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Aperto da Flaminio, 13 Nov 2011, 11:45

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Flaminio

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Faccio fatica, ma il dovere di cronaca lo impone: metto agli atti, a futura memoria. Questi non conoscono la vergogna.

(...) Lotito è stato sospeso da tutte le cariche istituzionali. Non è più
il presidente, ma dopo la condanna di Calciopioli è pienamente
nella tradizione di un club che è stato sempre organico al potere e che
si è ritrovato invischiato nelle peggiori vicende del nostro pallone"


http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20111113.pdf







Tarallo

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Per due cose io speravo di vivere abbastanza a lungo.
Una sta praticamente succedendo, anche se ci vuole ancora un po' di pazienza. L'altra vedremo, merde schifose che non siete altro voi e chi consente a questo pezzaccio di carta di ricevere 900.000 euro di convenzioni.

Pezzenti, ancora qualche anno mi rimane, 'ndo annate.
E allora altro che Halleluja di Haydn, vengo a sona' a tutti i citofoni, pustole piene di pus che non siete altro.

NatoIl9Gennaio

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Citazione di: Tarallo il 13 Nov 2011, 12:05
Per due cose io speravo di vivere abbastanza a lungo.
Una sta praticamente succedendo, anche se ci vuole ancora un po' di pazienza. L'altra vedremo, merde schifose che non siete altro voi e chi consente a questo pezzaccio di carta di ricevere 900.000 euro di convenzioni.

Pezzenti, ancora qualche anno mi rimane, 'ndo annate.
E allora altro che Halleluja di Haydn, vengo a sona' a tutti i citofoni, pustole piene di pus che non siete altro.

Tra l'altro l'uscita di scena di gianni letta potrebbe aiutare a ridurre i tempi anche per la seconda cosa.  ;)


Maremma Laziale

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Non c'è niente da fare, pensano sempre a noi, da buon rosicatori provincialotti. Stanno proprio male de capoccia.

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Tarallo

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LazioNet deve farsi voce ufficiale contro questa gente con l'etica di un'emorroide infetta, chiedendo perché no a Calimero di scrivere un pezzo sul magazine che smonti questa massa di insulti gratuiti da un pulpito fraudolento e mafioso.

JoePetrosino

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Citazione di: Flaminio il 13 Nov 2011, 11:45
Faccio fatica, ma il dovere di cronaca lo impone: metto agli atti, a futura memoria. Questi non conoscono la vergogna.

(...) Lotito è stato sospeso da tutte le cariche istituzionali. Non è più
il presidente, ma dopo la condanna di Calciopioli è pienamente
nella tradizione di un club che è stato sempre organico al potere e che
si è ritrovato invischiato nelle peggiori vicende del nostro pallone"


http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20111113.pdf


non ho altra possibilità di rispondere a questo professionista della carta senza rischiare l'account che così:

http://www.storiedicalcio.altervista.org/giuliano_taccola.html

Tarallo

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Citazione di: borges il 13 Nov 2011, 14:02

non ho altra possibilità di rispondere a questo professionista della carta senza rischiare l'account che così:

http://www.storiedicalcio.altervista.org/giuliano_taccola.html

ma anche con un classico




Citazione di: Flaminio il 13 Nov 2011, 11:45
....... un club che è stato sempre organico al potere

limortaccivostra.

Tarallo

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Ma perche' fermarsi alla splendida e romantica intercettazione di Prade'?

Il 4 luglio 2005 il quotidiano Il Tirreno esce con un articolo esplosivo su un presunto accordo tra il presidente della Roma Franco Sensi e il designatore arbitrale Paolo Bergamo: il primo avrebbe promesso contratti con la Ina-Assitalia (società assicurativa sponsor della Roma, nella quale lavorava Bergamo) in cambio di una lista di cinque arbitri graditi. Lo diciamo subito, è una vicenda spinosa che ha portato con sé minacce di querele. Al fine di restare fuori da ogni questione, ci limitiamo a riprodurre solo alcuni articoli tratti da quotidiani e riviste, lasciando al lettore ogni eventuale considerazione. Cominciamo con l'articolo originario, quello de Il Tirreno:

