti veri DURI!
Gente che su strada non abbassa mai lo sguardo
Ma provate ad alzare loro quelle visiere scure da marziani e troverete occhi splendidi, puliti, gonfi di quelle lacrime vere in cui puoi annegare ed arrivare fino in fondo alla loro anima per vedere com'è candida.
occhi che solo la gioventù più sana può avere. provate poi a togliergli quelle tute e troverete al
loro interno dei bambinoni innamorati della vita, delle scorribande, dei weekend a bistecche e salsicce, ma ancora tanto bisognosi un padre o di una madre che li prenda per mano quando la sorte inizia a giocare così duro...
Parlate con ognuno di noi... e chiedetegli cosa sarebbe di lui se un giorno dovesse rinunciare a
questa passione...e preparatevi a sentire l'urlo del silenzio... e a vedere quello sguardo di bimbo diventare lo sguardo di un marinaio costretto a vivere a terra con il mare in vista...
di un pilota che guarda il cielo ancorato a terra...
Già... in moto si muore... ma ora credete di poterci capire?
Io non credo... non ancora...
Chiedete allora di portarvi ad un raduno, ad una scampagnata...bagnatevi di pioggia scrosciante che
Vi penetra fino alla biancheria intima...che vi entra nelle ossa...lasciate che il freddo vi punga fino a
farvi lacrimare...lasciate che il sole tenti di liquefarvi mentre indossate l'immancabile giacca tecnica...
O semplicemente provate a chiedergli di fermarsi così, senza nessun motivo apparente per strada accostandovi al ciglio per stupirvi di quanti (automobilisti) non vi degneranno di uno sguardo e quanti (motociclisti) si fermeranno per offrirvi aiuto, compagnia, un semplice passaggio al più vicino distributore anche se esso si trovi a svariati km o un posto nel proprio box per la moto e un pasto caldo per voi mentre aspettate i soccorsi...
...Fatelo e allora, solo allora arriverete a sfiorare l'essenza di essere Motociclista
In moto si muore, è vero... ma non esiste modo migliore per vivere il tempo che ci è concesso... e se
ancora non lo avete capito be'... lasciate perdere, non lo capirete mai.
Ma se un domani mentre andrete al mare con la vostra famiglia automobilisticamente corretta dovesse sopraggiungere uno di Noi e vedeste vostro figlio girarsi di scatto a salutare sbracciando come un pazzo rinunciate a capire anche lui... lui che nella sua incoscienza vede in Noi quella scintilla che voi non siete stati capaci di scorgere...e se vedrete il Motociclista ricambiare il saluto... be'... non c'è nulla di strano sapete?
Tra Angeli in terra ci si saluta sempre... ma questo, Chi ha perso le ali, non lo ricorda...
(autore sconosciuto)

ssl_1900

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