ROMA. Parlavano di un'altra bufera, Mario Saporito, imprenditore edile, e l'assicuratore Paolo Bergamo, designatore degli arbitri di serie A e B, amici e livornesi, in quel novembre del 2002. Non si spiegavano perché Igor Protti, artefice di quella squadra appena uscita dall'inferno, dopo una lite con gli ultrà, se ne stesse chiuso nella sua villa di Cecina a pensare se lasciare o meno il calcio giocato. Dal pallone di provincia, si sa, a quello nobile, il salto è breve. Anche perché quel giorno del 2002 Saporito - che qualche giorno fa è stato ascoltato come persona informata sui fatti dalla polizia giudiziaria - si trova a tu per tu con un personaggio, Bergamo, che nel mondo del calcio vive da sempre e ne conosce tutti i meandri.
Così l'ex designatore si mette a raccontare di una visita fatta un mese prima a villa Pacelli, residenza romana della famiglia Sensi. E mentre nella conversazione l'affaire Protti passava in secondo piano, facevano la loro apparizione ben altri argomenti che sarebbero tornati d'attualità due anni dopo, oggi. Scatenando una bufera.
Bergamo, dunque, racconta all'amico quella visita a Villa Pacelli a casa Sensi: «Ha dei quadri fantastici alle pareti», dice. «Sono dell'Ottocento, varranno 150 milioni l'uno. Mi ha fatto vedere anche quello che vuol regalare al Papa».
Saporito ascolta e Bergamo si sfoga. Non si è ancora scrollato di dosso l'affare degli orologi, i Rolex che proprio Sensi due anni prima aveva regalato per Natale ai 35 arbitri professionisti e che li avevano portati di nuovo in prima pagina. «Uno degli orologi era d'oro, quello regalato al direttore di un importante quotidiano sportivo. E gli altri arbitri, i miei colleghi, a lamentarsi perché ci era toccato solo uno Swatch (così si legge ndr) d'acciaio». Di Sensi e della Roma i due amici parlano e riparlano, anche perché sono i giorni in cui il presidente si lamenta degli arbitraggi che ricorrono più volte nella discussione, anche perché è l'anno in cui la Roma si sente vittima delle terne.
«Quella volta», rivela Bergamo, «Sensi mi parlò di una polizza. Mi disse: lei è assicuratore, vero? Perché io dovrei fare una polizza da due miliardi per una piattaforma petrolifera».
Vai a pensare che sotto il tavolino dell'ufficio di Saporito, in via Marradi 4, a Livorno, i finanzieri avevano piazzato una microspia cercando tutt'altre cose, rivelazioni e conferme riguardo all'inchiesta che si stava conducendo in città sugli intrecci tra politica e appalti.
E invece s'erano trovati nei nastri parole che avrebbero scatenato una tempesta nel mondo del calcio. Tanto da portare il sostituto procuratore del tribunale della capitale, Luca Palamara, ad aprire un fascicolo dove compaiono i nomi di Bergamo e di Franco Sensi, patron della Roma. L'ex arbitro,, sollecitato dal Tirreno, non lo ricorda proprio quell'episodio. «Io conosco Sensi come una persona perbene», ha detto al giornale e al suo legale di fiducia, Sergio Russo. «Come agente generale dell'Ina Assitalia per la provincia di Livorno non ho mai avuto a che fare col presidente della Roma. Contratti con una delle sue società con la mia agenzia? Mai stati fatti». Smentisce amareggiato.
E amareggiato, pochi giorni dopo quelle dichiarazioni, nel luglio scorso, lascia il mondo arbitrale e il suo ruolo di designatore. «Troppi veleni», dirà ai giornalisti che gli telefonano.
Eppure oggi è proprio quello il particolare illuminante che il magistrato romano cerca: la polizza che, secondo l'intercettazione, Sensi avrebbe promesso a Bergamo.
L'arbitro livornese vi accenna mentre parla con Saporito: «Un contratto da due miliardi», specifica. Seicento milioni la provvigione che l'assicuratore ne avrebbe tratto. «Un mese e mezzo dopo mi chiama un amico dell'Ina, uno che conosco da anni e lavora al settore della responsabilità civile. Se mi mette seicento milioni lì non posso mica rifiutarli».
Il registratore va avanti, macina minuti, e quelle parole oggi sono oggetto di un'indagine. Il rapporto della Guardia di Finanza è preciso, ma il magistrato vuole vederci chiaro e verificare se si tratti solo di parole ambigue e di sospetti oppure di episodi più concreti.
Capire, per esempio, perché Bergamo non informò la giustizia sportiva, e soprattutto se e come quel contratto sia stato compilato. In maniera diretta o, come Sensi avrebbe suggerito (lo dice sempre Bergamo nella conversazione intercettata) attraverso un'altra agenzia dell'Ina a Roma e poi fatta arrivare nel pacchetto clienti a Livorno.
Il pm Palamara ha già disposto l'acquisizione agli atti di quella polizza e quindi molte domande avranno presto una risposta. Tutti i protagonisti smentiscono con fermezza. Bergamo, soprattutto, ma anche la Roma, attraverso il suo direttore generale che annuncia querele e azioni giudiziarie contro i giornali che dovessero parlare ancora della vicenda: «Non c'è nessuna indagine, Sensi non è indagato». Un'indagine, invece, esiste, come il "Tirreno" documenta. E va avanti almeno da due anni. Prima è stata la polizia giudiziaria della Finanza a fare accertamenti. Addirittura gli inquirenti hanno fotografato dall'elicottero la piattaforma petrolifera al largo di Civitavecchia di proprietà della Italpetroli, società del gruppo Sensi. E sono anche andati alla ricerca degli eventuali favori che Bergamo avrebbe potuto fare a Sensi. In campo arbitrale, naturalmente, attraverso nomi di giacchette nere gradite ai giallorossi.
Così sono stati passati al setaccio risultati di tutte le partite di quello che fu per la Roma un "annus horribilis" contrappuntato da continui arbitraggi sfavorevoli da prima ancora di quel novembre 2002 e almeno fino alla fine del campionato. Ma anche questo è un nodo che solo il magistrato, una volta completato il lavoro, potrà sciogliere.

La vicenda era stata menzionata due giorni prima da alcuni giornali, ma il tutto si era limitato ad un pour parler. Vediamo cosa scrisse Repubblica il 2 luglio 2005:

Una chiacchierata lunga mezz' ora durante la quale un autorevole personaggio del mondo del calcio parla a ruota libera, fa il nome di cinque arbitri disposti ad accettare regali o somme di denaro, sostiene anche ipotesi di "pilotaggio" di designazioni: è in questa intercettazione ambientale, riassunta in due pagine dalla Guardia di Finanza di Livorno, il nuovo scandalo che scuote il mondo del calcio.
La cimice era stata messa in un ufficio all' inizio del 2002: gli inquirenti livornesi stavano indagando su una storia di tangenti (che ha portato al rinvio a giudizio di quattro persone) e soltanto casualmente si erano imbattuti nella chiacchierata "calcistica". Nella telefonata, oltre a quello degli arbitri, pare sia stato fatto anche il nome di Franco Sensi, presidente della Roma, che in quel periodo era particolarmente infuriato con Franco Carraro, numero 1 della Figc, e con i due designatori, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto. Il patron giallorosso si lamentava infatti per una serie di arbitraggi estremamente infelici nei confronti della sua squadra. È certo comunque che i cinque arbitri citati, e finiti nell' intercettazione, siano della Can di serie A-B.
Arbitri che, stando a chi parlava, erano particolarmente malleabili. L' ipotesi potrebbe quindi essere quella della frode sportiva, ma nel caso venissero fuori anche sospetti di scommesse si potrebbe aggiungere la truffa. Livorno ormai ha chiuso il suo lavoro: strano, comunque, che pur di fronte ad una "notizia criminis", ci sia soltanto un' intercettazione su questo personaggio calcistico (che probabilmente mai ha saputo di essere stato ascoltato e che non è stato sentito sinora dai magistrati). La pratica adesso è passata a Roma. Il pm Luca Palamara, che ha aperto un fascicolo, non ha allo stato iscritto alcun nome nel registro degli indagati: nei prossimi giorni il magistrato procederà alla identificazione certa della persona intercettata.
Per il momento nel fascicolo della procura capitolina vi sono soltanto le trascrizioni della conversazione telefonica (due pagine, appunto). Circostanze, nomi e atti che hanno ancora necessità di riscontri: se ne sta occupando la Guardia di Finanza di Roma. Ma anche l' Ufficio indagini della Federcalcio si è attivato, pur non avendo aperto alcun fascicolo in questo momento. Il generale Italo Pappa si è già incontrato, nei giorni scorsi, con i magistrati romani Torri e Palamara e ora attende i riscontri della Procura prima di decidere come (e se) muoversi. Tutto ruota, appunto, su quell' unica intercettazione.
Ora dovrà essere chiarita, nei dettagli. Da parte della Figc c' è la volontà di accertare la verità, per non lasciare alcuna ombra su questa vicenda. Pappa martedì chiuderà personalmente gli interrogatori sul caso Genoa con Preziosi e Dal Cin (più avanti dal capoluogo ligure gli arriverà il secondo filone, quello relativo alle scommesse). Poi il capo dell' Ufficio Indagini, scritta la relazione su Piacenza-Genoa e Genoa-Venezia, si concentrerà su "fischietti" e dintorni. Già lo scorso anno due arbitri, Marco Gabriele e Luca Palanca, erano finiti nel mirino di un' inchiesta giudiziaria, quella legata alle scommesse: la Dia di Napoli li aveva indagati per associazione a delinquere, ma, dopo un periodo di sospensione cautelare, erano potuti tornare ad arbitrare (Gabriele 6 partite in A, Palanca 3 nell' annata appena chiusa). L' indagine giudiziaria da tempo è ferma.


Il 3 ottobre 2005, Repubblica parla di una riapertura delle indagini:

ROMA - Presto, prestissimo, il generale Italo Pappa, numero 2 della Guardia di Finanza e capo dell' Ufficio Indagini, potrebbe aprire un' inchiesta. La Federcalcio segue passo passo gli atti della Procura della Repubblica di Roma sulla pratica Bergamo-Sensi, e l' ha fatto sin dai mesi scorsi. La storia è di due anni fa, primavera del 2003: Bergamo venne intercettato (casualmente) a Livorno. Una cimice in un ufficio.
Secondo quanto scrive "Il Tirreno", l' ex designatore arbitrale avrebbe accennato ad un colloquio avuto con il presidente della Roma. Sensi gli avrebbe presentato una lista di 5 arbitri "graditi", in cambio di favori: cioè un accordo con Bergamo, assicuratore, e le sue (tante) aziende. La Guardia di Finanza romana sta ancora indagando su alcuni particolari, che vanno chiariti. Vuole capire insomma con quali assicurazioni erano legate le aziende immobiliari e petrolifere di Sensi, un paio d' anni fa. La Roma ha escluso ipotesi di avvisi di garanzia, minacciando denunce. Il ds giallorosso Daniele Pradè ha spiegato: «Sensi si è fatto una risata, quando ha saputo: saremo molto duri con chi mette in giro cose assurde». Abbiamo raggiunto Paolo Bergamo in Perù, dove è impegnato come membro della commissione arbitri Fifa ai Mondiali under 17. La sua risposta è stata netta: «Di questa storia, anzi di questa bufala, se ne stanno occupando i miei legali: presto partiranno le querele. Nessun sequestro di documenti nella mia assicurazione a Livorno, nessun avviso di garanzia».
Da fonti della Procura romana (indaga il pm Luca Palamara) la conferma: «al momento» non sono stati inviati avvisi, presto comunque si avvieranno gli interrogatori (ma è difficile che sia sentito Sensi perché ha problemi di salute). Secondo alcune fonti, non è nemmeno esclusa l' archiviazione. Almeno, dal punto di vista penale. Ma da quello sportivo?

Il 14 novembre 2005 Il Giornale rende note le reazioni dei diretti interessati:

Incredula Rosella Sensi, attuale amministratore delegato della Roma. "È un fatto di cui non ero assolutamente a conoscenza, posso dire che mio padre Franco non c'entra nulla". Deciso il dirigente giallorosso Pradè dai microfoni di Italia Uno. "Ho parlato con il presidente, si è fatto una risata...
Stiamo acquisendo tutte le informazioni diffuse su questa vicenda e saremo durissimi. Abbiamo letto di un avviso di garanzia e non c'è nulla del genere. Tuteleremo il nostro azionista e il club. Lo sponsor di cui si parla (Ina-Assitalia, società per la quale Bergamo è agente generale per la provincia di Livorno, ndr.) non era più quello in quella stagione, e il presidente era alle prese con altri problemi". Paolo Bergamo, in missione peruviana ai mondiale Under 17 per conto dell'Uefa, è sorpreso come precisa al quotidiano Qs: "È un grosso equivoco, al mio ritorno farò tutti i passi decisivi perchiarire la mia posizione. Intanto dico che ho avuto sempre rapporti corretti con tutti, ma molto di più con Franco Sensi che ho sempre seguito con grande passione".
Emiliano Liuzzi, cronista de Il Tirreno che da tempo segue questo filone giudiziario e autore dell'articolo che ha provocato il polverone, precisa: "La smentita della Roma parte da un presupposto sbagliato, non abbiamo mai detto che Sensi ha ricevuto un avviso di garanzia. Ma non può smentire il fatto che esiste un fascicolo di indagine aperto dal magistrato Giuseppe Rizzo. L'inchiesta è partita tre mesi fa e si riferisce a fatti avvenuti nel gennaio 2003. E nell'intercettazione in questione Bergamo racconta a un amico la telefonata con Sensi". Una difesa di Sensi e Bergamo arriva anche dal presidente della Lega Galliani: "Non conosco nulla e non posso far nessuna considerazione, anche se sono convinto della loro integrità morale. Non si può ragionare in base a delle ipotesi".

Il 13 giugno 2006 il Tirreno si chiede a che punto sia l'inchiesta in Federcalcio: perché Stagliano, vicecapo dell'Ufficio Indagini della Federcalcio, dice di non saperne nulla?:

Intanto da Milano rimbalza la domanda: che fine ha fatto in Federcalcio il fascicolo intestato a Bergamo e Franco Sensi presidente della Roma? L'avvocato Mario Stagliano, fino alle scorse settimane vicecapo Ufficio Indagini dice che alla Federcalcio non è mai arrivato il fascicolo. Invece le procure di Roma e Livorno affermano di aver trasmesso una nota alla giustizia sportiva.

Il giorno dopo, Fiorentina.it solleva altri dubbi:

Si potrà anche decidere che l'inchiesta Piedipuliti rimanga tra due parentesi, aperte all'inizio del campionato 2004/2005 e chiuse quando i pm napoletani Narducci e Beatrice decisero di porre fine alle intercettazioni alla fine dello stesso campionato. Però c'è chi ha parlato di cupole, di sistemi e di rete, gli stessi giudici di Napoli parlano di associazione a delinquere. Un gruppo di persone che hanno agito nel calcio per molti anni. Presumibilmente. La storia recente di pallonopoli è infatti zeppa di piccoli episodi, fiammate presto sopite, scandaletti di cui non si conserva la memoria ed è difficile reperire tracce.
Uno di questi fu il caso "Bergamo-Sensi", una storia di presunte "proposte indecenti" fatte dal patron della Roma all'allora designatore arbitrale per avere "fischietti di favore" ad arbitrare la Roma. Lo scoprì la Procura di Livorno, per caso, indagando su un giro di tangenti nella città labronica. Ne parlò per primo, nel luglio 2005, il quotidiano Il Tirreno, che approfondì successivamente l'inchiesta, se ne interessò anche il settimanale L'Espresso. Era il 2004 quando la Guardia di Finanza, per scrupolo, si andò a ripassare le trascrizioni di alcune intercettazioni ambientali su un'indagine di tangenti a Livorno, anche se aveva già trasmesso al pm Giuseppe Rizzo il materiale interessante. Ed ecco che salta fuori quel colloquio tra l'allora designatore arbitrale Paolo Bergamo ed un suo amico, un imprenditore locale. Tutto registrato da una cimice messa nell'ufficio di quest'ultimo.
Bergamo racconta all'amico di essere stato invitato a villa Pacelli, residenza di Sensi, la descrive, e aggiunge che il presidente giallorosso gli prospettò la possibilità di stipulare una polizza di assicurazione per una piattaforma petrolifera posseduta dalla Italpetroli, la holding di famiglia, al largo di Civitavecchia. Un affare da due miliardi. All'epoca lo sponsor romanista era Ina-Assitalia, e Bergamo era l'agente ufficiale della compagnia a Livorno. Il pm livornese Giuseppe Rizzo, rilevata la propria incompetenza territoriale sul caso, come confermato a fiorentina.it, inviò il materiale, intercettazioni e rapporti, alla Procura di Roma. Il fascicolo finì nelle mani del giudice romano Palamara - oggi titolare assieme alla collega Palaia dell'inchiesta capitolina su Piedipuliti, quelle sulla Gea e sui falsi in bilancio di Lazio e Roma - l'intercettazione di Bergamo risaliva al 2003, fu trasmessa da Livorno a Roma verso la fine del 2005: nel gennaio 2006 Palamara chiese al Gip l'archiviazione. Un'archiviazione negata dal magistrato preposto, per cui il fascicolo è ancora aperto. I magistrati hanno accertato che la polizza è stata stipulata ufficialmente da un altro agente. Ma interessano non gli sviluppi dell'inchiesta penale, bensì quelli della giustizia sportiva. A quanto risulta a fiorentina.it, della storia era a conoscenza l'Ufficio Indagini, come è assolutamente normale che avvenga in situazioni del genere. Quell'ufficio presieduto all'epoca dal generale Italo Pappa e il cui vice era, l'ultimamente loquacissimo, avvocato Mario Stagliano. Che accertamenti ha fatto l'Ufficio Indagini? Tutto tace.
Incomprensibilmente. A differenza di altre volte, non c'è traccia di un comunicato Figc che annunci un fascicolo aperto, un'inchiesta svolta, né tanto meno archiviata. Eppure, in passato ci hanno deliziato informandoci di tutto: leggiamo ad esempio un comunicato del 25 settembre 2003: "L'Ufficio Indagini della Figc, di concerto con la Procura federale, ha avviato un'inchiesta in merito alle dichiarazioni rese oggi ad organi di stampa dal presidente della S.S. Calcio Napoli Salvatore Naldi". Solerti e precisi, non c'è che dire. E anche attenti lettori di quotidiani dove, spesso, la Figc ha letto di inchieste aperte dalla magistratura ordinaria ed ha richiesto alla stessa gli incartamenti ai fini della giustizia sportiva.
E l'inchiesta Bergamo-Sensi? Di quella in federazione sembrano non saperne nulla, l'ufficio stampa Figc, dietro nostra richiesta, ha ammesso di non esserne al corrente. Chissà se il fascicolo che ne parla è già sul tavolo di Borrelli? Chissà se mai ci arriverà?

Il 6 settembre 2006, il giudice per le indagini preliminari della Procura di Roma, sollecitato dalle richieste del pm Palamara, archivia l'indagine. La giustizia sportiva non ha mai nemmeno pensato di prenderla in considerazione. Diciamo solo che ci sarebbe piaciuto sentire quella intercettazione con le stesse modalità con le quali hanno mandato in onda in televisione quelle di Moggi. Un'ultima constatazione: i pm Palamara e Palaia di Roma hanno indagato sul "doping amministrativo" di Cragnotti e di Sensi, sulle fidejussioni false, su Capitalia e su questa vicenda Bergamo-Sensi, per la quale ricevettero le carte da Livorno. Risultato: niente. I pm Palamara e Palaia hanno anche indagato sulle intercettazioni di Calciopoli. Risultato: Juventus in serie B, due scudetti in meno, fuori dalle coppe europee per due anni, enorme danno economico, cessione dei giocatori migliori. Nient'altro.





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BORSA E DEBITI

C'è stato un periodo in cui il presidente della Roma, Franco Sensi, amava molto parlare di "vento del Nord", di intrighi e congiure di Palazzo che impedivano alla sua squadra di competere ad armi pari con le grandi del campionato. Una sorta di complesso di don Abbondio in cui il club giallorosso era il vaso di coccio e le squadre del Nord i vasi di ferro. Il periodo dei lamenti incontrò una breve sosta dopo la conquista del secondo scudetto "romano" (l'anno prima era andato alla Lazio), salvo poi riprendere immediatamente dopo, fortificato e veicolato dal braccio armato del presidente, il direttore sportivo Franco Baldini. Era singolare sentirlo discutere di favoritismi e compiacenze arbitrali dopo che la Roma si era aggiudicata un campionato con la benevolenza incrociata dei fischietti tutti e della Federcalcio (leggi regole cambiate in corsa). Col senno di poi, le querimonie di Baldini e di Sensi suscitano decisamente ilarità sulla scorta di ciò che accadde, tra il 2002 e il 2003, nei conti finanziari della AS Roma.

Sensi non è mai stato un campione di puntualità in fatto di limpidezza contabile o di scadenze da rispettare. Già all'epoca della cessione del Palermo (lo passò a Zamparini nell'estate del 2002), il buon Franco aveva lasciato un ottimo ricordo di sé ai siciliani, "dimenticandosi" di saldare qualche conticino in sospeso:

Il credito più piccolo è quello di un bar che aspetta da mesi 7 euro e 48 centesimi. Il più grande è quello di una agenzia di viaggi di 224 mila euro. In mezzo ce ne sono centinaia per tutte le cifre: dai 20 euro ai 200 mila euro. La lista dei creditori, che quasi quotidianamente bussano alla porta del Palermo per recuperare i soldi che avanzano dalla gestione Sensi, conta più di duecento nomi. Sì perché il presidente della Roma, insieme a tanti rimpianti per quello che era il suo progetto di società mai portato a compimento, ha lasciato anche qualcosa come quattro milioni di euro di debiti. Un buco che l' ex proprietario del Palermo si era impegnato a pagare, o quanto meno a garantire con una fideiussione, e che invece sino ad oggi è rimasto tale e che Zamparini sta cercando di ripianare. L' elenco dei creditori è svariato. C' è l' albergo che attende 140 mila euro. La foresteria del settore giovanile creditrice di oltre 60 mila euro. L' azienda che fornisce i tacchetti delle scarpe, le reti delle porte, i paletti e altro materiale da campo che vanta un credito di 8 mila euro. I medici, massaggiatori e gli altri componenti dello staff sanitario con un anno e mezzo di arretrati. Non sono nemmeno stati pagati gli animatori che hanno organizzato la festa di Natale per i bambini e che attendono di vedere corrisposti i loro 300 euro. Insomma mezza Palermo deve avere soldi da Sensi. Ma il vecchio Palermo ha debiti anche fuori città. Il caso più clamoroso è quello di Villa Stuart la clinica romana dove lo scorso anno Beppe Mascara venne operato per la frattura del malleolo. La direzione sanitaria non ha mai visto i 13 mila euro per l' intervento e lo scorso 28 ottobre, per fare operare Zauli, Zamparini si è visto costretto a pagare in anticipo. Ma è successo pure che tornando negli alberghi di Ancona e Cosenza, che avevano ospitato la squadra lo scorso anno, il Palermo abbia dovuto saldare gli extra mai pagati dalla precedente gestione. Senza contare gli oltre 400 mila euro che la Fifa ha imposto di pagare al San Gallo per Dittigen. Il motto di Sensi è sempre stato: «L' importante non è pagare, ma fare sapere che puoi pagare». Lo sanno bene i giocatori del Palermo che, senza stipendio per sei mesi, lo scorso anno hanno firmato le ricevute liberatorie soltanto a fine luglio. Hanno visto lo stipendio, ma non il premio salvezza che si aggira sui 65 mila euro per un totale di 900 mila euro. La settimana scorsa il pretore di Borgo Valsugana ha condannato il Palermo al pagamento di una multa di 2.500 euro più le spese giudiziarie. I soldi che il Palermo deve alla società del Primiero San Martino per l' utilizzo del campo di allenamento per il ritiro della scorsa stagione. I dirigenti trentini hanno fatto tre tentativi senza esito prima di ricorrere alla giustizia per ottenere quanto spettava loro. Di ingiunzioni di pagamento è pieno anche il tribunale di Palermo, ma molti di più sono i creditori che ancora non hanno intrapreso le vie legali e sperano in Zamparini. Ma Zamparini non può pagare. Nell' accordo di questa estate Sensi si impegnava a vendere la società rosanero per 15 milioni di euro pagabili in tre rate da cinque, ma senza un solo debito. Il debito sarebbe stato saldato attraverso un versamento da parte della delegataria della società Cristina Mazzoleni. Paradossalmente se Zamparini intervenisse potrebbe poi essere citato da Sensi perché il pagamento deve avvenire alla presenza della Mazzoleni. Tutto sarebbe doveva essere saldato entro agosto, ma di quei soldi non si è vista nemmeno l' ombra. Si aspettava il consiglio di amministrazione della Roma del 31 ottobre, ma niente. Poi Sensi è stato poco bene, poi è andato a Madrid con la squadra, quindi ha avuto il caso Cassano. Insomma, come ai tempi in cui gestiva a società rosanero, non ha trovato un minuto di tempo per occuparsi del Palermo. Adesso a Trigoria appena vedono sul display dei telefoni il prefisso 091 di Palermo nemmeno rispondono più. (Repubblica, 9 novembre 2002)

Anche nella Capitale, Sensi faceva attendere il versamento mensile ai suoi tesserati: a giugno 2003 la Roma contava un debito verso tesserati di 44,13 milioni di euro che fu saldato, ma non completamente, nel febbraio del 2004. Su Repubblica del 2 novembre 2002 si racconta un gustoso aneddoto:

La Roma sugli ingaggi non onorati e le esclusioni dalla rosa non giustificate ha collezionato più contenziosi di Vittorio Sgarbi, tramutati in puntuali sconfitte al Collegio Arbitrale di Milano. L'ultimo problema si chiama Saliou Lassissi, difensore della Costa d'Avorio: è fermo da 14 mesi, il presidente Franco Sensi da luglio non gli riconosce l'ingaggio (312.000 euro risparmiati, fin qui).

Ma le abilità del presidente romanista non si palesano solo nello sfuggire ai creditori ma anche nello scansare tout court le difficoltà finanziarie che mano mano gli si presentano. Dopo aver commentato con sarcasmo, nel maggio 1998, la quotazione in Borsa dei cugini biancazzurri ("La Lazio entra in borsa perché non ha più una lira"), Sensi si fa beffe di ogni coerenza portando la sua Roma a Piazza Affari, due anni esatti dopo. Lieto evento che il Nostro, colto da improvviso entusiasmo, saluta così: "Questo è un grande successo della società che entra in Borsa con un massiccio patrimonio finanziario che nessun'altra società può vantare. [...] Ora la Roma è libera, chi vuole se la compra. E'solo un problema di quantum" (Ansa, 23 maggio 2000). Il titolo, collocato a 5,5 euro dopo un mese perde già il 14%. E' lo stesso Sensi a vendere (e realizzare). E poco importa se la Consob ha chiuso un occhio (forse due) accordando la quotazione della Roma, nonostante le difficoltà economiche.
Ma queste sono solo guasconate, memorie da raccontare con compiacimento ai nipoti, se paragonate a quello che accadde nel biennio 2001-2003, con la Roma alle prese con bilanci da bancarotta e un'impossibile iscrizione al campionato di serie A.

CAMPIONI DI PLUSVALENZA

La Roma di Sensi è stata una delle grande protagoniste di quel sistema detto delle plusvalenze, che ha caratterizzato la storia delle società di calcio all'alba del nuovo millennio. Il terzo scudetto giallorosso, vinto (si fa per dire) nel 2001, è costato moltissimo alle casse romaniste, da lì in avanti sempre più tristemente vuote.
Nell'estate 2001 la Roma avvia una proficua serie di trattative con il Parma dell'allora immacolato Tanzi, che portano a benefici contabili inimmaginabili. Ecco un esempio: i calciatori Gurenko, Mangone e Poggi passano ai ducali per la stratosferica cifra di 50 milioni di euro. Non male per due difensori e un bomber di scorta che in Capitale non hanno quasi mai giocato. Ridicola poi la contropartita concessa al Parma: l'infortunato Lassissi, al quale Sensi non pagava lo stipendio, e l'anziano Diego Fuser. 50 milioni in totale anche per loro. Do ut des avrebbero detto a Roma, duemila anni fa. Ma il capolavoro arriva l'estate seguente con maquillage contabili di inarrivabile fantasia: nel bilancio chiuso al 30 giugno 2002 l'AS Roma iscrive 95,3 milioni di plusvalenze da cessione calciatori. 180 miliardi di vecchie lire. Per realizzare tale somma non vengono sacrificati campioni del calibro di Totti e Montella ma una ventina di sconosciuti di belle speranze, presi direttamente dalle giovanili. Eccone i nomi:

Marco Amelia, Cesare Bovo, Franco Brienza, Simone Casavola, Daniele Cennicola, Daniele De Vezze, Giuseppe Di Masi, Simone Farina, Alberto Fontana, Gianmarco Frezza, Armando Guastella, Daniele Martinetti, Giordano Meloni, Matteo Napoli, Simone Paoletti, Manuel Parla, Marco Quadrini, Cristian Ranalli, Fabio Tinazzi, Alfredo Vitolo.

Una lista strepitosa nella quale solo tre giocatori (Amelia, Bovo, Brienza) si sono poi fatti una carriera nella massima serie. Un salto mortale in piena regola che verrà attutito un anno dopo dal salvifico materasso del Decreto Spalmaperdite.

Il bilancio chiuso al giugno 2003 è terrificante: perdite e debiti col Fisco segnano un rosso spaventoso che solo qualche plusvalenza fittizia riesce ad attenuare. Ci sono 47 milioni e 417 mila euro da ricapitalizzare. A metà luglio arrivano le liberatorie dei calciatori per gli stipendi non pagati e Capitalia accorda una fidejussione di 30 milioni. Altri 10 milioni vengono sottoscritti da alcuni forti azionisti. Rimangono 7 milioni 417 mila euro. Sensi promette un aumento di capitale ma la Covisoc (la Commissione di Vigilanza delle Società di Calcio), memore delle morosità del presidente, non accetta e pretende una garanzia, che la Roma però non trova. Si arriva così al 28 luglio, ultimo giorno utile per l'iscrizione al campionato: 26 squadre, dalla A alla C2, rischiano di non rientrare nei parametri richiesti dalla Covisoc. Al quarto piano di via Allegri, ufficio capitolino della Covisoc il consulente finanziario della Roma, Cristina Mazzoleni, accompagnata dal commercialista di Sensi, Silvio Rotunno e da un dirigente di Capitalia, sono seduti al tavolo delle iscrizioni. Dall'altra parte i segretari della Commissione di Vigilanza, Valeria Anselmi, Renato Spiridigliozzi e Gabriele Turchetti. E' quest'ultimo che comanda le operazioni, con alle spalle quindici anni di onorato servizio, in cui ne ha viste di tutti i colori. Il colore della Roma, e non solo di maglia, è il rosso: mancano ancora quei benedetti 7,5 milioni. Nella stessa situazione anche Napoli, Spal e Cosenza, con passivi che ondeggiano tra i 5 e il 15 milioni.
La discussione è animata e i nervi sono tesi perché alle cinque di pomeriggio si deve chiudere: la Roma rischia di far la fine della Fiorentina. Fallimento. C2, se va bene C1. I dirigenti giallorossi pensano alla Sanremo spa (società che tornerà a far parlare di sé per la fidejussione di Facchetti e le garanzie irregolari concesse all'Ancona di Pieroni) ma la risposta è la più ovvia: com'è possibile ottenere una fidejussione in sei ore? La Mazzoleni, disperata, chiama al telefono Sensi, il quale risponde di non avere un soldo disponibile subito. Nel salone di via Allegri scende un silenzio di ghiaccio che prefigura un'umiliante destino per il club capitolino, ma a ridare calore (e speranza) a tutti ci pensa Turchetti che, oltre i suoi doveri e le sue funzioni, propone una via d'uscita: Gianni De Vita, un giovane commercialista di Napoli, esperto in situazioni di questo tipo, geniale e intraprendente al punto da esser stato premiato per un libro sui bilanci delle società sportive. Interpellato col groppo in gola dal drappello dei romanisti, De Vita rimanda alla Rigone Assicurazioni di Ancona. Da qui, la comitiva viene rinviata alla Sbc, società "minima" di Civitanova Marche con mezzo milione di capitale sociale, inibita l'anno prima dal rilasciare garanzie. Ma che importa, bisogna fare in fretta.
A curare la pratica i broker Paolo Landi e Luca Rigone che a tempo di record portano in Federcalcio tutti i documenti. Le fidejussioni arrivano prestampate e presiglate, sotto il timbro "amministratore delegato" c'è una firma che pare dica "Cynthia Ruia". Un consulente romanista controfirma, la Covisoc dice ok, tutto a posto, e la Roma è iscritta. La quiete dopo la tempesta. Ma due giorni dopo la tempesta ritorna, ancora più furiosa: la fidejussione non è esattamente un capolavoro di precisione accademica, è falsa:

Tutto ruota intorno alla Sbc [...] che, secondo i documenti approdati in Federcalcio negli ultimi giorni di luglio, avrebbe dato garanzie a quattro squadre (Napoli, Spal, Roma, Cosenza) attraverso fideiussioni per trenta milioni di euro. La Sbc di Franco Jommi, amministratore unico, in realtà non ha firmato nulla, nessuna fideiussione. Innanzitutto non può. Dallo scorso febbraio la Banca d'Italia gli ha revocato il potere di "garanzia", limitando la sua attività di intermediazione sui cambi. E poi la firma su quelle fideiussioni estive è di una signora, Cynthia Ruia, che il 2 maggio 2003 era uscita dalla società. Ed è una firma senza autentica notarile, forse è falsa.



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Inoltre sembra che il documento "farlocco" non sia stato nemmeno consegnato in tempo. E' il caos più completo: nessuno sa niente, tutti scaricano il barile, nessuno ha visto niente e, se c'erano, dormivano. Jommi, amministratore delegato della Sbc, nega di aver avallato quelle fidejussioni, Landi dichiara di aver fatto solo il messo in Federcalcio, consegnando le carte già pronte, Rigone invece scarica tutto su Landi, reo a suo dire di aver gestito tutta la pratica. Un groviglio che mette in moto i carabinieri, che organizzano gli interrogatori.
Comincia il valzer delle dichiarazioni: Sensi dice che la Sbc gliel'ha consigliata proprio la Covisoc, contro la quale punta il dito anche Franco Baldini: secondo il direttore sportivo giallorosso la Roma aveva stabilito di accollare 17,5 milioni di debito alla Roma 2000 srl, società controllante della AS Roma, di cui Sensi è amministratore unico. I revisori però avevano rifiutato, e a ragione: la Roma 2000 srl ha chiuso il bilancio 2003 con 601,07 milioni di esposizione debitoria e con 150 milioni da rimborsare a Capitalia. Niente male per far da garante a un altro debito.
Le prime bordate arrivano da Turchetti, il segretario zelante, torchiato per quasi cinque ore. Egli afferma di aver solo consigliato di rivolgersi a De Vita e non direttamente alla Sbc. Gli chiedono come ha fatto la Covisoc a far passare una fidejussione emessa da una società inidonea e lui risponde che le visure camerali e i rapporti del Cerved gli giungono con mesi di ritardo, quindi non avrebbe mai potuto conoscere la situazione della Sbc. D'altra parte, "in sette ore e con ventisei società fuori dallo stanzone non si poteva fare di più" (tutti i corsivi citati da qui in avanti provengono da edizioni di Repubblica dell'agosto 2003).
Mentre la Federcalcio (leggi Carraro) convoca una riunione straordinaria per discutere il da farsi, Turchetti rincara la dose, andando direttamente al punto: "[i dirigenti romanisti] sono dei venditori di macchine usate, e sono incapaci. Si sono presentati all'ultimo giorno, di tarda mattina, con un piano di garanzie studiato per 72 ore insieme a Capitalia. Non stava in piedi. C'erano trenta milioni di euro della banca di Geronzi, ma per i restanti 17,5 milioni hanno sbagliato tutto. Volevano accollarsi una parte di debito da 22 milioni che hanno con la Banca di Roma, ma secondo i loro calcoli sarebbe bastato versarne dieci e non tutti e diciassette. Calcoli sbagliati, fatti sulla situazione debitoria prima del 31 marzo. Le carte Covisoc, invece, parlano di fotografia finanziaria al 31 marzo. Lo feci notare e il funzionario Capitalia, l'avvocato Marcello Villa, si mostrò sconsolato: "Mi avete fatto lavorare tre giorni per niente" disse al commercialista Silvio Rotunno." Rotunno aveva provato a ribattere e a chiedere ausilio direttamente al professor Pescatore, presidente della Covisoc, il quale aveva scrollato le spalle: "Dottore, sono tifoso da 30 anni della Roma ma se voi mi presentate queste carte finite direttamente tra i dilettanti".
Turchetti dice di aver consigliato i romanisti di rivolgersi anche all'Ina-Assitalia, che è stata sponsor della squadra ma che anche loro avevano risposto picche, per questioni di tempo. Alla fine sbotta: "Io non ho estorto nulla, ho solo aiutato i consulenti della Roma, che neppure conoscevano il regolamento".
La storia si complica quando Sensi si proclama parte lesa della questione: era in buona fede, non è colpa sua se gli hanno portato dei documenti falsi. Certo, le carte mica le ha redatte lui, ma c'è da chiedersi come abbiano potuto credere, gli uomini di Sensi, ad una fidejussione precompilata e pronta in cinque ore. La spiegazione migliore la fornisce ancora Turchetti: la Roma (e il Napoli) dovevano essere iscritte per forza "altrimenti, è la battuta che gira in Figc, avremmo avuto i blindati per le strade". Problemi di ordine pubblico, insomma, non come con la Fiorentina, di cui Turchetti è tifoso e che lui stesso ha escluso dalla serie A l'anno prima. Non se ne viene proprio fuori e la Federcalcio non trova di meglio che concedere una deroga: la Roma ha tempo fino al 30 agosto per presentare una vera fidejussione.
Nel frattempo l'Atalanta, retrocessa al termine della stagione appena conclusa, è furiosa. Il presidente Ruggeri si proclama amico di Sensi e della Roma ma non può fare a meno di constatare che "in passato società in identica posizione sono state cancellate dai rispettivi campionati perché la legge sportiva era stata applicata e fatta rispettare". I bergamaschi chiedono l'intervento dell'ufficio indagini della Federcalcio: falsa o no la garanzia è stata presentata comunque in ritardo. Ma è una pia illusione: com'è possibile che la Figc indaghi su se stessa? Che indaghi il Coni allora, suggerisce Ruggeri, ma Petrucci nicchia, preferendo incassare le minacce di ricorso al Tar del presidente atalantino.
Il 28 agosto, la Roma comunica di aver ottenuto una fidejussione di 7,5 milioni ex cathedra Capitalia, ma il 30 mattina della garanzia ancora non c'è traccia. L'Ajax, che ha appena venduto ai giallorossi il difensore romeno Chivu (15 milioni), minaccia di riprenderselo perché tutto è bloccato finché la Roma non è iscritta al campionato. Capitalia fa sapere che il documento sta per arrivare, ma il tempo stringe perché nel pomeriggio si gioca Reggina-Sampdoria, l'anticipo della prima giornata. Il giorno dopo la Roma è impegnata a Udine. Le ore passano veloci e gli uffici della Federcalcio fanno gli straordinari, restando aperti fino a sera quando, finalmente, la fidejussione arriva.
Il 2 settembre Chivu passa alla Roma ma in prestito, per 4 mesi. Gli olandesi non sono stupidi: Sensi versa all'Ajax un acconto di 3 milioni ma entro fine mese deve presentare una garanzia (un'altra) per i restanti 12 milioni. E a mettere tutti in riga interviene la Abn-Amro, banca di Amsterdam che ha il 9% di Capitalia.
Tutto sistemato anche se, a maggio 2004, si scopre che la fidejussione di Capitalia (quella del 30 agosto) non è stata pagata, al punto che una rata di 1,5 milioni è stata saldata da un versamento diretto dello sponsor Mazda. La Procura di Roma intanto ha aperto un'inchiesta e Luca Rigone, il broker di Ancona che ha seguito la pratica con Paolo Landi, accusa Spiridigliozzi e Turchetti di corruzione: quest'ultimo avrebbe intascato circa 50 milioni per chiudere un occhio sui conti delle 3 squadre. Tre, perché il Cosenza è stato fatto fallire. L'avvocato di Turchetti risponde che si tratta di menzogne ma il problema non si pone dato che il suo assistito muore, lasciando irrisolto l'enigma.
Il 29 ottobre 2004 vengono iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di falso il responsabile finanziario della Roma Cristina Mazzoleni, il commercialista Silvio Rotunno, gli assicuratori Luca Rigone e Paolo Landi, nonché il mediatore Giovanni De Vita. Quest'ultimo è irrintracciabile, non risponde al telefono e sembra sparito nel nulla. Sensi continua a dichiararsi parte lesa e, stando sul tecnico, ha pure ragione: ha pagato una commissione di 300.000 euro e ha ricevuto in cambio una fidejussione sulla carta del formaggio. Ma come abbiano fatto i suoi dirigenti, e i segretari Covisoc, a credere a quel fogliaccio rimane un mistero. Il 25 febbraio 2005 le squadre di calcio (Napoli, Cosenza e Spal comprese) vengono dichiarate parti lese e tutto passa in cavalleria. Tutto chiuso, tutto sistemato. Peccato che un anno prima il Cosenza è stato spedito tra i dilettanti e la Virtus Bologna, gloriosa società di basket, sia stata relegata in A2, rea anch'essa di essersi avvalsa dei servigi della famigerata Sbc. Per la Roma, invece, la serie A. In attesa della prossima puntata.
Su questa vicenda infinita e sulle le sue conseguenze in campo sportivo, il presidente del Bologna Gazzoni Frascara ha avuto parecchio da ridire. Il 22 novembre 2003 il Bologna perde 0-4 in casa con la Roma, con i gol di Totti, Montella, Panucci e Cassano. Una batosta che i felsinei non conoscevano da molti anni e che porta i tifosi alla contestazione nei confronti del loro presidente. I rossoblù sono in zona retrocessione (si salveranno a fine anno) e a Gazzoni i conti non tornano: la Roma non doveva nemmeno iscriversi al campionato, compra giocatori con soldi che non ha e non paga i debiti col Fisco. Lui, al contrario, fa le cose per bene e si ritrova cornuto (il fondo classifica) e mazziato (la contestazione dei tifosi):

Lo portano via, quando Cassano fa il quarto gol. Sì, Gazzoni, il padrone del Bologna, se lo porta via la Digos, quando la curva dello stadio diventa acida, rabbiosa, insolente. Tanto da trasformare la protesta in una contestazione aggressiva che ha come sfondo le poltronissime della tribuna vip. Gazzoni, un' ora dopo il minuto di silenzio per le vittime italiane in Iraq, deve andarsene scortato. Dal Dall' Ara che, in fondo, è anche suo, mentre i cinquanta ultrà che hanno invaso la tribuna d' onore lo insultano: vogliono che tiri fuori i soldi, gli urlano che è senza cuore, dopo aver mostrato lo striscione «Compracela, Gazzoni». Riferito alla partita, naturalmente. La Roma l' ha già vinta, intanto. Anche se Gazzoni, all' inizio dell' intervallo, subito prima della contestazione l' aveva attaccata meglio dei suoi in campo: «Se noi non pagassimo l' Irpef come fanno loro, avremmo quattro giocatori in più. E anche buoni. Quattordici milioni di euro di imposte non pagate sono tanti: poi loro sono bravi, sono fortissimi, ma anche noi avremmo potuto esserlo di più stando alle loro regole». Cioè non rispettandole.
L' azionista di maggioranza del Bologna ha visto la frana del 3-0, dopo appena 45 minuti: non avrebbe più voglia di vedere altro, forse. E invece poco dopo quelle frasi, verso la fine dell' intervallo, arriva il resto. Tre ultrà arrivano a pochi metri da lui, prima che intervenga la polizia, evitando che l' invasione - visto il clima - diventi aggressione. Nel respingere la carica, c' è qualche manganellata, ma in 5 minuti, appena ripresa la partita e permesso anche a Cassano di trovare il gol, tutto si chiude. Per sicurezza, Gazzoni viene fatto uscire, con la scorta. E' undici anni che è nel calcio, ma tra collasso economico del sistema e tifosi sempre più contro (a giugno fu aggredito dopo una trasmissione tv, perché sembrava che Signori non restasse), non ne può più. «Prima non era così, ora la situazione è molto critica», aveva detto. Parlava dei bilanci che il Bologna ha in regola:"Lazio e Roma non pagano, si sa". (Repubblica, 24 novembre 2003)
La fine della storia, per fortuna, vede il presidente Sensi recuperare un po' di dignità. A novembre 2003 la Roma è indebitata come e più di prima con un passivo di 239 milioni di euro. Sensi avrebbe potuto andarsene, lasciare la società in mano ai curatori fallimentari, invece ha scelto di starsene in poltrona e di salvare la sua squadra, sacrificando una bella fetta del suo patrimonio. Dopo il fallimento delle trattative di vendita con i russi della Nafta Mosca, Sensi decide ripianare completamente il debito di tasca sua: rinuncia a crediti con la Banca d'Italia, salda 47,5 milioni delle vecchie fidejussioni e vende immobili e quote azionarie delle sue società come la Interpetroli e gli Aeroporti di Roma. Il governo dà una mano, consentendo di pagare in tre rate (giugno, settembre, novembre) i debiti previdenziali e così tutto si risolve. Poco importa se per sistemare gli ultimi 20 milioni ci abbia pensato il condono Tremonti. Poco importa se, in tutto questo periodo, la Legge Spalmadebiti sia intervenuta, se non a risolvere, quantomeno a rinviare i problemi. La Roma è salva, si va avanti.

GiPoda

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Organici al potere???

Non ho mai avuto il piacere di ascoltare un uomo di potere come D'Alema esprimersi in questo maniera nei confronti del mio club: ""Quella contro Il Romanista e' un'aggressione priva di qualsiasi fondamento , ed e' bizzaro che venga dal quotidiano proprietà del presidente del Milan. Il Romanista e' un quotidiano caro a tutti noi tifosi romanisti e riceve il contributo pubblico in base a una legge meritoria fatta per sostenere la piccola editoria, grazie alla quale sopravvivono anche quotidiani come Il Foglio, e che non prevede alcuna discriminazione in base alla tipologia del quotidiano. Siamo stufi di questi attacchi a Roma e alla Roma da parte di chi ha occupato la nostra città. Esigiamo rispetto e esprimo la mia totale solidarietà a Il Romanista!"

Organici al potere?
Noi????

olandese

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Citazione di: Tarallo il 13 Nov 2011, 14:10
ma anche con un classico




limortaccivostra.
fra un po tolgono quest video da youtube per qualche motivo di copyright....

Quando crolla ilriomanista apro una bottiglis di champagne
perche io da olandese pago anche questi stronzi... (i paesi del nord devono saldare debiti qua e la in europa... )

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Dillo a me...
Se succede vengo a Amsterdam e stappiamo insieme :beer:

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Citazione di: Flaminio il 13 Nov 2011, 11:45
Faccio fatica, ma il dovere di cronaca lo impone: metto agli atti, a futura memoria. Questi non conoscono la vergogna.

(...) Lotito è stato sospeso da tutte le cariche istituzionali. Non è più
il presidente, ma dopo la condanna di Calciopioli è pienamente
nella tradizione di un club che è stato sempre organico al potere
e che
si è ritrovato invischiato nelle peggiori vicende del nostro pallone"


http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20111113.pdf

Beh, direi che hanno cacato decisamente fuori dal vaso. Sapete se quanto ho sottolineato è sufficiente per una querela? Non mi dispiacerebbe acquistare un calciatore da 900.000€ con i loro soldi, che poi in realtà sono i nostri, così vediamo come vanno avanti...

Murmur

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900mila euro per la carta igienica è un pò caro  :S

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Citazione di: Tarallo il 13 Nov 2011, 13:26
LazioNet deve farsi voce ufficiale contro questa gente con l'etica di un'emorroide infetta, chiedendo perché no a Calimero di scrivere un pezzo sul magazine che smonti questa massa di insulti gratuiti da un pulpito fraudolento e mafioso.

E'' stato infatti chiesto, sia a Calimero che ad altri netters, già collaboratori del Mag, di scrivere un pezzo riguardante l'attualità legata al processo Calciopoli.

Nel frattempo, chiunque si senta di contribuire all'argomento con un suo pezzo da pubblicare sul Magazine, può farlo proponendolo a questa utenza in pvt.
Grazie mille, avanti Lazio.
Lazio.net Staff

jp1900

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Citazione di: Lazio.net il 14 Nov 2011, 13:49
E'' stato infatti chiesto, sia a Calimero che ad altri netters, già collaboratori del Mag, di scrivere un pezzo riguardante l'attualità legata al processo Calciopoli.

Nel frattempo, chiunque si senta di contribuire all'argomento con un suo pezzo da pubblicare sul Magazine, può farlo proponendolo a questa utenza in pvt.
Grazie mille, avanti Lazio.
Lazio.net Staff
Grazie a voi, questa battaglia secondo me è più importante del primo posto in classifica (che li fa comunque rosicare, visto il titolo che hanno dato al giornaletto...).  :asrm

est1900

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Mah, vado un po' controcorrente.
Secondo me è infinitamente più importante chiedere e PRETENDERE rispetto da Repubblica, dalla Rai, da Sky, da MP, da quell'involucro di uova che è diventato il corsport.
Sono questi gli organi di informazione che creano informazione (anzi, malainformazione).

Quei quattro ratti stipati a Piazza Barberini contano quanto la loro squadra: un beneamato avete capito cosa.

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est1900

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Ciò detto, ben venga qualunque manifestazione atta a difendere la Lazio e i suoi tifosi.
:since

Flaminio

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Citazione di: est1900 il 14 Nov 2011, 15:27
Mah, vado un po' controcorrente.
Secondo me è infinitamente più importante chiedere e PRETENDERE rispetto da Repubblica, dalla Rai, da Sky, da MP, da quell'involucro di uova che è diventato il corsport.
Sono questi gli organi di informazione che creano informazione (anzi, malainformazione).

Quei quattro ratti stipati a Piazza Barberini contano quanto la loro squadra: un beneamato avete capito cosa.

Parzialmente d'accordo, perché il rispetto va chiesto sempre a tutto campo.
Comunque quella frase non è tratta dal Corsport, ma dal ASxxxxnista.

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